Luca 8, 16-18
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Venne nel mondo la Luce, quella vera, quella che illumina ogni uomo. Venne nel mondo la Luce che, a chi la accoglie, ha dato il potere di diventare figli di Dio.
La Luce, Verbo incarnato, è venuta nel mondo per illuminare il mondo, ma i suoi non l’hanno accolta, i suoi l’hanno coperta “con un vaso”, l’hanno messa “sotto un letto”.
La Sapienza ha piantato la sua tenda in mezzo a noi svelando al mondo ogni segreto, svelando tali segreti della vita come Parola silenziosa che viene pronunciata proclamata dalla Voce, Giovanni Battista, voce che siamo chiamati a essere tutti noi.
La Luce ha bisogno di un candelabro, la Parola segreta ha bisogno di una voce per potere essere svelata. È chiamata per ogni uomo ad essere voce e candelabro.
L’atteggiamento a cui siamo chiamati a porre attenzione nel nostro cuore, è l’atteggiamento dell’ascolto: “fate attenzione dunque a come ascoltate”. L’ascolto di un cuore aperto può renderci candelabro e voce.
Possiamo chiederci: quale risonanza ha in me la Parola quando la ascolto? Questa Parola si radica in noi diventando saggezza di vita? La Parola ascoltata diventa saggezza, mezzo di discernimento nelle cose di ogni giorno, piccole o grandi che siano, poco importa? La Parola rimane dentro di me e diventa informazione amorevole per le mie relazioni quotidiane? La Parola che ascolto attentamente, diventa qualcosa di mio o rimane qualcosa di esterno a me?
Niente di drammatico è il cercare di rispondere a queste domande, è un tentativo di rendere manifesto a noi ciò che manifesto non è. È motivo per dirci come stanno le cose prendendo la situazione con saggezza, vale a dire, divenendo coscienti del fatto che il nostro punto di partenza è povero e fragile. Ma da lì partiamo, da lì siamo chiamati a partire, solo amando il punto di partenza noi potremo cominciare ad alzare lo sguardo nella giusta direzione e scorgere il passo successivo. In tal modo potremo gustare la vita, quel pezzetto di vita che oggi vivrò, come qualcosa di bello, come qualcosa che di più bello non esiste.
Lasciare radicare in noi la Parola ascoltata ci rende Parola e rendendoci Parola noi ne possiamo divenire la voce. Voce che a volte grida nel deserto, ma sempre voce abitata dalla Parola. E la voce abitata dalla Parola parla secondo la sapienza del cuore di Dio. Parla nel silenzio, parla nei gesti, parla in una carezza, parla in uno sguardo, parla in una scelta, parla in una vicinanza, parla nell’utilizzo del tempo, parla dal profondo del cuore.
Così diveniamo lampadario che porta la Luce. Ci sembrerà poca cosa essere lampadario, vorremmo essere Luce. Ma essere lampadario, a me pare, sia esperienza liberante perché porti la Luce vera, una Luce che non è offuscata dalle nostre esperienze non proprio esaltanti. Ma poi il lampadario permette alla Luce di illuminare, di non rimanere nascosta riempiendo di sapienza illuminata tutta la casa.
Al di là degli esempi, ciò che importa è il tipo di relazione che noi desideriamo instaurare con Gesù Parola e Luce del mondo. Che cosa si muove dentro di noi, nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra pancia, nel momento in cui ci relazioniamo con Gesù Parola sapiente?
Questa Luce diventa Luce che illumina, che mi fa vedere il mondo con un cuore nuovo e diverso, che mi spinge a rivoluzionare il mio modo stanco di leggere la vita? La Luce che illumina perché accolta ed ascoltata, mi fa cogliere la storia, quella vera, che si muove fra i banchi del mercato e fra le seggiole di un bar? L’occhio è rivelatore e traditore allo stesso tempo, come lo è il nostro orecchio. Aprirsi alla vita significa respirare a pieni polmoni una buona boccata d’aria di alta montagna: ci riporta ad una realtà diversa e più reale che non possiamo rischiare di tacciare come un bel momento poi perso perché si ritorna a valle. È un bel momento che, sperimentato, è diventato vita mia e che, per questo, fa parte di me. Per questo me lo porto a valle dopo essere stato illuminato dalla Luce vera, quella che viene nel mondo ogni giorno.
Credo in fondo che potremmo sintetizzare quanto detto nel modo seguente: mi lascio abitare da Gesù Parola Luce che illumina, o è solo qualcosa che mi sfiora e non dice nulla alla mia vita?
Bello essere abitati dalla Luce!
Non diventerà mai persona radiosa chi continuerà a fissare lo sguardo solo su se stesso. Ti illumini nella misura in cui rischiari altri. La nostra luce, infatti, vive di comunione, di incontri. Tua preoccupazione non è anzitutto di illuminare ma ardere, vivere acceso.
Savone
Un buon ascolto può rendere luminosa la nostra vita, può farla uscire dal cono d’ombra dove rischiamo di cacciarla quando ci accontentiamo di ascoltare male o, peggio ancora, quando rifiutiamo di ascoltare la Parola. Non può esistere vita cristiana senza ascolto della Parola di Dio e dobbiamo stare attenti a quello di cui ci priviamo quando decidiamo di spegnere la luce pensando di essere noi stessi la luce.
Dehoniani
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
22 Aprile 2026 Giovanni 6, 35-40
La vera presenza è il Signore. Se non viviamo la sua Presenza reale siamo come dei morti, degli alienati, al di fuori di noi stessi, e nessuno ci conosce e ci riceve. Non viviamo in nessun luogo, perché l’unico luogo che veramente ci accoglie è il Corpo di Cristo. Questo Corpo è il mondo nuovo che tutti ci accoglie. L’uomo non può essere veramente presente che in Lui.
Divo Barsotti
Il mondo dovrebbe essere così: chi ha bisogno va aiutato.
Gino Strada
21 Aprile 2026 Giovanni 6, 30-35
Il pane d’ogni bocca,
di ogni uomo, in ogni giorno,
arriverà perché andammo
a seminarlo e a produrlo,
non per un uomo soltanto ma per tutti,
il pane, il pane per tutti i popoli
e con esso ciò che ha forma e sapore di pane
distribuiremo:
la terra, la bellezza, l’amore,
tutto ciò ha sapore di pane,
forma di pane, germinazione di farina,
tutto nacque per essere condiviso,
per essere donato, per moltiplicarsi.
Pablo Neruda
20 Aprile 2026 Giovanni 6, 22-29
Aspiro al donatore più che ai suoi doni.
Non è tanto dal legame della speranza
quanto dalla forza dell’amore che io sono attratto.
Non è dei doni, ma del Donatore che ho sempre la nostalgia.
Gregorio di Narek
Noi non siamo capaci di moltiplicare, se non condividendo con gli altri ciò che abbiamo ricevuto in dono: pane, gioia, e quindi vita. Andare oltre il segno del Pane, vuole dire anche questo. E’ darsi da fare per il cibo che rimane per la vita eterna, è compiere le opere di Dio, ed è credere in colui che egli ha mandato.
Dehoniani
Giovanni Nicoli | 23 Settembre 2024