Marco 1, 40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
I nostri momenti più disperati possono essere luogo dove si può radicare la disperazione oppure possono essere luoghi di risurrezione. I luoghi e i tempi disperati non sono meglio né peggio dei momenti di prosperità. Sappiamo, come ci dice il salmo, che l’uomo nella sua prosperità non comprende, è come gli animali che periscono, è come instupidito dalla sua vanità. Ma non è detto che la cosa migliori automaticamente in situazioni di lebbra o di Covid che sia, in situazioni senza soluzioni, in situazioni in cui non vi sembra più essere possibilità per una vita umana. Vi sono momenti di lebbra fisica psicologica, morale e spirituale. Ognuno di noi ne ha, chi più chi meno, in modo più o meno grave.
Credo sia importante cogliere il cosa ne facciamo di questi momenti. La morte per noi è solo una soluzione finale della nostra esistenza. Ma la morte è cosa quotidiana che coinvolge tutte le nostre scelte. In ogni momento della mia vita sono chiamato a morire e a vivere allo stesso tempo. La morte è luogo vitale di vita. Come è luogo vitale di vita, per il lebbroso, la sua lebbra. È luogo per l’invocazione: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Può diventare luogo per un cammino di fiducia nella vita.
Ma come si può avere ancora fiducia nella vita quando si è inchiodati in un letto mangiati da un tumore o dall’AIDS o dal virus? In queste situazioni credo sia importante l’incontro e il coraggio di ritornare all’incontro. Tu lebbroso sei condannato al non incontro. Tu malato di Covid sei condannato alla solitudine di un letto. Tu depresso sei condannato ad essere evitato da tutti come persona fastidiosa e tediosa. Da te dipende un passo per andare incontro a chi è disponibile ad incontrarti. Un passo che smuove innanzitutto la tua disponibilità ad incontrare di nuovo. Un passo che smuove la tua fantasia a cercare chi l’incontro non lo rifiuta, rimettendoti in cammino tu per ricercare questo incontro.
Importante, in queste situazioni, è rinnovare l’incontro con persone che sono incontro, con persone che hanno compassione.
È interessante cogliere come questo termine tradotto con compassione, nel testo originario significa in realtà “adiratosi”. È l’ira del Signore contro la lebbra, è l’ira del Signore contro l’isolamento a cui erano condannati i lebbrosi. Ira contro il male che diventa compassione verso il lebbroso. Credo sia bello vedere la compassione che si accompagna all’ira. Cogliere come l’ira contro il male sia forza e spinta per la compassione verso il malato. Ira e compassione sono premesse perché Gesù tocchi il lebbroso, perché possa essere purificato dal suo isolamento. L’ira e la compassione di Gesù non rimandano i tempi della purificazione, li rendono attuali, debbono avvenire subito. Per questo tocca il lebbroso. È come se dicesse al lebbroso a parole e coi fatti, coi gesti: sii guarito, sii purificato.
È il sacramento della purificazione e della guarigione, è il sacramento del ritorno alla vita e alla vita sociale, è il sacramento della risurrezione. Eri morto, solo, isolato, impuro, malato e maledetto. Ora sei vivo e risorto, sei tornato in mezzo a noi: benvenuto.
È il sacramento! Il sacramento ha due elementi essenziali per essere tale: la Parola e il gesto, il dire e il fare. Intorno al simbolo si realizza la vita fatta di parola e di gesto.
Gesù disse “lo voglio, sii purificato”, mentre lo tocca con la mano. Tocca un lebbroso: cosa proibita. Gesù supera la proibizione, lo tocca e dice: “Lo voglio, sii purificato”, perché lo voglio benvenuto di nuovo nella società e nella comunità.
La purificazione, il rientrare nella società, è interessante vedere che non porta ad alcuna dipendenza. Ti ho toccato, sei ritornato, ora vai in pace. Lo cacciò via subito! Non sei mio, ti ho purificato, ma non sei mio, sembra dire il Signore.
È interessante vedere come l’ex lebbroso sia veramente ritornato alla libertà. Non si lamenta, si allontana dal Signore ma non obbedendo al suo monito di “non dire niente a nessuno”. Disobbedisce: è veramente libero. Per questo “si mise a divulgare e proclamare il fatto”: non sono più lebbroso, non sono più reietto, non sono più isolato. Si allontanò da Gesù ma da purificato, lui che era impuro e lebbroso, non può non cantare la vita che è rinata, non può non creare comunicazione e testimonianza a chi incontra, di ciò che il Signore ha fatto per lui.
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
8 Ottobre 2025 Luca 11, 1-4
Mettere, per mezzo del Pensiero, l’infinito di quaggiù in contatto coll’infinito di lassù, è quello che si chiama pregare.
Victor Hugo
All’uomo, ad ogni uomo che pure parte da una condizione di piccolezza Dio si fa vicino ponendo sulle sue labbra il nome di Abbà-padre. Ripetere questo nome significa accedere alla comprensione del nostro nome più vero: figlio amato di un amore eterno.
A. Savone
7 Ottobre 2025 Luca 10, 38-42
Sentire è facile perché esercizio dell’udito
ma ascoltare è un arte perché si ascolta
anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza.
Enzo Bianchi
Maria, ascolta e accoglie, vera donna dell’accoglienza. Maria si fa Buon Samaritano del cuore, delle ansie e delle preoccupazioni dell’Amico. È scrigno che si apre per accogliere questi gioielli dell’animo di Gesù, è ampolla che raccoglie con cura ogni goccia di lacrima che stilla il cuore dell’Amico. Ogni lacrima diventa quella perla preziosa che trova nel campo dell’esistenza e che nessuno le potrà più togliere.
PG
6 Ottobre 2025 Luca 10, 25-37
Solo accettando e riconoscendo le nostre ferite, non solo dolorose, ma anche oliate, benedette, amate, può nascere quel cammino che ci porta incontro ad altri malcapitati della vita. In questo modo possiamo comprendere e avvicinarci, perché siamo sulla stessa barca. E potremmo dirci prossimo l’uno dell’altro perché Dio è prossimo a tutti.
Dehoniani
“Non chiederti: chi è il mio prossimo? Tocca a te farti prossimo di chi è nel bisogno”.
Sant’Agostino
Giovanni Nicoli | 13 Gennaio 2022