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12 settembre 2020 Luca 6, 43-49

Giovanni Nicoli | 12 Settembre 2020

Luca 6, 43-49 

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande”.

Ti svegli al mattino e i tuoi pensieri sono pieni dei sogni notturni se non degli incubi, le preoccupazioni della vita ti invadono o non ti hanno mai lasciato in pace. I pensieri sono i primi frutti di un cuore non in pace, di un cuore preoccupato, di un cuore che rischia l’infarto e non riesce più a pompare sangue buono agli altri componenti del corpo.

Normalmente noi ci preoccupiamo di raddrizzare la schiena, ci incoraggiamo a prendere in mano la giornata. Ci ricordiamo i nostri tanti doveri e utilizziamo i più piccoli e i più deboli per dirci che non possiamo lasciare perdere. La preoccupazione della mente, che è conseguenza della preoccupazione del cuore, ci spinge a volere dimostrare di essere albero buono mostrando frutti buoni. Cadiamo ogni giorno nel solito tranello: non guardiamo al problema vero ma alla febbre che è causata dal vero problema. Ci preoccupiamo dei sintomi e non di ciò che questi sintomi causano.

Fin dal mattino abbiamo bisogno di convertirci, vale a dire di prenderci cura delle radici dell’albero e non dei suoi frutti. I frutti o sono frutti di un albero buono oppure, presto o tardi, manifesteranno tutta la loro marcescenza.

Ogni mattino quando ci svegliamo col cuore pesante o leggero, poca differenza fa, abbiamo bisogno di una bella doccia dello Spirito per fare una bella opera di bonifica. Meglio ancora: per lasciare che il Bonificatore per eccellenza, che è lo Spirito di amore, possa bonificare il nostro cuore e non le nostre opere che tanto ci stanno a cuore solo perché sono viste dagli altri.

Un cuore bonificato dall’amore misericordioso del Padre, ci renderà pieni di misericordia e quindi, di conseguenza, senza volere dimostrare nulla, pieni operatori di misericordia.

Col cuore convertito, vale a dire volto al bene dal male, saremo “capaci” di volgere il male in bene, di portare fraternità laddove c’è divisione, pace laddove c’è guerra, consolazione dove c’è violenza.

L’obiettivo primo è la bonifica del nostro cuore, non le opere meritorie che negano la bontà del Padre e il nostro bisogno dell’opera del suo Spirito Bonificatore. Infatti se pieni della carità di Dio questo tesoro diverrà noi e le azioni saranno semplicemente nostre. L’obiettivo non sono le buone opere, quelle sono una conseguenza, l’obiettivo è un cuore buono perché purificato.

Diversamente saremo preoccupati di aumentare e salvaguardare il nostro capitale, il capitale meritorio delle nostre buone azioni, senza accorgerci che questo altro non è se non un capitale di nequizia aumentato dalle azioni subite e fatte.

Senza accorgerci ci ritroviamo a vivere una vita che è una vita di spartizione di dividendi di cattiverie e di cattivi meriti, con una progressione geometrica. Quando sbagli infatti un’equazione anche per un piccolo segno, tutto diventa ogni volta che vai a capo, sempre più grande e sgraziato, illeggibile e inaccettabile. Se ritorni al segno errato e lo stesso giorno lo bonifichi ammettendolo e lasciandoti riempire dalla vita di Dio, allora l’equazione sarà cosa semplice, bella e leggibile.

Dunque un cuore bonificato. Ma non è ancora l’ora delle opere perché il primo frutto del cuore non sono le opere ma le parole. La bocca precede la mano. È falso affermare che io non parlo ma faccio. Nelle questioni di vita e di amore questo è falso ed è un modo elegante per nascondere la povertà del nostro cuore e l’acidità che dentro vi abita: prima o poi la misura sarà colma e traboccherà.

È bello potere accogliere la parola di misericordia, che è il Cristo Parola del Padre, col nostro orecchio perché giunga al nostro cuore e alla nostra pancia risanandoli. Allora avrò occhio libero e buono e parola buona e farò frutti di misericordia. Così la mia vita, guidata dal buon timone della lingua abitata da una vita vera di un cuore che batte, sarà un navigare non senza problemi, ma con il vento dello Spirito in poppa.

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