Luca 9, 22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Quaresima: abbiamo iniziato la Quaresima. Il primo moto che nasce dal mio cuore di fronte a questo tempo e di fronte a questo vangelo è: dove è il volto di Dio?

Non è facile per noi, narcisisti come siamo, malati di vanità che mai svanisce, riuscire a rinnegare noi stessi, riuscire a smettere di cercare il nostro volto allo specchio, per iniziare a specchiarci nel volto di Dio.

Non è facile convertirci dal nostro al volto di Dio. Siamo restii ad abbandonare la centralità del nostro viso. Siamo gioiosamente schiavi –gioiosamente e delusi allo stesso tempo – della vanità, che manco ci accorgiamo di quanto questa deturpi il volto di Dio dentro di noi.

Credo che il primo moto di vera conversione, per potere scegliere di andare dietro al Signore, abbandonando le tante falsità di vita che pervadono la nostra esistenza, sia il riscoprire la nostalgia del volto di Dio. Nostalgia che può sbocciare grazie alla coscienza ritrovata di essere esiliati in un paese lontano. La contemplazione narcisistica del mio volto, è esilio in un paese lontano, dove non vedo il volto del Padre. È nel paese lontano che ho ricercato la mia identità, è là che ho voluto contemplare continuamente il mio volto giocando le mie carte in una partita truccata, in una partita senza Padre. È là che ho cercato di salvare la mia vita e l’ho perduta; è là che ho sostituito il volto luminoso del Padre col mio e l’ho deturpato.

Seguire Gesù, prendere cioè la mia croce perché è fatica abbandonare il mio narcisismo per riscoprire il mio vero volto in Dio, significa cominciare a pentirmi. Il pentimento che non è qualcosa di giuridico dove c’è confessione e penitenza. Il pentimento che è essenzialmente nostalgia del volto del Padre. Il pentimento che è fatica ma anche desiderio di potere rivedere quel volto nel quale ho dimenticato di rispecchiare la mia esistenza.

In questo ambito, perdere la propria vita significa riguadagnarla. Significa ritornare a rinsavire per cogliere il fatto che non è il guadagnare il mondo intero che ci può salvare, anzi questo è solo rubare, rubare ai poveri, rubare a Dio, rubare a noi stessi. Rubare ai poveri perché prendiamo per noi ciò che è stato creato per tutti, lasciando nell’indigenza gli altri. Rubare a Dio perché lo priviamo della gioia di un figlio abbracciato. Rubare a noi perché il nostro volto, non più illuminato nel volto del Padre, perde la sua lucentezza, non splende più, ma si sbiadisce nella pochezza della nostra vanità narcisistica che ci illude che guadagnando il mondo noi possiamo salvare la nostra vita. Rubiamo a noi stessi perché diventiamo schiavi dello sguardo degli altri su di noi, sguardo sempre indagatorio e giudicante, abbandonando lo sguardo misericordioso di Dio Padre.

Alienati come siamo da Dio, riascoltare la nostalgia di casa da cui ci siamo allontanati non ci farà più paura la croce portata e vissuta da Gesù come dono supremo della nostra esistenza, ma la prenderemo su di noi e con noi nel cammino di ritorno alla casa del Padre. Un ritorno non facile, ma sempre illuminato dal volto del Padre che ci viene incontro a braccia aperte perché possiamo, nel pentimento nostalgico di Lui, ritrovare la nostra vita. Non più una vita narcisistica e auto centrata, ma una vita vera, centrata sul Padre e sul suo volto.

Seguire Gesù, rinnegare se stessi, portare la croce, non è perdere tanto per perdere, né svendersi per annullarsi. È, piuttosto, la scelta di non voler essere tutto, ma solo ciò che siamo veramente.

 Vitali

 

Scegli per te una vita che sia il riassunto della Mia vita. Prendi su di te la tua porzione d’amore, altrimenti non vivi. Accetta la porzione di croce che ogni passione porta con sé, altrimenti non ami. 

Ermes Ronchi

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