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1 Febbraio 2020 Marco 4, 35-41

Giovanni Nicoli | 1 Febbraio 2020

Marco 4, 35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

“Venuta la sera”, quella sera che è luogo di buio, è luogo di difficoltà, è luogo di paura. Sentimenti e atteggiamenti che noi cerchiamo di curare negando la paura e riempiendoci di luce artificiale. Ma la negazione della paura rimane e ridonda in ogni gesto e in ogni movimento. La sera è il luogo della morte che noi cerchiamo di negare. L’uomo sa che deve andare là, laddove la sera cala. La sera non sorge, la sera cala e nel suo calare noi dobbiamo calarci. Da questo noi facciamo di tutto per salvarci. Fuggiamo da queste angosce, neghiamo la morte, cerchiamo di salvarci magari dando la morte agli altri: tutti tentativi inutili perché dalla morte non ci si salva.

Vogliamo fuggire dall’altra riva, ma il passaggio è cosa normale. Il problema è come vivi questo passaggio: come un dramma o come un battesimo? Per Gesù questo passaggio è battesimo a vita nuova dove la morte è parte integrante della stessa. Vi è la Parola “Taci, calmati!”; vi è la fede grazie alla quale puoi dormire a poppa, sul cuscino; vi è il male come tempesta di vento che ci risucchia in alto accompagnato dall’acqua che ci risucchia in basso, sotto, ci manda a fondo.

È la nostra vita il cui problema non è tanto che vi siano problemi anche drammatici, ma come batte il nostro cuore di fronte a questi problemi vitali e normali che ci richiamano la morte per una rinascita nuova, a nuova vita. La tempesta può essere vissuta come passaggio, come vita, come sera di ogni giorno e come giorno di ogni sera, oppure può essere vissuta come cosa drammatica piena di timore e panico.

Non vogliamo convincerci che per tutti finisce il giorno e che tutti passiamo presto o tardi di là dove poi non si sta tanto male. Ma il lasciare per l’umano è sempre un dramma. La risposta che noi diamo a questo lasciare è quella di volerci riempire, di avere sempre di più. Non facciamo altro che appesantirci ulteriormente rendendo ancora più drammatica la traversata, perché la barca appesantita fa ancora più fatica a passare all’altra riva.

Gesù li invita a passare all’altra riva e prendono Gesù sulla barca, lo prendono “così com’era”. Gesù sta vivendo una serie di difficoltà e di insuccessi; sta passando momenti di fallimento e momenti di grande rifiuto; è già condannato a morte; risulta essere piccolo e insignificante. In fondo Gesù è come noi. Così come è sale sulla barca, così come è lo prendono sulla barca.

Lui è come noi, Lui è con noi. Le stesse difficoltà che viviamo noi le ha Lui. Il problema è come viviamo queste difficoltà vitali alla sera, quando fa buio, quando non ci stordiamo col lavoro. Continuiamo la fuga coi vari video che ci fornisce la tecnologia, o ritorniamo a vivere in contatto con noi stessi? Lasciamo che il battesimo della sera battezzi la nostra paura e ci faccia passare alla vita, o continuiamo la nostra fuga perché “non si sa mai” e “chissà come può andare a finire”.

Siamo di notte, c’è un turbine, la barca della nostra vita è un pezzettino di legno: è la nostra esistenza che diventa una spinta ad affondare oppure una spinta ad immergerci per riemergere a vita nuova. Vogliamo rispondere con paura alla paura o vogliamo rispondere alla sera che cala con la vita accettando il battesimo quotidiano che la natura ci riserva? In fondo la condizione umana è questa: facciamo umanamente acqua e non c’è cielo che tenga, Dio non c’è! Tutti viviamo questa realtà, tutti vi passiamo dentro e il più delle volte questa parte di vita non la viviamo bene.

Cosa c’è di più bello dell’acqua che scende dal cielo o che sentiamo gorgogliare sotto i piedi? Cosa c’è di più bello dello stare in cima ad un monte o in riva al mare a godere del vento che ci schiaffeggia il volto? Cosa c’è di più bello che godere dello spettacolo delle nubi che si rincorrono in cielo? Cosa c’è di più bello di poterci sedere per terra sentendo il freddo e il calore della madre terra che ci parla col suo contatto? Eppure sono elementi che noi non guardiamo più, non li viviamo, vi passiamo sopra e accanto senza nemmeno badarci, non li sentiamo parte della nostra vita. Tutto questo è diventato solo una minaccia che le previsioni del tempo ci fanno giungere come una pubblicità a cui rispondere bene o male. La realtà ci tira per la morte, Gesù la vive dormendo, la cosa più naturale da fare a sera. Vi sono maghi di ogni genere che vogliono salvarci dalla morte: un imbroglio per fare soldi che ha sempre dei clienti. Molta parte della nostra società e delle nostre dinamiche sono improntate a questo. Meglio i ricoveri per anziani che l’eutanasia ma non perché crediamo nella vita, quanto perché questo è un grande business ai nostri giorni, fa girare soldi a palate.

Lui, così come è, dorme, la cosa più naturale da fare la sera della vita. Lo svegliano: non ti curi che periamo? Perché avete paura, non avete ancora fede? Accogliamo questo invito a vivere in modo nuovo il calare della sera del giorno e del giorno della vita.

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