Marco 16, 15-18
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Oggi la lettura del vangelo di Marco fa un salto di qualche capitolo per meglio celebrare la figura di s. Paolo, l’evangelizzatore per eccellenza. La festa della conversione di san Paolo chiude la settimana della preghiera per l’unità dei cristiani. Una settimana che è grande preghiera interconfessionale fra le grandi religioni, per la pace.
Il vangelo di quest’oggi si situa alla fine del vangelo di Marco, anzi al di fuori. Infatti dal versetto 9 al versetto 20 del capitolo sedicesimo, è una aggiunta che è stata fatta in seguito, probabilmente nel secondo secolo, dalle comunità cristiane primitive. Lo scritto originario probabilmente è andato perso e le comunità cristiane, per non lasciare monco il discorso del vangelo di Marco, hanno aggiunto questi ultimi versetti.
Ci troviamo dunque dopo la risurrezione, Gesù è apparso a Maria di Magdala, ai due di Emmaus e agli undici. Ed è proprio agli undici che Gesù fa il discorso dell’invio e della missione che è il vangelo di oggi.
Gesù disse loro: Andate. Gesù manda i suoi discepoli, non dice loro, adesso state bene assieme, per questo state insieme a scaldarvi. Ma andate: cioè siate sale della terra, siate lievito nella pasta, siate luce del mondo, siate lanterne che illuminano. Siatelo, come mandato, comunitariamente, non uno solo ma tutti e undici. Negli undici, tutti i seguaci di Cristo sono chiamati ad andare. È un mandato comunitario. È un invito che Gesù fa ai discepoli riuniti nel cenacolo impauriti dopo la sua risurrezione: andate, non abbiate timore, non è finito tutto, io sono con voi, vi mando e vi accompagno, questa è la vostra chiamata, questo è il motivo per cui vi ho chiamati tempo addietro.
L’invito ad andare è un invito ad andare in tutto il mondo, non solo nel nostro paese o nella nostra valle.
Oggi, come ogni mattina, il Signore ci manda in tutto il mondo. Ci invita ad uscire di casa per andare: al lavoro, a scuola, a fare i mestieri di casa, ad un incontro. Andate in tutto il mondo. Nessun angolo della nostra vita e del nostro mondo deve rimanere scoperto. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni angolo del nostro cuore. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni situazione di vita. Siamo chiamati ad evangelizzare ogni posto dove ogni giorno verremo a trovarci. In tutto il mondo l’invito è quello di predicare il vangelo ad ogni creatura.
Predicare il vangelo significa celebrare con la vita, fare comunione con tutto quanto siamo e con tutti quanti incontriamo. Non significa non fare, ma significa incontrare ogni uomo e ogni donna con la nostra peculiarità e con la propria identità. Questo predicare, cioè celebrare con la vita, noi siamo chiamati a farlo con tutti.
Molti criticano il Papa che prega con gli altri cristiani per la pace, dicendo che questo crea confusione, che la gente non sa più quale è la religione vera, che è un perdere la nostra identità. Questa è pura paura dell’altro e della diversità dell’altro. Significa non avere capito il Concilio che dice che in ogni cultura e in ogni uomo ci sono i semi della Parola di Dio e vi è l’immagine di Dio. Pregare insieme per la Pace significa fare opera di pace, significa testimoniare il vangelo. L’accoglienza degli altri fratelli è predicare il vangelo ad ogni creatura.
Noi siamo chiamati a dare a noi stessi, ad ogni angolo del nostro cuore, ad ogni persona che incontriamo nella nostra giornata, ad ogni luogo dove un uomo vive, la possibilità di credere. Chiamati a dare l’annuncio, chiamati a battezzare, a fare morire l’uomo vecchio per risorgere con l’uomo nuovo. Credere che il vangelo può parlare al nostro cuore, ai nostri sentimenti, alla nostra mente, alla nostra volontà, al nostro inconscio, al nostro corpo: può evangelizzare.
Credere che il vangelo parla ad ogni uomo, anche quelli da noi odiati o che ci odiano, è invito ad andare in tutto il mondo. Non si tratta di non fare differenze, si tratta di fare verità e la verità esalta le differenze, non le appiattisce.
Il rifiuto dell’annuncio diventa motivo di condanna e di morte. L’annuncio ci rende più veri, esalta l’immagine di Dio dentro di noi e nell’altro. Se noi rifiutiamo questo annuncio noi diventiamo meno noi stessi, meno figli di Dio, meno persona. Se questo rifiuto si fa persistente diventa scelta di condanna, cioè di chiusura, di opposizione al vangelo col risultato di trovarsi condannati.
Vi sono vari segni che accompagnano l’annuncio. Ci fermiamo sull’imposizione delle mani agli ammalati. Siamo chiamati a benedire il male che c’è in noi, ad imporre le mani perché possa guarire. Siamo chiamati ad imporre le mani, a benedire il male che c’è nell’altro perché possa guarire.
Il male può essere fisico o morale: benediciamo ed imponiamo le mani perché possa guarire! Andiamo quest’oggi e predichiamo imponendo le mani nella benedizione perché noi e i nostri fratelli possiamo guarire. Amen!
Più spogli si va, più il Vangelo è annunciato con franchezza e, come seme non rivestito caduto a terra, germoglia subito e più facilmente. Enzo Bianchi
Annunciate a tutti il vangelo e se è proprio necessario usate le parole. San Francesco
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
17 Ottobre 2026 Luca 12, 8-12
La bestemmia contro lo Spirito Santo, è stare davanti alla Luce e rimanere ostinatamente con gli occhi chiusi. Quel buio scelto deliberatamente da me non può essermi perdonato perché la misericordia di Dio non può costringermi ad aprire per forza gli occhi.
M. Epicoco
16 Ottobre 2026 Luca 12, 1-7
L’ipocrisia è quel modo di vivere, di agire, di parlare che non è chiaro, che si presenta in maniera ambigua:
forse sorride, forse è serio… non è luce, non è tenebra.
È un po’ come il serpente: si muove in una maniera che sembra non minacciare nessuno e ha il fascino del chiaroscuro.
L’ipocrisia, cioè, ha il fascino di non dire le cose chiaramente; il fascino della menzogna, delle apparenze.
Papa Francesco
15 Ottobre 2026 Luca 11, 47-54
Ogni giorno siamo posti a un bivio: scegliere se diventare occasione perché gli altri si sentano riconosciuti, rinfrancati e sostenuti, oppure appesantire e ostacolare il loro cammino verso una vita piena. Scegliere di favorire e alleggerire la vita di chi ci sta accanto è una scelta che possiamo fare sempre. Quando siamo felici e leggeri è quasi un dolce dovere. Quando siamo stanchi e affaticati è amore puro.
Pasolini
Giovanni Nicoli | 25 Gennaio 2023