Luca 6, 20-26
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Le beatitudini sono sempre una realtà che sconvolge le nostre categorie di vita e di scelte quotidiane. Purtroppo non ce le sconvolge nel senso che cambiamo la nostra esistenza e le basi della stessa, quanto invece perché ci ribaltano i criteri di quello che pensiamo, anche se, purtroppo, continuiamo coi nostri vecchi criteri a muoverci e a vivere.
La prima dimensione importante per le beatitudini, credo sia quella legata alla piccolezza. I poveri, gli affamati, coloro che piangono, i perseguitati non sono certo i grandi della terra. Sono i piccoli e sono piccola cosa, anche se fanno paura a molti.
Ma è nella piccolezza che l’evangelo trova la sua forza, convinto come è che nella forza dei grandi c’è solo debolezza e paura, bisogno di difendersi e di uccidere chi non fa parte del sistema e lo minaccia con la sua piccolezza, col suo nonnulla. Questa è la forza dei pedoni. Oggi è tempo di pedoni, magari che attraversano le frontiere a piedi, pedoni che non sono pedine di nessuno.
Se l’appoggio di un corpo sta nei piedi, loro, i pedoni, sono l’equilibrio del corpo e quindi del mondo.
L’altro elemento essenziale delle beatitudini, è la persecuzione gioiosa a causa del Figlio dell’uomo, a causa del Regno.
La nostra chiesa italiana, sempre coccolata dai potenti e sempre coccolanti i potenti, si è svegliata. Finalmente i potenti ce l’hanno con lei e lei critica i potenti mettendoli alla frusta.
Finalmente la chiesa italiana si sente oggetto di attacchi da parte dei nostri politici perché critica le loro chiusure a coloro che bussano alle nostre porte. Chiusure incondizionate da un lato, chiusure ingiustificate dall’altro, ma sempre chiusure. E questa critica della chiesa italiana trascinata da Papa Francesco per molti versi rifiutato dalla chiesa italiana stessa, è stupenda.
Finalmente entriamo anche noi nelle beatitudini e ci lasciamo alle spalle anni, se non secoli, di compromessi col potere sempre accogliente nei nostri confronti e sempre accolto da noi.
Perseguitati non perché musoni o per motivi personali o futili, ma perché chiaramente sbilanciati per quei poveri pedoni che percorrono la nostra povera terra.
Se noi siamo discepoli del Signore, non possiamo non essere associati alla sua passione. Il mondo odia la passione del Signore anche se continua ad inneggiarlo sulla croce, non lo vuole fra i piedi nelle scelte quotidiane.
Noi siamo chiamati alla persecuzione per amore e per gioia. Per amore del Signore Gesù. Siamo certi, per questo beati, che partecipare al mistero di persecuzione e di morte di Gesù, sia un partecipare alla vita, quella vera, quella eterna.
Partecipare alla passione di Gesù è il modo più vero per partecipare alla sua vita e alla sua missione. E la missione non è una missione di sofferenza quanto invece di dono di noi stessi per la vita dei pedoni, dei piccoli, della piccolezza e della insignificanza.
La gioia sta in questo: nella riscoperta quotidiana della bellezza del dono. La gioia è essere felici dentro. La gioia è fattore costitutivo del cuore, non è nulla da consumare e non è in relazione a qualcosa che dura poco e che fa parte di un consumismo pervadente ma non camminante.
L’ora della gioia e della persecuzione è la stessa ora. L’ora della gioia, della persecuzione e del dono, è la stessa ora. A questa ora siamo chiamati e l’ora è oggi.
Non facciamoci abbagliare dalle belle parole e non lasciamoci distrarre dal dolore della persecuzione. Guardiamo oltre e vediamo la Parola che ci viene incontro con la bellezza del dono che diventa gioia per la vita, donata e salvata, camminata e amata.
La gioia sta in questo: nella riscoperta quotidiana della bellezza del dono. La gioia è essere felici dentro. La gioia è fattore costitutivo del cuore, non è nulla da consumare e non è in relazione a qualcosa che dura poco e che fa parte di un consumismo pervadente ma non camminante.
PG
Le beatitudini non sono un comandamento, un ordine da eseguire, ma il cuore dell’annuncio di Gesù: la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, Dio regala gioia a chi costruisce pace. In esse è l’inizio della guarigione del cuore, perché il cuore guarito sia l’inizio della guarigione del mondo.
Ronchi
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
18 Febbraio 2026 Matteo 6, 1-6.16-18
Il digiuno ci libera dall’illusione che tutto dipenda dal possesso; la preghiera ci sottrae alla pretesa di essere il centro; l’elemosina spezza l’indifferenza e ci restituisce agli altri. La Quaresima, allora, è un messaggio esistenziale radicale: partire dalla verità di ciò che siamo per permettere a Dio di fare qualcosa di nuovo. La cenere non è l’ultima parola. È il punto di partenza di un cammino che conduce alla vita.
L. M. Epicoco
17 Febbraio 2026 Marco 8, 14-21
In quell’abbuffata di pane e pesci il significato che l’amico Gesù voleva trasmettere non era che è importante stare a pancia piena, ma che la relazione con lui riempie. E noi, discepoli al seguito, a fraintendere e scordare. Di cose come questa rischiamo di farne tante; in particolare, ci capita ogni volta che anteponiamo tutto l’ammontare delle cose da fare – tantissime e oggettivamente pressanti – alle relazioni con i fratelli e le sorelle.
Dehoniani
Dagli il pane, e l’uomo si inchinerà davanti a te, giacché non vi è nulla di più irrefutabile del pane, ma se nello stesso tempo un altro, a tua insaputa, si impadronirà della sua coscienza, oh, l’uomo arriverà a gettare via il tuo pane per seguire chi avrà sedotto la sua coscienza.
Fëdor Dostoevskij
16 Febbraio 2026 Marco 8, 11-13
Chiedere un segno è infedeltà a Dio e primo passo verso l’allontanamento da Lui. Credere a questa tentazione maligna ci riporta ad una paralisi di vita dove i segni di credibilità non sono mai sufficienti, non ci bastano mai, dove siamo costretti a correre da una parte all’altra per ricercare una conferma alla nostra credibilità.
PG
Il segno ha uno statuto particolare, che scompare davanti alla realtà, come il fumo che scompare dove c’è la fiamma, così tante cose sono il segno dell’amore, ma nell’amore non c’è dentro la cosa che ti viene data, è un’altra cosa, è Lui. Quando sei dentro il segno cessa, è per chi è fuori. E chi cerca segni è sempre fuori, anche fuori di sé.
S. Fausti
Giovanni Nicoli | 10 Settembre 2025