Marco 4, 21-25

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Per giustificare i mezzi di comunicazione che invadono la nostra vita privata, si continua a ribadire che i mezzi non sono né buoni né cattivi, dipende da come li usiamo. Credo che vi sia un fondo di falsità e di infingardia in questa affermazione. Noi sappiamo, quando beviamo un bicchiere di vino, se è buono oppure no. Ci potrà piacere o meno, ma capire se un vino è buono a chi piace, è cosa naturale. Il buon vino diventa cattivo per chi lo beve, quando diventa eccessivo e quando crea dipendenza.

Per i mezzi di comunicazione credo valga la stessa cosa. Un mezzo di comunicazione è in sé buono, bisogna vedere cosa ci metto dentro, come lo uso e per quanto lo uso. Dire che i mezzi di comunicazione sono indifferenti è una falsità da smascherare. Dipende cosa comunicano, con chi comunicano, se sono veri oppure no i messaggi che comunicano, dipende quanto vengono usati. Sappiamo infatti che uno dei problemi al giorno d’oggi, per i mezzi di comunicazione, è che creano dipendenza, e dunque sono cattivi, e si sostituiscono alla vita reale: creano dipendenza sostituendosi a tante altre forme di droghe.

“Fate attenzione a quello che ascoltate”, è uno degli inviti che la Parola ci fa oggi. Se spremiamo uva cattiva avremo del liquido imbevibile, se spremiamo uva buona avremo del buon vino. Fare attenzione a cosa ascoltiamo è sanità di vita. Rifiutare i tormentoni mediatici, è cosa buona. Scegliere cosa ascoltare fin dal mattino, ascoltando la Parola di Dio è cosa buona. Come è cosa buona scegliere cosa ascoltare lungo la giornata. Rifiutarsi di ascoltare le critiche al fratello, fatte dietro le spalle, è cosa buona. Divenire sordi di fronte a certe realtà negative, è cosa buona.

Ascoltare la Parola facendola diventare nostra, diventando noi stessi Parola è cosa buona. Così facendo, infatti, noi saremo lucernieri per la Luce della Parola. Non farla diventare nostra significa essere letto o moggio che soffoca la Luce della Parola.

Fare attenzione a ciò che ascoltiamo, significa prendere del cibo buono e tralasciare il cibo scarto o scaduto. In fondo la Parola altro non fa che invitarci a scegliere e ad uscire da una sorta di esaltazione bulimica, dove non scegliamo più e subiamo tutto. Quando non scegliamo facciamo la scelta di essere popolo bue, buono per essere ingozzato di ogni cosa comprata e pagata a caro prezzo, a prezzo della nostra stessa vita.

Quando non scegliamo la parola che ascoltiamo e quello che ci alimenta, noi diventiamo schiavi di una situazione di ingordigia sempre più grande. Cominciassimo a fare un po’ di cura dimagrante di tanti mezzi invasivi della nostra vita e di tante parole che avvelenano le nostre giornate, forse diventeremmo di nuovo saggi.

Ascoltare la Parola, mangiare la Parola, per essere Parola, per diventare Parola, è in fondo il mistero dell’Incarnazione. Dio si è fatto come noi, si è fatto Pane, perché noi potessimo diventare come Lui, potessimo essere nutriti da Lui Pane di vita per divenire a nostra volta Pane di vita.

Ogni parola che noi ascoltiamo ha una risonanza in noi, non ci lascia indifferenti. Quanto più la parola è gridata, tanto più fa violenza dentro di noi, vuole imporre la sua presenza in noi. Di quanto silenzio avremmo bisogno per divenire più saggi. Questa sarebbe una scelta virtuosa, altro che l’utilizzo di mezzi di realtà virtuale che di virtuoso hanno ben poco perché, letteralmente, significa “che non esiste nella realtà”. È tutta una fuga, o per lo meno rischia di esserlo continuamente. Ed essere sollecitati continuamente a metterci in rapporto con una realtà virtuale che non esiste nella realtà, non credo sia cosa buona e umana. Senza che ce ne accorgiamo diveniamo soffocatori della Luce della Parola, messa sotto il letto del nostro poltrire. Da ultimo, ma non meno importante, è essenziale che noi ci instradiamo sulla via della totalità della Parola vitale per noi. Non può essere una cosa di pochi momenti e di pochi attimi di vita. Proprio perché vitale la Parola deve divenire sempre più presente e pervasiva. La Parola che riempie la nostra esistenza vivificandola. È cosa buona, non ne va fatta indigestione, ma nel momento in cui cominciamo a mangiarla, va continuamente mangiata e, continuamente, la dobbiamo metabolizzare, fare nostra in modo sempre più assoluto. Guai a trattare la Parola come un contentino da dare a Dio, come dei piccoli momenti della nostra esistenza, come una cosa buona da non dimenticare ma nulla più. Infatti “con la misura con cui misuriamo sarà misurato a noi; anzi ci sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”, o che illusoriamente ha.

La fede non può essere usata come qualcosa di intimistico da tenere nascosto in qualche cassetto delle esperienze personali. 
Chi crede deve poter lasciare che la luce della fede illumini ogni frammento di vita.
 
L.M. Epicoco

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19 Aprile 2025 Sabato Santo

“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.

da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger

18 Aprile 2025 Giovanni 18, 1-19, 42

L’atto di fede nasce dalla croce:

No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c’eri lassù!
Quando non un’eco risponde
al tuo alto grido.

D. M. Turoldo

17 Aprile 2025 Giovanni 13, 1-15

Nella bacinella dell’ultima cena c’è l’acqua della creazione in cui l’opera di messa in ordine dello Spirito continua ad aleggiare fino a noi, si ritira l’acqua del diluvio per fare spazio a un’umanità nuova, si apre l’acqua del Mar Rosso per mostrare la strada che porta alla terra della libertà, scorre l’acqua del Giordano in cui Cristo si fa solidale con ogni donna e ogni uomo di ogni tempo, sgorga l’acqua dal costato del crocifisso fonte inesauribile di consolazione per tutti quelli che hanno sete di Vita.

P. Lanza

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