In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
L’ascolto della Parola è una Luce che accende il discepolo, perché faccia Luce a chi è ancora nelle tenebre. Questo, per Luca, è l’essere missionari.
La Parola è Luce che illumina chi la accoglie ed è nella natura delle cose che la Luce illumini: chi è acceso da essa è naturale che la trasmetta agli altri.
Dalla testimonianza che diamo alla Luce possiamo verificare se abbiamo davvero accolto la Parola.
Infatti: nella misura in cui uno accoglie la Parola è illuminato e fa luce agli altri. La missionarietà della chiesa è un fatto naturale come per la Luce illuminare: se non illumina non è Luce.
In quanto Luce è in grado, non per sua forza e sua bravura, di portare gli altri ad entrare nei misteri.
Gesù è la Luce del mondo, il discepolo è la lampada accesa a tale Luce mediante l’ascolto e l’obbedienza.
Che la mia debolezza non sia un pretesto per occultare tale Luce donataci nel Battesimo, anzi mezzo per manifestare che tale potenza viene da Dio.
Nulla ci esonera dal donare quello che abbiamo ricevuto: se non lo doniamo non lo abbiamo neppure ricevuto. La mia debolezza e la mia fragilità nel rivelare la Luce non è altro che strumento per evidenziare maggiormente la potenza del Vangelo: “quando sono debole è allora che sono forte” (2Cor 12,10).
Dobbiamo essere certi “che non vi sono due Spirito, sicuri che se sbagliamo non è mai grave quando si sa che si può sbagliare, ma che la paura della grande avventura, la paura dello Spirito che non sa né da dove viene né dove va, sarebbe da parte nostra, per la Chiesa, la nostra più grande mancanza d’amore.” (Delbrel, Noi delle strade, p. 148).
Ma come si fa a comunicarlo? La Luce non si preoccupa di illuminare: basta che bruci, che sia accesa. La testimonianza non è qualcosa di aggiunto a quello che siamo, ma è proprio quello che siamo: è come la parola alla bocca; è essenziale come la luce al fuoco: se non c’è luce manca il fuoco!
Se la chiesa non si sente missionaria, il suo ascolto non è stato tale. Per questo bisogna sempre guardare a come si ascolta: per non correre il rischio di guardare senza vedere e ascoltare senza capire.
Da fuori i fratelli devono vedere nella nostra vita la verità di ciò che ascoltano dalla nostra bocca. Ciò che sei fa da cassa di risonanza a ciò che dici. La vera rilevanza è la tua identità.
Per illuminare devo essere acceso! Se non illumino non sono acceso; e se non sono acceso non illumino.
Più uno apre il cuore ad accogliere (v. 18b), più è colmato; e più ne è sazio, più ne ha fame. Chi chiude il cuore alla Parola, non sa quel che perde: la rende infeconda e non la desidera, perché non ne ha mai sperimentato la dolcezza. Per questo a chi sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Se sarete quello che dovete essere infiammerete il mondo.
Santa Caterina da Siena
La Luce (Dio) è quel che permette al mondo di uscire dalla sua oscurità e di poter essere visto.
Pablo D’Ors
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
24 Marzo 2026 Giovanni 8, 21-30
Gesù entra nella morte perché là è risucchiato ogni figlio della terra.
Sale sulla croce per essere con me e come me,
perché io possa essere con lui e come lui.
Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all’uomo che è in croce.
Perché l’amore conosce molti doveri,
ma il primo è di essere con l’amato, stringersi a lui,
stringerlo in sé, per poi trascinarlo in alto, fuori dalla morte.
Ermes Ronchi
È nell’esperienza di vederlo crocifisso che avremo finalmente chiara l’idea di cosa significa amare, La sua morte in croce non è messa lì per farci venire sensi di colpa ma per farci capire quanto siamo amati e a che amore siamo chiamati tutti.
L.M. Epicoco
23 Marzo 2026 Giovanni 8, 1-11
Siamo tutti adulteri, infedeli a noi stessi, alla nostra vocazione, infedeli alla vita, traditori delle relazioni più intime. Cerchiamo continuamente nuovi amanti che possano illuderci con le loro promesse di vita. Molto faticosamente riusciamo a stare là dove la vita ci mette.
G. Piccolo
Il fatto di non condannare è un atto di creazione.
È volere che l’altro viva.
A.Lecu
22 Marzo 2026 Giovanni 11, 1-45
Ogni essere umano ha dentro di sé un Lazzaro che ha bisogno di un Cristo per risorgere. Sventurati quei poveri Lazzari che giungono al termine della propria vita senza incontrare un Cristo che dica loro: “Alzati!
Miguel de Unamuno
«Gesù chiama Lazzaro ma esce il morto, perché Lazzaro non c’era nel sepolcro. Lazzaro era già nella pienezza dell’amore del Padre».
Alberto Maggi
Giovanni Nicoli | 25 Settembre 2023