Marco 16, 9-15
 
 
 

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Magdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.

Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.

Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Ma “non credettero”: questa è la reazione degli undici all’annuncio della risurrezione. Annuncio di donne che vanno al sepolcro; annuncio di una ex indemoniata; annuncio di due che se ne andavano da Gerusalemme verso la campagna.

Comunque sia l’atteggiamento degli Undici, l’atteggiamento degli Apostoli e dei loro successori, l’atteggiamento dei cristiani non cambia: non ci credono.

Non ci crediamo che il Signore è risorto. Per questo ci perdiamo nei nostri intrallazzi, per questo abbiamo bisogno di gestire noi la nostra esistenza, per questo continuiamo a ricercare sicurezze economiche e di potere, appoggi politici che nulla hanno a che fare con la fede nel Risorto.

Non crediamo che sia risorto, per questo ci perdiamo a tentare di maneggiare la vita, anziché perderci a goderla e a viverla. Troppo tempo della mia vita è donato a cose che sono inutili ad una vita vissuta. Lo so che i benpensanti mi dicono ogni giorno che i soldi sono importanti e sono una cosa seria. Lo so che i cristiani benpensanti, protetti dal diritto canonico e approvati dalla chiesa in istituti religiosi, dei quali faccio parte, mi dicono che le strutture e le proprietà vanno ben gestite. Lo so che ricevo grandi elogi quando faccio fruttificare i luoghi in cui viviamo e che ci sono stati consegnati come un dono avvelenato dai nostri padri. Ma se dono –sperpero sarebbe meglio dire, così direi io benpensante – questi beni ai poveri che da sempre sono le nostre vere e uniche banche – vedi i padri della chiesa – allora sono un visionario, uno che non ha i piedi per terra, uno che sperpera le sostanze della chiesa.

Non ci crediamo che sia risorto, per questo siamo arrivati alla pazzia dell’anticristo. Siamo immersi in un modo di essere e di vivere che non dice più nulla a questo mondo, perché è uguale a questo mondo. Cosa abbiamo da dare a questo mondo? La messa alla domenica e un po’ di catechesi in preparazione a quei sacramenti che anziché essere iniziazione alla fede, diventano i sacramenti dell’addio? Siamo così ciechi che ci accontentiamo di avere intorno un piccolo codazzo che garantisca la gestione delle strutture e sovrastrutture, non ricercando più un rapporto di fede e una comunicazione della fede?

“Non ci credettero”, non ci crediamo che Lui è risorto. Anche il vangelo fa fatica a concludere decentemente la sua storia su Gesù. Si interrompe bruscamente, prova ad aggiungere qualcosa il nostro evangelista Marco, ma forse il risultato è quello di peggiorare la situazione.

Una situazione dove il Signore appare ai suoi discepoli, agli Undici, e li rimprovera perché non hanno creduto all’annuncio delle donne e all’annuncio di due laici. Oggi appare a noi sua chiesa e ci rimprovera perché non crediamo all’annuncio di chi lo ha visto e lo crede risorto. Al di là dei ruoli sclerotizzati, e non c’entra il sacramento dell’ordine ma gli ordinati, non crediamo che una donna o un laico possa credere a quel Risorto a cui noi non crediamo più. Diciamo che non sono pronti, i laici. E noi? Pensiamo di esserlo perché abbiamo letto qualche libro di teologia? Siamo arrivati alla pazzia, non alla fede, al buon senso.

E Gesù appare oggi in mezzo a noi e ci rimprovera per la nostra incredulità e durezza di cuore. Perché è questo che siamo ed è questo che siamo diventati. Baracconi da museo, gestori di musei. Belli, certamente, ma pietre di sasso e non più pietre vive.

Ma ciò che strabilia di più è che il Risorto, dopo averci rimproverati, non ci ripugna, non ci ostracizza.

Il Risorto, dopo averci ricordato la nostra durezza di cuore e la nostra incredulità, ci dice: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”. Questa è la follia del vangelo, questa è la saggezza del Risorto. Non segue le categorie umane ma le stravolge e di fronte agli Undici, – Papi, vescovi, preti. frati e suore, matrone e gruppi di ogni genere – e a noi increduli e duri di cuore dà una consegna: andate e annunciate a tutti il vangelo, la buona notizia, il fatto che il Signore è risorto.

Più follia della croce di così, più follia da risorti di così. A noi increduli e duri di cuore il Signore si consegna di nuovo e a noi affida la testimonianza e l’annuncio del vangelo senza confini, senza restrizioni, senza interdizioni.

A noi increduli: mah, è un bel mistero anche questo, eh?! Un bel mistero da risorti!!!

Dio è da sempre “tutto in tutti”. Per uscire allo scoperto attende solo di essere riconosciuto. In chi lo sa vedere, lo stupore risveglia grappoli di domande, le cui risposte generano ulteriore stupore con meraviglia senza fine.

Silvano Fausti

 

Non annunciate il Dio della storia,

ma mostratelo come egli vive oggi attraverso di voi.

 Drewermann

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

25 Dicembre 2025 Luca 2, 15-20

Dobbiamo molto ai pastori nel Natale perché sono curiosi, attivi, spinti a fare un passo in là, loro che sono esperti delle notti fredde, del lasciare il gregge per cercare la pecora perduta che non stanno fermi né con i piedi né con il cuore. Essi trovano Colui che è trovato solo se perso, conosciuto solo se cercato, scoperto solo se atteso ed invece di trovarsi di fronte ad un evento di eccezionale portata si trovano di fronte Maria, Giuseppe e il Bambino che giace «nella mangiatoia» che sappiamo essere un ricovero per gli animali durante la notte. Il primo miracolo del Natale lo vediamo realizzato in loro che non rimangono delusi dalle aspettative.

Andrea Marchini

24 Dicembre 2025 Luca 1, 69-79

La misericordia non è un semplice sentimento di compassione verso chi è misero, bisognoso, o peccatore, ma il più vitale e rigenerante gesto di amore di Dio verso il suo popolo. La misericordia non si limita a toccare le corde della sensibilità del nostro cuore, ma esige un impegno globale verso i poveri, gli emarginati dalla vita, i lontani e i peccatori, affinché tutti possano rientrare in quel grembo di vita che è Dio.

Rosanna Virgili

23 Dicembre 2025 Luca 1, 57-66

ra Zaccaria e Elisabetta vi è un’intesa da far nascere, da ripartorire.Dio non vuole essere replicato, Dio non è passato da ricordare,Dio è Memoria del Presente. Zaccaria inglobando il volere di Elisabetta, inceppa il correre della religione. Occorre scendere dai binari, uscire dai cammini mentali e ideologici. Occorre sperimentare Grazia. 

E. Avveduto

Ogni volta che si apre uno spiraglio nel muro delle certezze granitiche edificato sulla Legge, lo Spirito ci si infila e crea uomini nuovi. Ogni volta che ci si apre al dono della misericordia siamo resi capaci di parlare in maniera nuova, non più preoccupati di salvaguardare a tutti i costi i modelli di una tradizione ormai incapace di aprirsi alla novità di Colui che viene.
L. Locatelli

Share This