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28 Gennaio 2020 Marco 3, 31-35

Giovanni Nicoli | 28 Gennaio 2020

Marco 3, 31-35

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».

Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Mi pare che una delle fatiche della vita sia entrare in contatto in verità col mondo che cambia continuamente. Al giorno d’oggi dove sembra che l’uomo diventi sempre più distruttivo della vita, quella vera, e del creato, mi viene da pensare se il mondo non sarebbe migliore senza l’uomo. Distruggiamo quello che è essenziale per vivere e siamo convinti di essere nel giusto, di fare bene. Più che partecipare alla creazione collaborando col Creatore mi sembra che siamo maggiormente propensi a distruggere il creato. Col creato distruggiamo la famiglia, con la famiglia distruggiamo la società: grazie a tale distruzione sembriamo sempre più relegati in un cul de sac.

Il Male ci sta distruggendo grazie alla nostra malvagità, cosa che ci è connaturale, non possiamo scandalizzarci di quello che siamo. Possiamo però accogliere il richiamo a convertirci al Bene, al nostro bene, al bene che inabita in noi, per ritornare a prenderci cura gli uni degli altri, del mondo.

I suoi erano usciti per andare a prenderlo perché dicevano “è fuori di sé”. Arrivano un po’ in ritardo perché gli scribi accusano Gesù di scacciare il male in nome del male: ma nessun regno può sussistere, dice loro Gesù, se è diviso in se stesso. Oggi i suoi arrivano a prenderlo perché Gesù è ritenuto inabitato da uno spirito immondo.

Oggi incontriamo l’invito di Gesù a ricostruire i legami famigliari non tanto basandoli sulle nostre forze. Oggi dove neppure i legami di sangue sembrano più tenere, Gesù ci invita a basare i nostri legami sull’amore del Padre che abita in noi e chiede di essere accolto da noi. Noi vediamo facilmente la nostra incapacità e il nostro male e corriamo ai ripari prendendocela con gli altri, scaricando su di loro il nostro male e le nostre responsabilità creando divisione e malignità. Oggi il Signore ci invita a riconoscere quanto poco figli siamo e a riprendere la via vera della vita, Lui che è Via, Verità e Vita, per ritornare ad amare questa nostra storia, questo nostro oggi.

La via è tracciata ed è chiara: chi ascolta la sua Parola, Lui Parola, chi fa la volontà del Padre, volontà incarnata in Lui Parola, è fratello, sorella e madre.. Questo invito non ha nulla che superi le nostre forze, non è un invito al perfezionismo, è un invito a ritornare ad essere figli e fratelli. Le nostre incredulità e le nostre fughe, fanno parte della nostra esperienza di fede: non ce le lasceremo dietro le spalle se non dopo che avremo raggiunto la casa del Padre, se non dopo che saremo morti.

Non temiamo le nostre incredulità, amiamole come parte della nostra umanità. Ma mentre accogliamo quello che siamo nelle nostre incredulità, accogliamo pure la Parola che solletica il bene che è in noi a diventare vita, ad uscire allo scoperto, ad essere luogo di scelta libera. Gesù dopo avere rimproverato i suoi perché increduli alla sua risurrezione li manda ad annunciare la Buona Notizia. Noi increduli siamo mandati perché la sua Parola non cerca anime belle e immacolate, Lui Parola è via del Padre per amarci per quello che siamo con amore di Madre.

Entriamo nell’oggi come l’oggi dell’ascolto. Affiniamo le nostre capacità uditive. Poniamo attenzione alle nostre disattenzioni a ciò che ci rende più umani, più gente di fede. Non cediamo alla tentazione di scandalizzarci per le nostre fragilità, infedeltà e incredulità. Vivere scandalizzandoci è opera del Male; vedere le nostre incredulità e accogliere l’invito a convertirci al Bene è opera dello Spirito Santo in noi.

Oggi è il giorno dell’ascolto: non abbiamo bisogno di dirci cristiani, abbiamo necessità di vivere la nostra umanità di fede e la nostra fede umana. Lì si incarna il Figlio di Dio.

Che fare? Semplicemente entriamo in questo giorno dell’ascolto con le orecchie aperte, col cuore accogliente, con la mente attenta, con le mani pronte a vivere, coi piedi pronti a camminare. Che cosa dobbiamo fare? L’incontro con la vita ce lo dirà, se abbiamo mente e cuore, mani e piedi, aperti e attenti all’ascolto della storia di oggi e della voce dello Spirito che canta dentro di noi il canto della vita. Danziamo a braccetto con Lui la vita, ne scopriremo delle belle e ne vivremo delle buone.

Non importa se la realtà e gli altri ci saranno contro: buon segno. L’importante è che noi rimaniamo aperti alla volontà di Dio che ci spinge ad amare anche questi tali come parte della famiglia. Sappiamo che spesso l’amore fraterno è un po’ bastardo, non importa. Ciò che importa è che non lasciamo la via bella del bene solo per vendicarci o avere delle ragioni che, alla fine, lasciano il tempo che trovano, rendono il mondo peggiore e non ci lasciano camminare verso la casa del Padre.

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