Marco 3, 20-21
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
La storia del vangelo di oggi è: siccome tutto quello che fa Gesù non rientra nei canoni della famiglia e della società è ritenuto pazzo e inaffidabile. La gente dice così, per questo lo dobbiamo rinchiudere perché altrimenti che cosa dirà anche di noi.
Un altro aspetto che il vangelo di quest’oggi mette in evidenza è il desiderio che ognuno di noi ha di prevalere sull’altro. L’uomo non rinuncia mai a volere rendere l’altro schiavo di se stesso. Forse la schiavitù è terminata a livello teorico, ma non nella realtà.
Quanti modi ci sono di rendere schiave le persone anche attraverso le relazioni di parentela. Si può rendere schiava una persona anche inducendola a pensare in un certo modo, plagiandola. Pensiamo a tutta l’azione propagandistica dei regimi totalitari. Chi ha potere spesso lo usa per prevalere sul prossimo con superbia e arroganza, avvalendosi di una supposta superiorità culturale, politica o finanziaria.
Il grande mezzo per dominare tutto questo, oggi giorno è l’informazione, magari telematica. Nel mondo d’oggi l’informazione ha raggiunto una dimensione straordinaria, mai vista in precedenza. Tutti parlano di tutto, le informazioni circolano dappertutto: è importante che noi possiamo distinguere da quale spirito queste informazioni sono dettate. Sono dettate dalla preoccupazione dell’auditel? Sono dettate dalla propaganda? Sono dettate dalla convenienza politica?
È importante cogliere la motivazione vera, per potere discernere la verità e scegliere e non lasciarsi plagiare. Magari correre il rischio di essere presi per pazzi, ma per lo meno vivere nella verità.
I suoi uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”!
Capire o giudicare è da sempre il binomio di poli entro i quali si gioca la maggior parte delle relazioni. Capire o giudicare, mettersi in ascolto o sapere già cosa l’altro dirà, accogliere o rifiutare e combattere.
Ancora di più oggi che l’informazione è avvelenata da una falsa e continua guerra per salvare l’orgoglio ferito dell’occidente come dell’oriente, magari del Medio Oriente, raggiungendo guadagni mai sperati in tempo di pace. Rabbia che porta alla vendetta mafiosa delle superpotenze contro popoli di poveracci, si contro un popolo perché gran parte delle vittime sono i civili e non coloro che combattono, sono loro gli effetti collaterali, sono loro le vittime delle bombe intelligenti.
Mettere l’accoglienza alla base delle proprie relazioni, significa amare innanzitutto una persona. Noi di solito una situazione o una persona prima di accoglierla la studiamo e cerchiamo di capirla, poi la accogliamo oppure no sicuri del nostro giudizio: niente di più falso e niente di più fallimentare. Sì perché una persona o una realtà la si capisce solo se la si ama, non se la si studia con un freddo razionalismo. La persona è mistero e solo nel mistero dell’amore vi può essere vera accoglienza. Fuori da lì c’è solo un freddo razionalismo che giudica e viviseziona, un freddo razionalismo che non potrà mai comprendere e accogliere.
Il giudizio è il veleno delle nostre relazioni perché non porta alla comprensione ma al pregiudizio, di solito cerca solo conferme al proprio pregiudizio attraverso uno sguardo e una ricerca estremamente selettivi fino a rasentare la paranoia.
Il giudizio è lo strumento del mercato non delle relazioni umane. Il giudizio è attento solo a non farsi fregare e a fregare prima che l’altro ci riesca, non è finalizzato alla vita, all’amore, all’accoglienza, alla maturazione, alle persone.
La paura è il grande motore che ci spinge a questo. La paura dell’altro, la paura delle situazioni nuove. Le nostre società occidentali sempre più vecchie, non possono che vedere sempre più accresciuta questa paura che non è l’esatto opposto della vita e del rischio. Ci si chiude perché l’altro chissà cosa mi potrebbe fare e verrebbe a portarmi via quello che è mio e che custodisco con gelosia, ma non ci si sa più aprire alla vita e all’accoglienza: appunto si giudica anziché capire ed amare.
Gli elementi più importanti di questo modo di vivere, se di modo di vivere si può ancora parlare, sono dunque il parlare male dell’altro e l’autogiustificarsi. Due elementi e atteggiamenti che sono l’ultimo grido di una persona e di una società che non ha più i pilastri morali, motivazionali e di significato su cui basare le proprie scelte di vita.
Allora ci accontentiamo di dire che il Cristo è fuori di sé o cerchiamo di comprendere?
Di fatto non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.
Alda Merini
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
28 Dicembre 2025 Matteo 2, 13-15.19-23
Può sembrare uno scandalo, può sembrare il rovesciamento delle nostre logiche di forza, di potere, di successo, ma forse è questo il vero volto di Dio: un Dio che non sta fermo nei templi che gli abbiamo costruito, ma cammina con chi fugge, con chi dorme nelle tende o piange accanto alle macerie di una casa, o di una vita. E’ un Dio che non siede sui troni, ma è sulla strada e si nasconde tra le valigie, nei corridoi delle stazioni, tra le assi di un barcone, nei visi stanchi di chi non ha più casa. Un Dio insomma che è in tutti quei luoghi dove la vita si rifugia per non spegnersi.
L. Verdi
27 Dicembre 2025 Giovanni 20, 2-8
Arriva prima l’Amore, ma aspetta la Verità per entrare davvero nelle cose.
M. Epicoco
Nel Verbo fatto carne, Dio parla e ascolta, e la parola è il modo per rendere accessibile l’intimità. Possiamo e, per molti aspetti, dobbiamo accogliere ogni giorno il realismo dell’incarnazione, che si concretizza attraverso una cascata di verbi da cui la Liturgia della Parola di oggi sembra inondarci: udire, vedere, contemplare, toccare, testimoniare, annunciare, essere in comunione, correre, uscire insieme, credere: «perché la nostra gioia sia piena».
M. D. Semeraro
26 Dicembre 2025 Matteo 10, 17-22
Fare il bene può generare odio, accuse, dolore… persino morte ed è per questo che spesso è più comodo restare nelle “pantofole dell’indifferenza”, dove tutto appare tranquillo e nessuno ti disturba.
L. Vitali
Se superiamo una lettura doloristica del Vangelo ci accorgiamo che riceviamo una costante proposta di libertà: non è la sofferenza a donare grazia, ma è la grazia che permette di non naufragare anche quando arriva la sofferenza.
In questo senso essere testimoni di Gesù non significa fare catechismo alle persone che incontriamo (né stressarle perché facciano quello che a noi sembra opportuno), ma sprigionare la dolcezza del profumo di Vita Buona di cui siamo imbevuti perché chi ci sfiora ne odori la fragranza fino a riempirsi il cuore.
P. Lanza
Giovanni Nicoli | 20 Gennaio 2024