Marco 16, 15-18

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il vangelo di oggi fa sì che la nostra vita si giochi intorno a due poli di attrazione che hanno un punto importante di incontro. Il polo dell’annunciatore e il polo di colui che accoglie l’annuncio. L’annunciatore che è chiamato ad essere un tutt’uno con l’annuncio del Vangelo, colui che accoglie l’annuncio che è chiamato a lasciarsi permeare in toto dal Vangelo.

Quello dell’annunciatore è un compito essenziale per la vita della Chiesa e del Regno. L’annunciatore può essere chiunque, anche se qualcuno è chiamato per vocazione specifica. Il vangelo di quest’oggi evidenzia il compito dei Dodici Apostoli che sono mandati ad andare in tutto il mondo per proclamare il vangelo a ogni creatura.

L’andare, il proclamare, in tutto il mondo, il Vangelo, a ogni creatura sono le caratteristiche della missione.

Andare significa uscire e mettersi per via, lasciare la propria casa, le proprie sicurezze. Andare per proclamare il Vangelo di Gesù, la Buona Notizia che il Signore è con noi, è in mezzo a noi ed è venuto a guarirci dai nostri peccati e dalle nostre schiavitù fisiche e morali.

Annuncio che è per ogni uomo, nessuno escluso. Ogni uomo di tutta la terra che è destinatario di quest’annuncio. Ogni angolo della terra deve essere esplorato e visitato. Ogni angolo del nostro occidente scristianizzato, ogni angolo dei quattro punti cardinali.

Non vi è categoria o popolo o situazione esistenziale che non siano destinatari di questo dono di Dio. Ricordiamoci che i primi destinatari dell’annuncio sono i deboli, i peccatori, i malati, i fragili e le fragilità.

Gli annunciatori sono i Dodici, ma non dimentichiamoci che il grande annunciatore rimane Paolo, di cui oggi ricordiamo la conversione, che non era parte dei Dodici. L’annunciatore è un chiamato da Dio ed è parte della gerarchia, del sacramento dell’ordine, ma l’annunciatore è anche e sempre un chiamato da Dio che fa parte del popolo di Dio.

Nella nostra esperienza ci imbattiamo in tanti annunciatori chiamati nell’ordine che non annunciano nulla e che rimangono solo perché hanno un posto assicurato, e vediamo tanti laici che vivono in profondità questa chiamata.

Mi pare importante evidenziare come l’annunciatore è uno che vive l’annuncio e lo testimonia, a qualsiasi categoria egli appartenga.

Colui che viene raggiunto dall’annuncio appartiene alla categoria delle persone che abitano la nostra terra. Ogni uomo è creatura di Dio ed è stato chiamato da Dio ad essere suo figlio. L’annuncio raggiunge il cuore dell’annunciato quando lo fa diventare figlio di Dio, quando lo aiuta a scoprire questa sua realtà di vita.

Diventare figli di Dio significa diventare più forti del male, perché animati dalla vita di Dio. Più forti del male che attacca la nostra vita e la nostra persona, il nostro corpo come il nostro animo.

Essere credenti, essere figli di Dio, porta in dono il fatto che “nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Ogni giorno noi siamo chiamati a ricercare questo ponte di vita. Un ponte che mette in relazione l’annuncio con l’annunciato, l’annunciatore con colui che riceve, la vita di Dio con la vita dell’uomo.

Non possiamo non sentirci dei mandati e andare per le vie della nostra terra a testimoniare. Non possiamo ogni mattina non sentirci oggetto di annuncio, perché ogni giorno dobbiamo rinnovare il nostro essere figli e il nostro credere nel Padre. Non possiamo ogni giorno non sentirci dei mandati incontro ai fratelli per condividere quanto il Signore ci ha donato rinnovando continuamente il dono.

Le difficoltà, il male, il peccato, le chiusure, i veleni fanno parte della missione: non temiamoli.

Credere non significa aderire, accettare una dottrina, una verità, ma credere significa accogliere questa potenza d’amore ed essere disposti poi a comunicarla agli altri. L’amore ricevuto da Dio si trasforma in amore comunicato.

Alberto Maggi

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5 Novembre 2026 Luca 15, 1-10

Il punto in cui si smette di cercare
e ci si dispone a essere trovati,
qualcosa ama il numero dei miei capelli
non sa nome né storia
ma ha memoria di ogni singolo respiro
ama i battiti nella notte
i denti e i pugni stretti
ama lo spalancarsi delle braccia
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sull’orlo dei precipizi, e i passi oscillanti
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Ti salvo. Salvo di te il soccorso
e la spinta, l’immisurabile
e il limite. Mi lascio accogliere
con la vigile mutezza
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Caduta, ripresa.
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Chandra Livia Candiani

4 Novembre 2026 Luca 14, 25-33

Sedersi «a calcolare la spesa» ed «esaminare» con attenzione quello che stiamo scegliendo di mettere al centro del nostro cuore è, in fondo, la misura della maturità e della concretezza della nostra fede.
  Pasolini

Trasformarsi da servi a discepoli, da marionette mosse da fili invisibili a esseri umani liberi, richiede un atto radicale: imparare a “odiare” ogni potere che tenta di soffocare il nostro vero Sé. Non si tratta di odio distruttivo, ma di un distacco, di una disidentificazione da ciò che pretende di definire la nostra identità.
 Scquizzato

3 Novembre 2026 Luca 14, 15-24

Dio viene come uno Sposo, intimo come un amante, esperto di feste e fa festa in cielo per ogni mendicante d’amore che trova e restituisce un sorso d’amore.
P. De Martino
 
Per rispondere all’invito: “Venite, è pronto” occorre “essere pronti”, aperti alla novità del banchetto come se fosse la prima volta che vi partecipiamo. Occorre uscire dalle proprie case/vite, dai propri affari, e lasciarsi trascinare dalla gioia e dalla comunicazione di vita di Colui che invita.
L. Locatelli

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