Luca 9, 22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Il Signore Gesù ci ricorda che sta camminando verso una fine non proprio gloriosa: ci annuncia la sua passione e la sua morte.

Lui perde la propria vita per noi e per il Padre e in questo modo la ritrova nella risurrezione.

Gesù non ci promette che la sua passione avverrà e che morirà: dice che patirà e morirà!

Non ci promette che prima o poi perderà la sua vita per noi per poi ritrovarla: la sta già perdendo e la perderà!

Nel vangelo di Matteo si parla ad un certo punto di due figli che vengono avvicinati dal padre che gli chiede di andare nella vigna: uno risponde di no ma poi ci va’, l’altro risponde di sì ma poi non ci va’.

La tentazione del fare promesse è sempre alle porte. Ma non parlo tanto di promesse da marinaio o da politico o da commerciante, ma promesse. La promessa ha in sé una carica di negatività e di falsità da cui dobbiamo guardarci.

Abbiamo iniziato la quaresima e la grande tentazione, sostenuta come buona da noi preti, è ancora una volta quella di fare promesse di bene!

Non siamo chiamati a fare promesse ma a fare il bene.

Da sempre quando si chiede ad una persona di farci un favore l’atteggiamento della promessa è il più bello e il più ambiguo che esista.

Se tu chiedi ad un artigiano di farti un lavoro, se lui ti dicesse di no, che non può, ci rimarresti male. Se invece, come solitamente accade, lui ti promette che arriverà presto e che appena avrà finito un dato lavoro verrà, tu ti senti da un lato rassicurato, dall’altro ti metti nella disposizione di attendere, dall’altro ancora però senti che qualcosa ti sta sfuggendo di mano. E appena avviene, come solitamente avviene, che l’artigiano non arriva, la tua delusione e la tua rabbia va alle stelle.

La promessa non è mai onorevole, anche se all’apparenza è più bella! Guardiamo tutte le promesse della pubblicità: sempre più belle ma sempre più disattese.

Ebbene: Gesù non ci fa promesse, le mantiene senza farle. Noi non siamo chiamati a fare promesse, noi siamo chiamati a seguire Gesù che non fa promesse ma fa il bene.

Gesù non ci promette che rinnegherà se stesso per andare al Padre, lo fa! Noi siamo chiamati a seguire lui, non a promettere di farlo.

Anche le promesse di Dio, di cui la Bibbia è piena, sono una cosa unica con la loro realizzazione. Una su tutte: Dio disse: sia la luce e la luce fu!

La Parola di Dio, la sua promessa, è una cosa unica con la sua realizzazione. È la fedeltà di Dio che è in gioco e noi sappiamo che lui è fedele perché non può mancare contro se stesso, non ha la nostra stessa libertà perché non conosce peccato.

Le nostre promesse appaiono belle ma, normalmente, servono per allontanare il problema e per cercare di svicolare il pieno coinvolgimento nostro.

Ogni volta che avrete fatto questo ad uno di questi piccoli l’avrete fatto a me! Non ogni volta che avrete promesso di fare il bene per questi piccoli l’avrete promesso a me!

Liberiamoci dalla forza dell’apparenza e dalla necessità di liberarci in modo sbrigativo delle persone moleste dicendo dei sì e facendo delle promesse. Rispondiamo con libertà i nostri no e facciamo la volontà di colui che ci ama e che chiede il nostro cuore, non le nostre promesse.

La sfida quotidiana è quella di non «trascinare» la croce di «ogni giorno» ma di portarla con dignità

D. Semeraro

 

Amare non a parole ma in concreto richiede la rinuncia al nostro egoismo, al nostro egocentrismo, esige da noi una vera crocifissione spirituale e talora anche fisica, richiede il coraggio, che non consiste nel non avere paura ma nel superare la paura per un amore più grande. In poche parole Gesù ci chiede di amare con un amore totale che rende gioia anche la croce, amore che ama per primo, che non chiede risposta, che è tutto concentrato sulla persona che ama.

Benzi

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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

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