Luca 8, 19-21

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 

Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

L’autosufficienza, la sicurezza del futuro sono frutto della paura di Dio e seme di ogni peccato. Essere sicuri nella vita, non avere incertezze, avere tutto chiaro: so già quello che devo e voglio fare non perché questo è vivo dentro di me ma perché continuamente il vivere in modo beota la vita mi porta a bere tutto ciò che le mie giornate mi propinano senza un benché minimo atteggiamento di comprensione e di discernimento. Faccio parte del programma e questa è l’unica sicurezza che ho nella vita e questa parte della paura di Dio, che mi chiede una adesione di fede e di incertezza (parti e va), e mi porta al peccato vero e proprio: sono tutto assicurato, non ho bisogno di Dio.

Il desiderio di incontrarlo e di vederlo espresso dai “suoi” è il desiderio stesso del discepolo. È un desiderio buono che non può però essere inscatolato in nessuno schema di sicurezza: la madre e i suoi fratelli, l’essere bravi battezzati e cristiani, l’essere ricchi, l’essere potenti non sono niente per poter incontrare la Parola.

Questo desiderio di incontralo e di vederlo se non entra nell’ambito della fede non porta da nessuna parte. Cosa significa questo? Significa accettare di uscire dalla mentalità carnale (noi siamo tua madre e i tuoi fratelli) che considera stolto il pensiero di Dio (ma noi sappiamo già cosa dobbiamo fare; noi abbiamo i nostri termini di giudizio economici che ci permettono di giudicare terzo mondo chi ha meno e paesi progrediti chi ha più, non fa niente se gli uni sono più ricchi di umanità e i secondi castrati per l’eternità) e che tenta di sequestrare Gesù nel pensiero dell’uomo.

Tale desiderio potrà essere soddisfatto solo in una comprensione sempre più profonda e operativa della sua parola di misericordia. Questo desiderio di incontrarlo e di vederlo si realizzerà sempre più nel momento in cui avremo il coraggio di incontrarlo e di cercarlo amandolo sulle strade della vita. Si realizzerà dunque, tale desiderio, nel volto del collega simpatico o antipatico che sia, nel volto del cliente che viene allo sportello, dell’alunno che mi fa domande intelligenti e di quello che fa solo battutine, nel volto dell’extra comunitario che mi chiede un lavoro e una mano per avere il visto, del cliente che vuole avere tutto subito perchè non ha più tempo neanche di guardarti in viso, della persona che ha appena vissuto una disgrazia e io la devo intervistare amandola non incarognendomi, del figlio/a che sta vivendo un momento impossibile e che spero passi presto mentre invece anche questo momento impossibile fa parte della vita e come tale va amato, del tempo che va bene e che va male, della natura che si esprime con la tenerezza di sempre con i suoi tepori, i cieli dipinti. È possibile non coltivare speranza quando la terra, nella sua festosa maternità, non si smentisce mai?

Il desiderio di incontro è questa fiducia e questa speranza che non si può mai smentire: Cristo è lì per essere visto e amato da me e o lo incontro lì o non lo incontro.

È la folla degli estranei rispetto ai “suoi” che incontrano e vedono Gesù. Sono i suoi i veri estranei perché stanno fuori, la folla invece sta con lui per ascoltarlo e seguirlo. I parenti, noi, se vogliono incontrarlo devono entrare in questa folla di discepoli che per loro sono estranei ma che in realtà sono i veri parenti, sono i veri compaesani, perché ascoltano e gli obbediscono.

Questa è la buona notizia per tutti gli estranei, i peccatori e i lontani che siano, i quali sono chiamati ad essere di casa con Dio nella sua misericordia. Ma questa buona notizia, da Giona in poi (Giona 4, 1ss), è sempre stata uno scandalo per i suoi, giusti o vicini che siano. Forse perché accampiamo privilegi, forse perché riteniamo sufficiente ciò che già abbiamo. Certamente perché siamo facile preda dell’autosufficienza, frutto della paura di Dio e seme di ogni peccato.

Passa dal vedere Lui a vivere con Lui.

Passa dalla richiesta esterna a quella interiore.

Passa dalla vita di Lui fuori di te alla vita di Lui dentro di te.

Passa dal cercare Lui tra la folla a cercarlo nella sua Parola.

Passa dall’andarlo a trovare al lasciarti trovare nella sua Parola.

Se non riesci a avvicinarlo la’, osservalo presente qui.

 

Sanvito

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

10 Settembre 2025 Luca 6, 20-26

La gioia sta in questo: nella riscoperta quotidiana della bellezza del dono. La gioia è essere felici dentro. La gioia è fattore costitutivo del cuore, non è nulla da consumare e non è in relazione a qualcosa che dura poco e che fa parte di un consumismo pervadente ma non camminante.

PG

Le beatitudini non sono un comandamento, un ordine da eseguire, ma il cuore dell’annuncio di Gesù: la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, Dio regala gioia a chi costruisce pace.

In esse è l’inizio della guarigione del cuore, perché il cuore guarito sia l’inizio della guarigione del mondo.

E. Ronchi

9 Settembre 2025 Luca 6, 12-19

La chiamata dei dodici da parte di Gesù è un atto creativo

che attraversa la notte per aprire un giorno nuovo.

Questo è ciò che ogni discepolo è invitato a vivere: trasformare le ombre in luce,

il silenzio in parola, l’assenza in presenza, la solitudine in compagnia.

P. Lanza

La preghiera è un esodo. È uscire da noi per viaggiare nel vuoto, per aleggiare con lo Spirito sulle acque primordiali della nostra vita e della creazione tutta, del mondo intero. Uscire per sentire, sentire per ascoltare, ascoltare per vedere tutto quello che serpeggia di bello sotto le apparenze del nostro quotidiano.

PG

8 Settembre 2025 Matteo 1, 1-16.18-23

“E ricordatevi la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna. Sarebbe il suo compleanno. E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: ‘Tanti auguri!’. E
dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi
bene!”.
Papa Francesco

In questa storia umana Dio, in Gesù, ci propone il suo progetto: vivere da figli. (…)
Stare dentro la storia come figli vuol dire vivere in modo da rendere visibile il mistero che fin dall’inizio ha dato avvio alla vita stessa. Il tutto “nome per nome”, “casa per casa”, “storia per storia”.
L. Locatelli

Share This