Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Il problema è questo: fino a che non riesco a cogliere ciò che vela il mio sguardo, non posso cogliere veramente ciò che vela lo sguardo del mio fratello.
Se quando guardo il mio fratello non riesco a cogliere la rabbia che c’è in me nel guardarlo, oppure l’invidia, o ancora il bisogno di svalutarlo andando a scovare il suo peccato, ebbene fino a che io non riesco a cogliere questo non sono affidabile nel giudizio sul fratello.
Il mio guardare sarà un guardare malato e pregiudiziale. Andrò a cercare quello che conferma il mio pensiero e il mio pregiudizio, non sarò capace di guardare in verità.
Se io non riesco a cogliere con finezza quali sono le mie reali intenzioni nell’avvicinare un fratello, mi illuderò di guardarlo con occhi limpidi e veri.
Quello che tante volte cerchiamo è solo un’occasione di sfogo delle nostre tristezze, delle nostre delusioni, del nostro sentirci inadeguati, delle nostre insoddisfazioni.
Normalmente questo desiderio, questo scopo, non viene alla luce tanto facilmente. Questo desiderio, questa trave nel mio occhio, preferisce zone d’ombra, zone dove non riusciamo a penetrare con il nostro sguardo se non siamo più che attenti, se non siamo più che acuti. Se noi abbiamo uno sguardo superficiale tutto questo sfugge alla nostra vista. Vi passiamo accanto senza accorgerci di quello che realmente in noi c’è.
Naturalmente questa zona d’ombra non rimane innocua in noi, ma lavora e ci influenza spingendoci a cogliere l’altro in modo molto parziale e quindi sfalsato.
Pretendiamo di correggere l’altro e non ci accorgiamo di essere accecati dalla trave che c’è in noi. Pensiamo di ricercare il suo bene e di cercare la verità delle cose, mentre in realtà questa verità è del tutto sfalsata: noi non riusciamo a scorgere che il buio che c’è in lui e che abbiamo evitato di vedere in noi.
Questo atteggiamento, inoltre, non ci permette di avere uno sguardo di misericordia e di verità. Non possiamo essere misericordiosi come è misericordioso il Padre nostro celeste.
La misericordia necessita di un cuore limpido e puro per potere venire a galla. È necessario che noi siamo coscienti delle nostre zone d’ombra, per potere scegliere in tutta libertà di essere misericordiosi.
Senza questo la misericordia non è viabile e quindi ci fuorvia ancora una volta.
Senza accorgercene diventiamo ipocriti, non vedenti nei confronti di noi stessi, ancor più ciechi nei confronti degli altri.
O Signore, liberaci dalla tentazione di non guardarci dentro; dalla tentazione di pensare che il nostro sguardo sull’altro sia limpido e libero. Siamo sempre influenzati dalla trave che c’è in noi, non è un’eccezione.
Rendici convinti di questo e liberaci perché possiamo seguirti come maestro e possiamo imparare da te che sei umile e mite, ad essere misericordiosi come è misericordioso il Padre nostro che è nei cieli.
Se guardo il male dell’altro, giudico e condanno con lui anche me. Alla critica va sostituita l’autocritica, perché tutti siamo bisognosi di misericordia, altrimenti siamo ipocriti.
Oliveri
Giudicare i fratelli è la posizione mentale, il meccanismo psichico che ci pone al posto di Dio, ed è questo sottile e profondissimo atto di idolatria che impedisce qualsiasi evoluzione spirituale ed emotiva, blocca la realizzazione dei propri sogni divini, delle potenzialità creative.
Paolo Spoladore
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
7 Aprile 2026 Giovanni 20, 11-18
Nella corrispondenza del cuore, Maria ritrova il suo Amato e vede per la prima volta il Signore Risorto. La dolcezza di quella sua voce non è altra da quella che aveva prima. Cosa è cambiato? Il modo di amarsi. Prima aveva bisogno di toccarlo, abbracciarlo, tenerlo con sé per saperlo presente. Adesso non c’è più ragione di “tenere” o “trattenere”: Lui abita in quel corpo rinnovato e risorto che vive già nel corpo e nel cuore di Lei.
Rosanna Virgili
6 Aprile 2026 Matteo 28, 8-15
La Pasqua la si comprende solo a patto di imparare l’amore e il suo linguaggio.
L’unico vero annuncio che possiamo dare è quello di averLo incontrato.
Cristo non ci chiede di diffondere una notizia ma di diffondere un incontro.
Luigi Maria Epicoco
La Pasqua è tutta qui. Nell’abbracciamento di quei piedi.
Essi devono divenire non solo il punto di incontro
per le nostre estasi d’amore verso il Signore,
ma anche la cifra interpretativa di ogni servizio reso alla gente,
e la fonte del coraggio per tutti i nostri impegni
di solidarietà con la storia del mondo.
Tonino Bello
5 Aprile 2026 Giovanni 20, 1-9
La risurrezione non vince occupando,
sconfiggendo, eliminando,
ma creando spazio.
Uno spazio disarmato e disarmante.
Uno sepolcro aperto e fragile,
che domanda di essere abitato,
in cui impariamo di nuovo ad essere fratelli e sorelle.
L. Vitali
Sono risorto per ricordarvi con un bacio sulla fronte
che è colui che non si ferma, che regge il cielo.
Sono risorto per ricordarvi che la speranza
è un filo sottile, ma regge il mondo.
Che la fiducia è chiudere gli occhi
e sentire una mano che ti prende e ti tira su.
Luigi Verdi
Giovanni Nicoli | 15 Settembre 2023