Luca 8, 1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

I complimenti sono come il dolce miele: porta con sé sempre anche le api. Temo il dovere parlare bene delle donne e il doverle elogiare. Al giorno d’oggi la donna è elogiata a destra e a manca, è portata in palmo di mano, è detta essenziale alla politica e alla chiesa, si decidono le quote rosa, crea una sorta di circolo virtuoso all’interno dei consigli di amministrazione.

Non ho voglia e non posso elogiare la donna, oggi. Mi rifiuto di farlo perché dietro questi elogi mielosi colgo i pungiglioni delle api che aspettano solo di potere, una volta di più, utilizzare e sfruttare il genio femminile. Uno dei segni che mi fanno stare sulle spine, è l’incapacità di integrazione, nel giudizio e nella realtà, fra l’uomo e la donna. E noi sappiamo che quando manca uno dei due, l’unità e il volto di Dio è distrutto.

Quando il miele del consenso, il miele dell’elogio, il miele della gratificazione spazia su di noi, prima o poi ci accorgeremo che il pungiglione delle api, quelle api che vogliono sfruttare il momento magico della situazione, mostrerà e mostra già tutta la propria crudeltà.

Non è certamente negazione di ciò che di bello si sta facendo al riguardo, ma è attenzione a che, ciò che si sta facendo, non sia solo per consenso e perché oggi è necessario questo perché questo piace alla gente. Un altro esempio, e poi mi fermo perché non è di questo che volevo parlare: quanta pubblicità si dà al giorno d’oggi, istigando a delinquere, sui mass media alla violenza e alle uccisioni delle donne? Mi sbaglierò, ma mi dà l’impressione che tutta questa pubblicità, che è istigazione a delinquere bella e buona, abbia come nucleo di partenza lo stesso dell’elogio delle donne: lo sfruttamento della situazione perché parlare di questo crea consenso. Siamo alle solite: la donna come oggetto da sfruttare.

Ma ciò che mi ha colpito del vangelo di oggi è ben altro: Gesù “se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del Regno di Dio”. Questo è quello a cui siamo chiamati, tutto il resto è secondario. L’invito a diventare di nuovo degli annunciatori della buona novella, invito che Papa Francesco rinnova ogni giorno, invito a riscoprire la bellezza dell’essere chiesa della misericordia, è invito esplicito ad abbandonare i tavoli da cambiavalute su cui si gioca da troppo tempo il nostro annuncio, la nostra pastorale, la nostra teologia. Non possiamo continuare a fare della nostra fede un’analisi logica dove continuamente si sta a soppesare ogni parola perché non entri in contraddizione con l’altra. La preoccupazione di un Papa di contraddire un suo predecessore; la preoccupazione dei vescovi di essere eco di quello che il Papa dice; l’atteggiamento dei teologi di non andare sopra le righe non andando mai in contraddizione con ciò che il magistero dice; la preoccupazione dei parroci di ripetere, a volte pappagallescamente, ciò che dice il vescovo e la curia, anziché annunciare la Buona Notizia che scoppia nella nostra vita: tutto questo ha occupato troppo a lungo la vita della chiesa tutta.

È ora di essere Chiesa dell’annuncio, Chiesa della misericordia, essere Chiesa che va nei paesi, uscendo dalle sacrestie, annunciatrice e testimone della Buona Notizia.

Non possiamo continuare ad essere Chiesa che getta sulle spalle della gente pesanti fardelli che noi non tocchiamo neppure con un dito. Dobbiamo riscoprire la bellezza dell’incontro e della relazione, con tutti i limiti di cui la vita dell’incontro è portatrice. Ma non c’è dubbio: è lì che si gioca la vita, è lì che si gioca la verità quella vera e non quella teorica, è lì che si gioca l’Incarnazione come atto principe della volontà di salvezza del nostro Dio.

Basta essere disincarnati, basta rimanere dietro una scrivania, basta continuare a emanare proclami, usciamo ed incontriamo la vita, perché è quella che siamo chiamati ad evangelizzare, perché è quella che siamo chiamati ad incontrare, perché è quella che siamo chiamati a vivere in verità.

 

Fatti strada anno dopo anno, mese dopo mese,

giorno dopo giorno, pensiero dopo pensiero.

Fai strada al tuo cuore oltre le Verità in cui hai creduto ieri.

Leonard Cohen

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Questo amore che Gesù implora da ognuno di noi deve cominciare ad abitare le nostre comunità, questo amore che si fa responsabilità, dono totale, fedeltà alle utopie della vita, deve necessariamente trovare posto nei nostri laboratori di giustizia, solidarietà, nei nostri luoghi di resistenza quotidiana e così un’alba nuova tornerà a dipingere il cielo di questo mondo al collasso.

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