In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
La nostra generazione è simile alla generazione di Gesù.
Alla generazione di Gesù si era presentato Giovanni il Battista, colui che era nel deserto, e non l’avevano seguito. Alla generazione di Gesù si era presentato Gesù stesso e non l’avevano ascoltato.
Il Battista era stato richiamo alla conversione, e i giusti si erano chiamati fuori perché loro non avevano appunto bisogno di convertirsi. Non potevano andare nel deserto per ascoltare il richiamo del Battista. Avrebbero dovuto uscire per andare nel deserto, uscire dalle proprie case, uscire da se stessi, uscire dalle proprie convinzioni. Ma loro questo non l’hanno fatto, il loro perbenismo non glielo ha permesso: loro erano già a posto, loro sono i migliori, loro sono perfetti, loro stanno facendo le cose giuste mentre sono gli altri che fanno quelle sbagliate.
Uscire avrebbe voluto dire per loro lasciare la sicurezza della loro giustezza, lasciare il fariseismo della loro autosufficienza.
È venuto Gesù che ci ha chiamati al banchetto della vita, gratuitamente. L’invito al banchetto della sapienza imbandito dal Signore Gesù, sapienza di Dio, non viene accolto. È l’invito alle nozze amorevoli con il Signore che viene scambiato come un invito alla dissolutezza.
Noi i nostri banchetti ce li imbandiamo da noi stessi, non abbiamo bisogno di altri banchetti, ci bastano i nostri. Siamo autosufficienti, i nostri banchetti sono i migliori di tutti.
Il problema non è tanto di chi suona il flauto per ballare, o di chi canta un lamento per farci piangere, il problema è dato dalla nostra durezza di cuore. Una durezza che non ci permette di accogliere il vento dello Spirito che soffia dove vuole mandandoci nella direzione della volontà del Padre. Non accogliere questo vento silenzioso, ci blocca nella nostra autosufficienza e non ci lascia liberi di accogliere la sapienza dello Spirito di Dio.
Fare questo significa accettare il gioco di Dio, scegliendo di abbandonare la durezza di cuore dei dottori della legge, i farisei, che non ci lascia liberi di accogliere il vento dello Spirito.
I pubblicani, i peccatori, le prostitute che ci passeranno davanti nel regno dei cieli, riconoscono il bisogno di perdono. Accettano l’invito a convertirsi e diventano figli della sapienza e amici dello sposo: hanno fame e accettano l’invito al banchetto!
Il Battista è l’uomo forte e deciso, inflessibile e rigoroso, che è mosso solo da un vento: lo Spirito di Elia che gli fa attendere colui che viene, il più forte, che riempie il vuoto dell’attesa millenaria del popolo. Giovanni è nel deserto proprio per avviare l’esodo definitivo che inizia e si compie con la Pasqua del Signore Gesù sposo dell’umanità.
Alla inappetenza diffusa dei valori – che realmente possono liberare e pienificare l’uomo – corrispondono appetiti crescenti di cose – che sempre più lo materializzano e lo cosificano e lo rendono schiavo.
Giuseppe Dossetti
Prendere parte alla vita è scegliere una parte, prendere le parti.
Cristiano Mauri
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
26 Aprile 2026 Giovanni 10, 1-10
È la tua voce che mi tranquillizza. È il tuo modo di parlare, il tuo modo di chiamarmi, quel nomignolo che mi riservi. È che sei tu. E quando si tratta di te, io non lo so che mi succede. Per quanto cerchi di trattenermi, se si tratta di te io sono felice.
Carlos Ruiz Zafón
“Entrare” passando attraverso la “porta”, passare quella “soglia” che è la vita stessa di Gesù, significa condividere con Lui quel processo di umanizzazione che ci condurrà a diventare figli, cioè a realizzare la nostra somiglianza a Colui che è Fondamento della vita.
L. Locatelli
25 Aprile 2026 Marco 16, 15-20
Più spogli si va, più il Vangelo è annunciato con franchezza e,
come seme non rivestito caduto a terra, germoglia subito e più facilmente.
Enzo Bianchi
Annunciare il Vangelo significa lottare contro il male, non lasciarsi avvelenare da ciò che ferisce la vita, saper attraversare le difficoltà senza diventare duri o cattivi. Significa anche farsi prossimi a chi soffre, prendersi cura, offrire vicinanza, non tirarsi indietro davanti al bisogno degli altri. In definitiva, annunciare il Vangelo non è solo dire qualcosa, ma vivere in un certo modo. È lasciare che la parola ascoltata diventi carne nella nostra vita.
L.M. Epicoco
24 Aprile 2026 Giovanni 6, 52-59
Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel risorgere.
U. Von Balthasar
«Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo […];
prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo.
Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce;
per non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo».
Sant’Agostino
Giovanni Nicoli | 20 Settembre 2023