Marco 12, 28b-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Amerai il prossimo tuo come te stesso. Sappiamo chi è il prossimo: il prossimo è il Samaritano che si prende cura del poveraccio bastonato e derubato. Il prossimo è innanzitutto, secondo la parabola di Luca del Buona Samaritano, colui che mi ha fatto del bene.

Amare il prossimo significa riconoscere chi mi ha fatto del bene, ricordarsi di costui e ringraziare per costui lodando Dio.

E chi è il nostro primo prossimo se non il Padre che ci ha creati e ci ha amati fin dalla fondazione del mondo?

E chi è il nostro prossimo se non il Figlio che si è fatto bastonare e crocifiggere, per potere soccorrere questo uomo bastonato e crocifisso?

E noi? Noi soccorsi e curati da Gesù Buona Samaritano, straniero buono in casa nostra, siamo chiamati a divenire a nostra volta buoni samaritani per i nostri fratelli. Fratelli che hanno bisogno di un prossimo che si prenda cura di loro, un prossimo da potere ringraziare, un prossimo da potere riconoscere come tale, un prossimo da amare.

Un prossimo da amare come amiamo noi e più di noi. Un prossimo che ci ha riempiti dell’amore suo, ci ha riempiti del suo sangue, si è dato da mangiare. Noi prossimi per tanti desolati della terra che aspettano qualcuno che si faccia cibo per loro.

Oggi è la giornata del ringraziamento per i nostri prossimi che ci hanno amati ed accuditi, sostenuti e che ci hanno dato la vita: riconosciamoli, amiamoli, ringraziamo Dio per loro nel nostro cuore e vediamo che non siamo più così soli come pensavamo.

 

Amerai… verbo al futuro perché è il verbo della vita e la vita è ricerca. La vita non è soltanto ciò che hai alle tue spalle: essa è ancora tutta da svolgere inventando nuovi percorsi nelle tue relazioni. Verbo ancora tutto da coniugare perché la vita, Dio, l’altro sono sempre ad-venienti.

Savone

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6 Aprile 2026 Matteo 28, 8-15

La Pasqua la si comprende solo a patto di imparare l’amore e il suo linguaggio.

L’unico vero annuncio che possiamo dare è quello di averLo incontrato.

Cristo non ci chiede di diffondere una notizia ma di diffondere un incontro.

Luigi Maria Epicoco

La Pasqua è tutta qui. Nell’abbracciamento di quei piedi.

Essi devono divenire non solo il punto di incontro

per le nostre estasi d’amore verso il Signore,

ma anche la cifra interpretativa di ogni servizio reso alla gente,

e la fonte del coraggio per tutti i nostri impegni

di solidarietà con la storia del mondo.

Tonino Bello

5 Aprile 2026 Giovanni 20, 1-9

La risurrezione non vince occupando,

sconfiggendo, eliminando,

ma creando spazio.

Uno spazio disarmato e disarmante.

Uno sepolcro aperto e fragile,

che domanda di essere abitato,

in cui impariamo di nuovo ad essere fratelli e sorelle.

L. Vitali

Sono risorto per ricordarvi con un bacio sulla fronte

che è colui che non si ferma, che regge il cielo.

Sono risorto per ricordarvi che la speranza

è un filo sottile, ma regge il mondo.

Che la fiducia è chiudere gli occhi

e sentire una mano che ti prende e ti tira su.

Luigi Verdi

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