17 settembre 2021 Luca 8, 1-3

Giovanni Nicoli | 17 Settembre 2021

Luca 8, 1-3

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Noi suoi discepoli, perché per noi è stato scritto il vangelo, siamo chiamati a stare con Lui per potere essere cattolicamente missionari.

Gesù è l’espressione della volontà del Padre che viene a cercare ogni giorno il tesoro nascosto nel campo. Ogni giorno Dio esce e camminando con le gambe di Gesù prima, e dei suoi discepoli, cioè ognuno di noi, poi, cammina! Cammina sulle strade della vita dove può incrociare l’uomo. In ogni dove e in ogni occasione. Dio non è stanziale, non si ferma in un posto. Dio è pellegrino, è nomade, è girovago. È talmente grande la sua passione per l’uomo che continua a cercarlo e desidera solo poterlo incrociare mentre spinge il carrello della spesa al supermercato oppure mentre cerca di che vivere.

Dio, in Gesù, se ne va “per città e villaggi”, fino a quando non trova la perla preziosa, che siamo noi, e dopo averla incontrata e trovata, fa festa. Sì, Dio spazza il mondo intero ogni giorno per potere trovare la dracma perduta e potere poi fare festa con le sue amiche. Ogni giorno parte alla ricerca della pecora smarrita per potere, dopo averla trovata, fare festa con i suoi amici.

Il suo andare, quasi da vagabondo, ha un solo scopo: quello di trovare noi perla preziosa e tesoro del suo cuore, per potere diventare a sua volta perla del nostro cuore.

Gesù cammina predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. Il suo è un andare missionario che coinvolge ognuno di noi.

Noi che siamo chiamati ad abbandonare tutto per Lui. Noi che siamo chiamati a stare con Lui che, dopo avere accolto il messaggio del vangelo, diventa il nostro tesoro, un tesoro nascosto e svelato allo stesso tempo; un tesoro che grida la buona notizia dai tetti e allo stesso tempo rimane nell’intimità della nostra esistenza.

È proprio stando con Lui e stando in Lui, dopo che Lui ci ha trovati, che noi possiamo diventare come Lui: pellegrini del vangelo e annunciatori della buona notizia. Come Lui noi siamo a nostra volta chiamati ad essere evangelizzatori, missionari, vale a dire gente che ricerca il fratello come perla preziosa a noi donata dal cuore di Dio. E, trovatolo, potere fare festa con lui e per lui, grazie a Lui.

Questo è essere missionari: capaci di stare con Lui con Lui camminando laddove possiamo incrociare il cammino dell’uomo e potere, ogni giorno, scoprire l’ennesima perla preziosa a noi donata da Dio.

Sempre meno attenti alla perfezione delle definizioni dogmatiche e più attenti, invece, alla persona perla preziosa da incontrare. Così e solo così saremo cattolici e missionari, aperti a tutto il mondo, perla del cuore di Dio nascosta nell’intimo dell’universo.

La chiesa che cammina con Gesù e con Lui incontra l’uomo, sarà apostolica vale a dire pellegrina come erano pellegrini gli Apostoli. Questa è l’eredità di Cristo agli Apostoli e degli Apostoli a noi: non tanto una dottrina ben definita ma un messaggio ad essere pellegrini con tutti gli uomini. Apostolici e cattolici perché nessuno ne può essere escluso, e perché mandati a tutti, soprattutto i più lontani, perché possiamo riscoprire in loro la bellezza della perla nascosta nell’intimo del tempo, la bellezza del tesoro a noi donato ogni giorno.

Anche oggi noi uomini e donne, apostoli e donne, ascoltiamo la chiamata di Gesù che ci dice: sei il mio tesoro, camminiamo insieme alla riscoperta di uno dei tanti tesori che abitano la nostra terra.

Che i nostri occhi non si stanchino mai di contemplarlo mentre, camminando con Lui e seguendo Lui, il nostro cuore possa sentirsi di nuovo vivo nell’ascolto della sua Parola e nella ricerca appassionata del fratello, preziosa perla del nostro oggi.

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21 Febbraio 2024 Luca 11, 29-32

Chi ha bisogno di segni per credere ha gli occhi chiusi su se stesso e sul mistero contenuto nella propria interiorità.

E. Avveduto

Non occorrono altri segni al di là di quelli che la vita ci mette sul cammino. Occorre piuttosto la capacità di leggere la vita a partire dal segno permanente che per noi resta Gesù Cristo, il suo mistero di morte e di risurrezione.

A. Savone

20 Febbraio 2024 Matteo 6, 7-15

Il cuore della preghiera, di ogni preghiera, di ogni legame d’amore è il perdono, perdono da ricevere da Dio nell’istante preciso in cui anche noi lo offriamo ai nostri fratelli. La vera preghiera d’amore è questa, il resto rischia di essere un’inutile, irrispettosa, melmosa ripetizione di parole che non cambia la vita e non scalda il cuore.P. Spoladore

La preghiera attraversa il corpo. È il respiro, il grido, l’interrogativo, la supplica, il gesto senza parole, il tempo del dilemma, il ritardo, l’imprevisto, le mani piene, le mani vuote.
J. Tolentino Mendonça

19 Febbraio 2024 Matteo 25, 31-46 Copia

Cristo ringrazia coloro che non sapevano chi sfamavano…

espressioni come: amare il prossimo in Dio, per amore di Dio, sono ingannevoli ed equivoche.

All’uomo, tutto il suo potere di attenzione è appena sufficiente per essere capace semplicemente

di guardare quel mucchio di carne inerte e nuda al bordo della strada.

Non è quello il momento di rivolgere il pensiero a Dio.

Ci sono momenti in cui bisogna pensare a Dio dimenticando tutte le creature senza eccezione,

come ce ne sono altri in cui guardando le creature non bisogna pensare esplicitamente al creatore.

Simone Weil

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