Luca 8, 16-18

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.

Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

L’ascolto della Parola è una Luce che accende il discepolo, perché faccia Luce a chi è ancora nelle tenebre. Questo, per Luca, è l’essere missionari.

La Parola è Luce che illumina chi la accoglie ed è nella natura delle cose che la Luce illumini: chi è acceso da essa è naturale che la trasmetta agli altri.

Dalla testimonianza che diamo alla Luce possiamo verificare se abbiamo davvero accolto la Parola.

Infatti: nella misura in cui uno accoglie la Parola è illuminato e fa luce agli altri. La missionarietà della chiesa è un fatto naturale come per la Luce illuminare: se non illumina non è Luce.

In quanto Luce è in grado, non per sua forza e sua bravura, di portare gli altri ad entrare nei misteri.

Gesù è la Luce del mondo, il discepolo è la lampada accesa a tale Luce mediante l’ascolto e l’obbedienza.

Che la mia debolezza non sia un pretesto per occultare tale Luce donataci nel Battesimo, anzi mezzo per manifestare che tale potenza viene da Dio.

Nulla ci esonera dal donare quello che abbiamo ricevuto: se non lo doniamo non lo abbiamo neppure ricevuto. La mia debolezza e la mia fragilità nel rivelare la Luce non è altro che strumento per evidenziare maggiormente la potenza del Vangelo: “quando sono debole è allora che sono forte” (2Cor 12,10).

Dobbiamo essere certi “che non vi sono due Spirito, sicuri che se sbagliamo non è mai grave quando si sa che si può sbagliare, ma che la paura della grande avventura, la paura dello Spirito che non sa né da dove viene né dove va, sarebbe da parte nostra, per la Chiesa, la nostra più grande mancanza d’amore.” (Delbrel, Noi delle strade, p. 148).

Ma come si fa a comunicarlo? La Luce non si preoccupa di illuminare: basta che bruci, che sia accesa. La testimonianza non è qualcosa di aggiunto a quello che siamo, ma è proprio quello che siamo: è come la parola alla bocca; è essenziale come la luce al fuoco: se non c’è luce manca il fuoco!

Se la chiesa non si sente missionaria, il suo ascolto non è stato tale. Per questo bisogna sempre guardare a come si ascolta: per non correre il rischio di guardare senza vedere e ascoltare senza capire.

Da fuori i fratelli devono vedere nella nostra vita la verità di ciò che ascoltano dalla nostra bocca. Ciò che sei fa da cassa di risonanza a ciò che dici. La vera rilevanza è la tua identità.

Per illuminare devo essere acceso! Se non illumino non sono acceso; e se non sono acceso non illumino.

Più uno apre il cuore ad accogliere (v. 18b), più è colmato; e più ne è sazio, più ne ha fame. Chi chiude il cuore alla Parola, non sa quel che perde: la rende infeconda e non la desidera, perché non ne ha mai sperimentato la dolcezza. Per questo a chi sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

Se sarete quello che dovete essere infiammerete il mondo.

Santa Caterina da Siena

 

La Luce (Dio) è quel che permette al mondo di uscire dalla sua oscurità e di poter essere visto.

Pablo D’Ors 

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

28 Ottobre 2025 Luca 6, 12-19

Fino a quando la comunità cristiana sarà più preoccupata di stabilire le “regole” con le quali “sanare” le varie situazioni, fino a quando il tempio avrà più spazio e importanza del cuore di Dio, fino a quando la legge avrà la meglio sullo Spirito, la “potenza” risanante del Fondamento di tutta la realtà resterà bloccata in attesa di uomini e donne che accettino in primo luogo di seguire la via del Maestro. Solo allora la comunità diverrà lo spazio dove la forza della vita si manifesterà e ognuno potrà “toccare” con mano la sua potenza liberante e vivificante.

L. Locatelli

27 Ottobre 2025 Luca 13, 10-17

Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia!

Simon Weil

La presenza delle donne nelle chiese, capaci di rompere il silenzio e di narrare le grandi opere compiute dal Signore, come Maria e come la donna curva, restituisce a Dio una identità narrativa, ricca di sfumature di senso, che una narrazione solo maschile non può evocare. Siamo tutti un po’ più poveri senza la voce delle donne.

Lidia Maggi

26 Ottobre 2025 Luca 18, 9-14

La giustificazione si compie in noi contemplando ciò che Dio è in sé: tale è la via del pubblicano; non contemplando ciò che Dio è nella nostra mente, come fa il fariseo.

Giovanni Vannucci

Quando giudichiamo, non facciamo altro che metterci davanti ad uno specchio e proiettare sull’altro tutto ciò che in noi non va, che non riusciamo ancora ad accettare e su cui dobbiamo ancora iniziare a lavorare. Prima di giudicare qualcuno dovremmo sempre chiederci: «Io vorrei sentirmi dire ciò che sto dicendo al mio fratello?». Allora, forse, ci accorgeremmo che ciò che cambia davvero gli altri non è il giudizio spietato sui loro errori ma l’amore che so riversare sulla loro fragilità perché, se faccio questo, significa che innanzitutto io ho sperimentato l’amore che Dio riversa sulla mia miseria.

F. Rubini

Share This