In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
“Beati voi poveri”.
Ogni volta ritorna la stessa ansia davanti a questo vangelo, la stessa paura di rovinare l’annuncio. Perché ogni parola d’uomo, per quanto bella e appassionata, non fa che velarlo. Solo l’innocenza del silenzio lo preserva, per il puro ascolto.
“Beati voi che avete fame”. Il pensiero dubita, vuole una prova. Ma non c’è prova alcuna, non c’è garanzia. Solo questa parola che riaccende la nostalgia prepotente di un mondo fatto di fame saziata, di lacrime asciugate, di non violenza, di doni condivisi. Un modo tutto diverso di essere uomini. Tutt’altro modo di essere fratelli.
Le beatitudini raccontano Dio: Egli scommette su coloro sui quali la storia non scommette, sceglie i piccoli, gli affamati, i piangenti, i rifiutati. Come fa Gesù stesso nella sinagoga di Nazareth quando annuncia la lieta notizia a poveri, oppressi, ciechi, prigionieri. L’uomo è diventato così.
Questi sono i nomi di Adamo e Dio fa ripartire il suo Adamo ancora una volta solo da un pugno di polvere. Un nuovo misterioso incontro tra la nostra povertà e la sua ricchezza.
“Guai a voi ricchi”. Non una minaccia ma una lamentazione. È il compianto di Gesù: il mondo non avanzerà per coloro che accumulano denaro, la terra nuova non fiorirà dalle mani di coloro che sono sazi. Chi è sazio non crea, si difende. Dalle sue mani fiorirà solo altra fame, altra violenza. È un appello accorato: la vostra vita è senza frutto, non avete capito che i beni non sono per il possesso, ma per il dono: c’è fame da saziare e lacrime da asciugare, questo è il progetto che fa salire la creazione.
E io? Io che sono povero con l’ansia di diventare ricco? Io che non ho ancora capito che l’uomo vale non per il suo successo, ma per quanto vale il suo cuore?
“Io che ho commesso un solo peccato serio quello di non essere felice” (A. Merini)? Io che ho dentro di me un cuore diviso: uno da padrone e uno più piccolo da servitore? Io so che qualcuno ha raccolto tutte le mie lacrime, ad una ad una, in un vaso, preziose come fossero il suo tesoro.
Io so che Lui è vicino a chi ha il cuore ferito (salmo 34,19). E ripete: “Beati voi che piangete”. Parole che mi lasciano disarmato. Che scendono come una spada, come una linea di fuoco nel mio doppio cuore.
Il luogo dove risiede la felicità è Dio. Ma il luogo dove Dio risiede è sempre la croce. Le infinite croci dell’uomo.
La beatitudine di chi segue Gesù sulle strade di Galilea, e su quelle del mondo, sarà fare ciò che Dio fa: donare e sfamare, consolare ed accogliere, smascherare l’idolo della ricchezza. Sarà una vita sempre povera, affamata, marginale, eppure, al contempo, sempre ricca, felice, ridente e consolata.
Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva dei sofferenti. Tutto sta nel non fare diventare questa prospettiva dal basso un prendere partito per gli eterni insoddisfatti, ma nel rispondere alle esigenze della vita in tutte le sue dimensioni.
Dietrich Bonhoeffer
Le beatitudini lasciano inquieti, mai appagati, mai arrivati … richiedono un orecchio e uno sguardo attento, capace di intercettare i volti dei prediletti di Dio, di prendere posizione.
Corrado Lorefice
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
6 Giugno 2025 Giovanni 21, 15-19
Nella nostra vita spirituale dovrebbero fare ingresso in maniera seria le grandi domande della vita. Sono esse che ci fanno stare davanti a Gesù faccia a faccia. Sono esse che ci riconciliano con i nostri tradimenti e le nostre sviste. Sono esse che ridanno direzione alle nostre decisioni. Dio risponde facendo domande. Ci guida nella risposta, anzi Egli stesso è la risposta.
L.M. Epicoco
Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua; il mio dominio, non il tuo; il mio guadagno e non il tuo; se non vuoi essere del numero di coloro che appartengono ai tempi difficili, i quali sono amanti di se stessi, con tutto quel che deriva da questa sorgente d’ogni male.
Sant’Agostino
5 Giugno 2025 Giovanni 17, 20-26
Consacrati nella verità significa essere condotti a vivere la vita di figli nel Figlio, adottare il suo stile di vita, essere innestati in quella vigna che offre il frutto della vita a chiunque. Non è una verità statica, ma dinamica, una verità che ci spedisce nelle periferie del mondo che incontriamo ogni giorno, fatto di persone concrete, che sono quello che sono e non quello che noi vorremmo che fossero.
L. Locatelli
4 Giugno 2025 Giovanni 17, 11b-19
Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso si fa incerto.
E non abbandonarmi mai,
non mi abbandonare mai!
Franco Battiato
Il Nome del Padre, in Gesù, si è fatto sentimenti, pensieri, gesti, parole… vita. Una vita spesa per prendersi cura degli ultimi, per chinarsi sugli esclusi. Gesù ha rivelato con la sua esistenza il volto di un Dio
Padre, che ci chiama ad essere figli e quindi fratelli e sorelle gli uni degli
altri: è questa la verità profonda alla quale siamo «consacrati».
L. Vitali
Giovanni Nicoli | 13 Settembre 2023