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30 Gennaio 2020 Marco 4, 21-25

Giovanni Nicoli | 30 Gennaio 2020

Marco 4, 21-25

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”.

Diceva loro: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perchè a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

Forse la lampada che viene è la Luce del mondo che si incarna. Una lampada non viene da se, è portata ed è accesa da qualcuno. Questa Lampada che viene è la Luce del mondo che semina se stessa, Lui Parola, nel campo del mondo. Ogni giorno noi ascoltiamo Lui Parola, ma questo ascolto diventa memoriale o cade nel dimenticatoio? Non si tratta di fare una cosa in più o di metterci un dovere in più, si tratta di sapere valorizzare un gesto semplice, la semina di Lui Parola in noi, come un gesto di amore che ci viene rivolto dall’alba delle nostre giornate. Un gesto di amore non chiede nulla se non quello di essere gustato e di essere ricordato lungo la giornata, così la Lampada che viene non viene messa sotto il letto ma ce la portiamo in fronte come sul lucerniere e in cuore come fuoco che scalda la nostra casa. Una casa calda diviene accogliente dell’altro, se calda di amore a noi donato dalla Parola.

Un gesto d’amore del mattino ce lo portiamo dietro lungo tutta la giornata. Un bacio di lui o di lei lo sentiamo come profumo: non ci laviamo il viso fino a sera pur di poterlo continuare a respirare, a sentire, a ricordare appunto. Questo è memoriale, questa è messa quotidiana nella nostra vita normale. Non un dovere in più ma un gusto in più, un sentire diverso le stesse cose che facciamo. Ricordo la Parola, che è Luce sul lucerniere, come un profumo di amore che avvolge i miei gesti e il mio camminare. Non mi lascia, questa attenzione di amore del Padre nel Figlio, anche quando cammino lontano da Lui. Lui cammina accanto a me, mi ascolta fino a che giunge il momento in cui lo Spirito si scatena perché da noi accolto: allora ci accorgiamo dell’errore e riprendiamo a camminare lungo la via che porta alla casa del Padre. Semplicemente donando quello che riceviamo come bellezza da condividere, come pane da spezzare: eucaristia della strada.

“Fate attenzione a quello che ascoltate”, ci dice il vangelo di oggi. Se noi accogliamo il seme buono della Parola, prima o poi questo seme germoglierà e porterà frutto, un frutto di gratuità non di sforzo nostro. Se noi ascoltiamo liti e lamenti, notizie più o meno vere ma sempre negative, prima o poi la botte della nostra pancia trasborderà di negatività, negatività che non mi permette di fare eucaristia, non mi permette, cioè, di spezzare il pane per strada con le persone che incontro.

A me pare che non ci vuole molto per essere questo, basta essere attenti a ciò che è bello e buono e farlo nostro. L’altro giorno in aeroporto c’era una ragazza della Guinea con una bimba di due anni, lavorava in Sardegna e ora tornava a casa per le vacanze. Era in aeroporto ad aspettare l’aereo da 24 ore, gli avevano rubato il cellulare, era stanca morta lei e la bimba. Dopo averla fatta sedere al mio posto ho chiacchierato con questa ragazza di colore che mi ha raccontato di lei, poi l’ho aiutata a fare il check-in e l’ho accompagnata all’imbarco. Era bello così, non avevo altro da fare che stare lì: un po’ di Luce che arrivava a lei e a me attraverso una piccola attenzione. 

Ieri il giornale portava la notizia di una coppia che aveva fatto l’inseminazione artificiale per potere avere un figlio e appena il figlio è nato, aveva alcuni problemi, se ne sono andati non riconoscendolo. A parte il fatto che una legge che permette questo è una legge barbina: un genitore può non riconoscere un figlio? Roba da barbari! Il bello del giudice, finalmente qualcosa di bello anche per loro, è stato il cercare una famiglia affidataria da subito: benedetta quella famiglia, bella quella famiglia.

La botte dà del vino che ha: di cosa ci riempiamo la testa e il cuore ogni giorno? Che cosa esce dalla nostra bocca e dal nostro cuore? Che cosa entra nelle nostre orecchie e nella sede dei nostri sentimenti? Scegliere di cosa vivere non è un dovere ma un piacere che abbellisce la vita, la rende luminosa al di là dei risultati e di quello che otteniamo. È bella così e quando una vita è bella diventa accogliente della vita, quella che incontriamo per strada, non quella che guardiamo nei talk-show.

Viene la Lampada, cammina verso di noi e in mezzo a noi, scoppia di amore, nel suo venire, diventa vita e luce, pane spezzato e condiviso, ci rende custodi del giardino dell’universo e non consumatori dello stesso. Non chiudiamo gli orecchi di fronte alla Parola letta; non chiudiamo gli occhi dinanzi alla Luce che ci raggiunge e che, se accolta, diventerà anche oggi lampada ai miei passi, pane spezzato col fratello e la sorella che incontro sul mio cammino, chiunque ella sia, chiunque egli sia.

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