Luca 6, 20-26
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Troppo spesso noi facciamo del nostro essere discepoli del Signore, del nostro essere cristiani, una questione di bravura personale, di rettitudine morale. Sembra che tutto si debba e si possa risolvere nell’avere delle regole chiare in testa e nel seguirle. Molte nostre discussioni, all’interno dei nostri gruppi cristiani, dei gruppi di catechesi, dei consigli pastorali, si riducono all’ennesima analisi di ciò che bisogna fare e di ciò che non bisogna fare. Non ci accorgiamo che il problema principale non è dato dal seguire o meno le pratiche cristiane, quanto invece dall’uso che ne facciamo. Se le pratiche di fede o di religione, non hanno altro effetto che quello di infatuarci di noi stessi indurendoci il cuore, noi diventeremo sempre più resistenti all’azione della grazia.
Lo stesso si dica della vita vissuta nell’ambito delle beatitudini o dei guai; ancor più si dica della vita vissuta secondo i comandamenti oppure no. Se tutto questo servirà a noi per attaccarci ancor più alla nostra volontà, via per ignorare la volontà del Padre, noi altro non facciamo che usare scelte e gesti e azioni e parole e omissioni e opere, per costruirci un edificio illusorio: tutto fa riferimento a ideali che tranquillamente andranno contro il vangelo e che la comunità cristiana utilizzerà contro Dio.
Questo modo di agire è agire utilizzando il vangelo a servizio del proprio io, è una lotta finalizzata a fare di se stesso un dio. Dobbiamo domandarci non se siamo perseguitati, ma perché lo siamo. Siamo perseguitati perché siamo di Cristo o perché ne abbiamo fatte di cotte e di crude? La Chiesa è presa di mira perché è di Cristo o perché usa il vangelo contro il Regno di Dio?
E ancora. Quanta attenzione poniamo per essere accettati e lodati dal mondo, magari nascondendoci dietro la bella parola “dialogo”? Quando questo dialogo è solcato di un abisso quando si deve parlare tra clero e laici? Si passa sopra le vite trattando il tutto come tratterebbe una qualsiasi multinazionale: le persone diventano pedine e le situazioni di vita delle cose a cui non dare troppa importanza perché “come si fa a guardare a tutto?”.
Quanta parte prende nella nostra vita ecclesiale il “quando tutti gli uomini diranno bene di voi?”. Continuamente ricercato questo riconoscimento, e io mi accorgo di come noi preti siamo i più invischiati in questa dinamica, ma quanto di male e di demoniaco c’è in tutto questo. Tutto quello che facciamo anche nel seguire i comandamenti, diventa sterco del diavolo perché finalizzato al ricevere riconoscimento dagli uomini.
Il punto discriminante allora non può che essere “a causa del Figlio dell’uomo”. Se noi agiamo per Lui, viviamo per Lui, scegliamo per Lui, non avremo bisogno di tante regole e norme di comportamento che servono solo a costruirci delle barriere protettive, dei castelli di avorio sterili e esclusivisti. Se lottiamo per Lui, non avremo bisogno del riconoscimento degli uomini, non ci interesserà molto difendere la Chiesa, saremo invece interessati a difendere la persona, e questa è la cosa più importante che noi possiamo compiere. Azione che parla da sé e squalifica ogni bisogno di difendere la Chiesa. Non si può girare le spalle all’uomo e alla comunità cristiana, ancor più quando si prega.
“A causa del Figlio dell’uomo”. La santità cristiana non è questione di raccoglimento, di preghiera, di azioni rituali, di comandamenti. La santità è amore: amore di Dio e del prossimo. Dimenticandoci di noi stessi e vivendo per il Figlio dell’uomo.
Gesù cerca di far vedere quello che le persone non riescono ancora a vedere. Il cuore del suo messaggio sta nell’insegnare a chi lo ascolta la propria grandezza, l’amabilità oggettiva e incondizionata, la libertà a cui è chiamato, il cammino possibile per realizzare il meglio di ciò che è, e gioirne.
Lanza
Le beatitudini lasciano inquieti, mai appagati, mai arrivati … richiedono un orecchio e uno sguardo attento, capace di intercettare i volti dei prediletti di Dio, di prendere posizione.
Lorefice
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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
Quando l’amore diventa secondario.
Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,
la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.
F. Tesser
31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.
Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 9 Settembre 2026