Luca 9, 22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

A un funerale la figlia della defunta mi raccontava alcune cose che la madre gli diceva durante la malattia, prima di morire. Un giorno parlavano dei buoni e dei cattivi. La figlia diceva: ma perché i buoni soffrono mentre i cattivi no?

Rispondeva la madre: è vero, noi se vogliamo essere buoni, e lei era veramente buona, dobbiamo soffrire un po’; le cose vanno così, ognuno ha la sua croce, ma non è poi neanche tanta. Mentre i cattivi… non pensare, che i cattivi soffrono già da soli per il fatto di essere cattivi.

È nel DNA dell’esistenza che chi ha cattiveria dentro avvelena se stesso prima che avvelenare gli altri. Per potere essere cattivi con gli altri dobbiamo essere cattivi con noi stessi, una cattiveria che il più delle volte è ben vestita, si presenta bene, ma che in realtà fa male. Una cattiveria che ti morde dentro e più ti morde e più devi trovare uno sfogo fuori, contro qualcuno. È vero: chi è cattivo, soffre già di per sé, si fa del male da solo, non è felice nel profondo del proprio cuore.

Il vangelo di quest’oggi, si apre annunciando Gesù Figlio di Dio che, proprio perché tale, deve soffrire, essere rifiutato, essere messo a morte e risorgere. È la storia di Gesù, è la storia dei testimoni, è la storia di ognuno di noi.

Se mettiamo al centro della nostra esistenza l’amore per Dio e per il fratello, saremo sbugiardati e rifiutati! È la storia della lotta fra il Bene e il Male in noi e fuori di noi. Si dice che là dove si costruisce una chiesa il diavolo ne costruisce subito un’altra e la seconda sarà senz’altro più frequentata della prima. È così. Appena cerchiamo di costruire qualcosa di bene, nascono subito dei fraintendimenti. Lasciamo perdere tutto e il male continuerà a crescere, più in sordina, senza grandi botti.

Ecco perché volere salvare la propria vita significa perderla. Perché salvare la propria vita significa chiudersi all’amore, chiudersi all’Altro/altro; significa dire: mi faccio gli affari miei, l’importante è che io non faccia male a nessuno. Come se la vocazione dell’uomo fosse quella di non fare del male a nessuno. No! La vocazione dell’uomo è quella di essere chiamato ad amare, ad espandersi nelle sue capacità realizzative sia personali che comunitarie. Pretendere di salvare la propria vita isolandosi dal mondo, non funziona.

L’invito di Gesù se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua, è un invito quanto mai attuale anche se poco accolto.

Spesso nella nostra esistenza noi siamo convinti di essere chiamati ad essere da tutt’altra parte rispetto a dove ci troviamo a vivere. Questo sentire è un sentire importante perché ci permette di cogliere la difficoltà della nostra esistenza e i desideri della stessa. È un sentire che ci chiede una mediazione, che non è qualcosa di politico e di diplomatico, ma una mediazione che ci faccia comprendere come è possibile concretizzare tutto ciò nella vita che stiamo vivendo.

Quanto sarebbe bello essere da un’altra parte: desiderio o tentazione? Io credo entrambe le cose. È un desiderio nella misura in cui noi riusciamo a coglierne la bellezza e a metterla in relazione con la nostra esistenza attuale o vivendo in modo diverso quello che stiamo già vivendo. È una tentazione nella misura in cui questo sentire mi schiaccia, mi blocca rendendomi paralizzato.

È difficile riuscire a mettere in contatto il nostro desiderio di fuga con il nostro desiderio di realizzazione. È difficile riuscire ad amare qualcosa che ci fa male. È difficile riuscire ad aderire ad una proposta che all’apparenza ci rivolta e riuscire a coglierne la bellezza sottostante. Per fare questo è necessario spegnere per un attimo il turbinio di fuga dal male che ci prende continuamente dentro e vedere che la sofferenza non è brutta: ha qualcosa da dire alla nostra esistenza.

Quando una situazione ci pesa noi possiamo andarcene o possiamo rimanere a subirla. Il Signore ci fa un’altra proposta: quella di amarla e di farla nostra.

Naturalmente questo si scontra con le nostre convinzioni che sarebbe meglio per noi essere da un’altra parte e che rimanere qui non ha senso. Ma la mia vita è una, non posso perderla.

Per fare un salto di qualità è necessario abbandonare l’idea che l’importante è quello che realizziamo perchè l’essenziale è ciò che viviamo. Non è importante quello che faccio ma come e perché lo faccio. Al Signore non interessa che noi ci dimostriamo bravi e che possiamo fare grandi cose, a lui interessa dove si trova il nostro cuore. E il cambiamento del cuore è la cosa più difficile. O meglio: l’educazione del cuore. È necessario muoversi con delicatezza e decisione, entrare in noi stessi perché il nostro cuore possa essere purificato. Non dobbiamo avere fretta, ma non possiamo nemmeno farci bloccare dalle nostre paure.

Così si potrà aprire un piccolo squarcio nelle nebbie della nostra esistenza, un piccolo squarcio che ci permette di vedere un piccolo passo da fare.

Ha senso parlare di prendere la propria croce ogni giorno e seguire Gesù, perdere la propria vita non sarà uno sforzo moralistico ma segno di amore e di desiderio.

Domandiamo al Signore di ritrovare la strada della Vita in questa quaresima, una strada che non ha nulla di masochistico: è via dell’amore.

E nella logica del tempo qualsiasi cosa passerà, anche se non ne cogli il senso un giorno il senso arriverà. Ed è una regola del mondo: chi amore ha dato amore avrà in questo tempo senza tempo che noi chiamiamo eternità.  Renato Zero

Scegli per te una vita che sia il riassunto della Mia vita. Prendi su di te la tua porzione d’amore, altrimenti non vivi. Accetta la porzione di croce che ogni passione porta con sé, altrimenti non ami. Ermes Ronchi

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ma dove si condivide.

Non dove si comanda,

ma dove si serve.

Non dove si custodisce il sacro,

ma dove si dona la vita.

Non c’è dedicazione più vera

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Che la Chiesa torni al Vangelo,

che la fede torni alla strada,

che Dio torni al popolo.

F. Tesser

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