Marco 12, 28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

Quanto tempo perdiamo senza l’ascolto e quanta poca comprensione portiamo a casa dalla mancanza di ascolto. Non comprendiamo noi stessi, se non ci ascoltiamo, non comprendiamo gli altri.

Il non ascolto quando facciamo un lavoro e dobbiamo confrontarci fra varie entità su di un cantiere, porta a difficoltà e incomprensioni. Non solo: si passano ore a discutere sul nulla quando basterebbero cinque sani minuti di ascolto per comprendere e potere prendere una decisione.

Il non ascolto dell’altro quanto poco spazio di comprensione ci lascia di lui e quando noi non ascoltiamo l’altro, noi non solo non ascoltiamo e non comprendiamo lui, ma non ascoltiamo e non comprendiamo neppure Dio, anche se leggiamo la Bibbia dalla mattina alla sera.

Anzi meno ascoltiamo e più abbiamo bisogno di distinguere il tempo dato a Dio, dal tempo dato al prossimo, dal tempo dato a noi stessi: come se non stessimo parlando della stessa cosa, vale a dire di noi stessi in rapporto alla vita.

“Caro Michele, caro Ferruccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un altro abbraccio, vostro Lorenzo”.  Così dice una parte del testamento di don Milani.

Più grande di così come capacità di sintesi tra i vari amori, non so se è possibile.

Ed è quell’amore che nasce dall’ascolto più che dalla chiacchiera vuota e becera, continua ed ininterrotta.

Ascolta Israele! Ascolta popolo di Dio! Ascoltate figli di Allah, il Misericordioso! Il Signore è uno, Lui è l’unico Signore, amalo con tutto te stesso!

Come si fa ad amarlo se non lo ascoltiamo con tutto noi stessi? Solo ascoltandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la forza, noi potremo cogliere la bellezza di poterlo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la forza.

Sì perché solo con l’ascolto totale di Lui possiamo cogliere il suo amore totale e incondizionato di noi stessi. Ed è essenziale questo, senza questo non c’è vita e non c’è amore di corrispondenza. Solo in questo passo e in un altro di Luca si parla di amare Dio, nel Nuovo Testamento. In tutto il Nuovo Testamento è infatti continuamente richiamato l’amore che Dio ha per noi da cui scaturisce il nostro per Lui. Mai, a parte questi due momenti, si parla del nostro amore verso Dio. Questo fatto è importante e rivoluzionario rispetto alle nostre “fisime” sull’amore che dobbiamo a Dio. Senza il riconoscimento, e dunque l’ascolto del suo amore, non c’è amore nostro per Lui. Da che mondo è mondo è il Padre e la Madre ad essere l’inizio dell’amore per il figlio: è la cosa più naturale che vi sia. Così è per noi e per Dio: ascoltare l’amore che vibra in noi dell’amore vibrante di Dio è la cosa più bella, più sana, più giusta che possiamo fare. Da lì, sorgente dell’amore, nasce il fiume nel quale possiamo navigare fino ad arrivare al mare dove tutti siamo tutto in Lui, oceano della nostra esistenza.

Non perdiamo più tempo in inutili discussioni, affondiamo la nostra faccia nel seno del Padre e della Madre ascoltando il battito amoroso del suo cuore. Come ogni bimbo, se sentiamo questo, impariamo l’ABC della vita, l’ABC dell’amore. Da lì la vita scaturisce, si sviluppa e cresce.

Ricordati, oggi: Ascolta Israele, Ascolta comunità cristiana, Ascolta il tuo Dio: oggi nascerà la vita per te e in te. Da quella vita scaturisce ogni grazia e ogni amore che sia in alto o in basso, verticale o orizzontale, per Dio o per l’altro non importa, ciò che importa, ascolta, è che sia amore che scaturisce dalla Fonte della vita.

 

Il primo servizio che si deve agli altri nella comunione, consiste nel prestar loro ascolto. L’amore per Dio comincia con l’ascolto della sua Parola, e analogamente l’amore per il fratello comincia con l’imparare ad ascoltarlo.

Dietrich Bonhoeffer

Amerai… verbo al futuro perché è il verbo della vita e la vita è ricerca.  La vita non è soltanto ciò che hai alle tue spalle: essa è ancora tutta da svolgere inventando nuovi percorsi nelle tue relazioni. Verbo ancora tutto da coniugare perché la vita, Dio, l’altro sono sempre ad-venienti.

A.Savone

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8 Settembre 2026 Matteo 1, 1-16.18-23

Oggi la Chiesa festeggia la Natività di Maria. Nel 2014 papa Francesco, durante l’angelus del 7 settembre, disse: “E ricordatevi domani la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna. Sarebbe il suo compleanno. E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: ‘Tanti auguri!’. E dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!”. 

La storia della salvezza non passa da cuore puro a cuore puro, da mani immacolate a mani immacolate, ma attraverso le nostre vicende, grandiose o misere che siano. Questo rende sacra la nostra quotidianità. Perché anche qui, oggi, nel volto della prossima persona che ognuno di noi incontrerà, è racchiuso l’appello d’amore di Dio. Rispettare la propria routine quotidiana, anche quando apparentemente noiosa, significa stare attenti al passaggio di quel «Dio con noi» che rende profumata la nostra vita.
Dehoniani

7 Settembre 2026 Luca 6, 6-11

a nostra febbre, il nostro stato di malattia, il nostro essere sdraiati a letto, ossia inchiodati alla nostra miseria non ci attira rimproveri, castighi, accuse moralistiche da parte di Dio, ma piuttosto diviene occasione di “essere da lui visti” e toccati, come una sposa prende per mano la chiesa e la rialza.
P. Scquizzato

6 Settembre 2026 Matteo 18, 15-20

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