Marco 6, 7-13

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

L’essere mandati! L’essere mandati non è un qualcosa che ha come fine l’indottrinamento di qualcun altro. Quell’indottrinamento che, tra l’altro, ha sempre un sentore di colonialismo.

Noi andiamo a portare in Africa il messaggio e ci ritroviamo a comunicare delle categorie di pensiero che sono tipicamente occidentali e che ben poco hanno a che fare con l’annuncio del vangelo. Sono categorie tramite le quali noi comprendiamo il vangelo e lo comunichiamo, ma non sono il vangelo.

Non è Corano tutta quella violenza che sta sprigionando il mondo islamico. È violenza pura e incapacità di tradurre la bellezza del Corano in una forma umana comunicabile. Il Corano, come la Bibbia, non può essere imposizione, figuriamoci se può essere violenza impositoria, violenza che giunge fino ad estremi di morte.

Non è la democrazia che chiede di essere imposta con la violenza come purtroppo stiamo facendo ancora noi. La democrazia ha alla sua base una libera scelta senza la quale democrazia non c’è. E dove non esiste la democrazia l’imposizione con la forza, con le armi, con il Fondo Monetario, con le Multinazionali, è pura violenza.

Il Buddismo ha una sua filosofia di vita, ma non può essere imposto a partire da categorie orientaleggianti che fanno tanto moda e rendono tanto in facce impomatate e incartapecorite.

Il bastone è l’unico strumento necessario all’evangelizzazione perché il bastone è l’unico strumento necessario al pellegrino. Quel pellegrino che unico può essere l’annunciatore del vangelo. Sì, perché solo il pellegrinante ha lo spirito giusto per potere portare la Buona Notizia. Non il vagabondo, ma il pellegrinante, quello cioè che non ha dimora stabile, che non cerca sicurezze di ogni tipo.

Il pellegrino ha solo il bastone che gli serve per camminare tutto il resto gli serve per divenire stanziale. Il pellegrino è colui che vive di una convinzione vitale: è inviato da Dio, non va da sé, per una sua idea. Da Dio è mandato e come Dio è mandato.

Parte e cammina non in nome di una propria dignità, ma per vocazione divina che unica può essere completamente gratuita.

Il missionario del vangelo non è l’esperto del dare il buon esempio. Tutto è testimonianza verso l’amore, anche il rinnegamento di Pietro. Dio non butta nulla dalla finestra ma tutto ama e tutto valorizza. L’amore di Dio non va a braccetto con la cultura dei rifiuti che invade sempre più la nostra esistenza. Rifiuti di cose, rifiuti di cibo, rifiuti umani.

Tutto coopera a testimoniare che la ragione ultima dell’essere è la gratuità dell’amore. Virtù e difetti, meriti e peccati, luce e tenebre, parola e silenzio, vita e morte: tutto coopera a testimoniare che la ragione umana dell’essere è la gratuità dell’amore alla quale un bastone basta e avanza.

La testimonianza non è questione di buon esempio ma è comunicazione della profonda convinzione che tutto è ricevuto gratuitamente e tutto gratuitamente va donato. Questo è il bastone che sostiene il pellegrino, il bastone della gratuità.

Gratuità che è colore e profumo e sapore che indica la presenza della verità nell’amore.

Sono rari i veri missionari perché sono rari i pellegrini che vivono la missionarietà e i missionari che vivono la loro chiamata da pellegrinanti.

Gesù comanda di non portare nulla ad eccezione del bastone. Sa per esperienza che il cammino è faticoso ma che non ci si deve arrestare. Per questo raccomanda di portare il bastone. Esaurito il nostro sforzo legato a doppia mandata alla convinzione di essere capaci di essere missionari e giunti alla soglia dove può giungere l’uomo, con occhio purificato vedremo che tutto è stato un dono perché tutto è stato ricevuto.

È la chiamata ad andare solo col bastone in primis.

Nel viaggio, abbiamo bisogno di un compagno e nella vita, di compassione.

Haruki Murakami

Non portare nulla perché ciò che hai ti divide dall’altro, perché nessun uomo è ciò che possiede, così vivrai dipendente solo dal cielo e dal pane condiviso. 

Ermes Ronchi

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

29 Luglio 2025 Giovanni 11, 19-27

La risurrezione è credere nel Signore, nel Cristo, nel Figlio di Dio che viene nel mondo ad aprire i nostri sepolcri, a comunicarci la sua vita, a eliminare per sempre la morte perché ci dona una vita nell’amore e l’amore è eterno perché è Dio.

S. Fausti

Io sono risurrezione delle vite spente, sono il risvegliarsi dell’umano,

il rialzarsi della vita che si è arresa.
Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano sciolte le chiusure e le serrature che ci bloccano, tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo nel sole.

E. Ronchi

28 Luglio 2025 Matteo 13, 31-35

Di semi, alberi e nidi.

Di farina, lievito e alveoli.

Il regno di Dio è uno spazio di accoglienza.

S. Manfredi

La fede non è questione di grandezza. Non ci sono persone che hanno più o meno fede. Non è questa la misura. E la fede non è una nozione o un insieme di dogmi o nozioni da assimilare. La fede è credere che siamo un granellino di senape, cioè piccola cosa, fragili, insignificanti, che contiamo poco o nulla. Ma che in questa piccolezza siamo noi stessi, autentici. E che questa piccolezza è amata da Dio, con la quale egli ha un legame profondo e indelebile.

Sergio Rotasperti

27 Luglio 2025 Luca 11, 1-13

“Pensiamo

di non sapere pregare.

È questo in fondo

non ha importanza,

perché Dio

ascolta i nostri sospiri,

conosce i nostri silenzi.

II silenzio è tutta la preghiera

e Dio ci parla

in un soffio di silenzio,

ci raggiunge in quella parte

di solitudine interiore

che nessun essere umano

può riempire. ”

Frère Roger

La preghiera è lasciarsi raggiungere dalla vita, è ospitalità della vita. Bisogna essere molto vivi per pregare bene, avere il cuore pieno di volti e di nomi. (…) Da duemila anni ripetiamo il Padre Nostro e il pane continua a mancare; eppure sulla terra c’è tanto pane che basterebbe per tutti; manca a molti a causa dell’avidità o della volontà di morte di pochi. E ci sono luoghi, Gaza e non solo, dove si muore uscendo a cercare il pane, l’esatto contrario della parabola.

E. Ronchi

Share This