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9 settembre 2018 Marco 7, 31-37

Giovanni Nicoli | 9 Settembre 2018

Marco 7, 31-37

 In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Noi tutti abbiamo un desiderio di vendetta. Vendetta che si presenta come rivalsa, come un sopravanzare il prossimo. Tutte cose in sé legittime, se non fosse che rovinano la nostra vita prima e quella del prossimo poi.

La vendetta è legata ad un torto o a un presunto torto. La vendetta, che è giusto avere e vivere come bisogno, è un atto di illibertà profonda e totale. La vendetta risponde alle mie rabbie, non al mio desiderio di bene.

La vendetta, come ho già detto, è la cosa più legittima che esista. Non possiamo negare che la vendetta rovini il mio cuore che non vive più in pace fino a che non si è vendicato. Noi diciamo che questo avviene a causa del male dell’altro. Il male che l’altro ha fatto, presumendo che sia vero, cosa non sempre vera, è ciò che muove il mio desiderio di vendetta. Ma la vendetta in sé appartiene solo a me ed è conseguenza di quanto io metto in campo, dopo un torto subito, per vendicarmi di quel torto.

            Anche Dio si vendica, ci dice Isaia. Si vendica in un modo particolare. Allora giunge la vendetta, ci dice Isaia, che è salvezza nostra e si esprime nel modo seguente:

“Allora si apriranno gli occhi dei ciechi

e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo,

griderà di gioia la lingua del muto,

perché scaturiranno acque nel deserto,

scorreranno torrenti nella steppa.

La terra bruciata diventerà una palude,

il suolo riarso sorgenti d’acqua”.

            Il Signore oggi giunge a noi e mette in campo la vendetta del Misericordioso. Dio Padre si vendica dei nostri torti aumentando la dose di amore che mette in campo. Tu mi rifiuti? Io ti scelgo! Tu non sei fedele? Io rimango fedele perché non posso mancare di parola, tradirei me stesso! Tu mi odi? Io ti amo ancor più perché vedo l’abisso che è il tuo cuore chiuso all’umanità e alla vita!

Dio è come la Madre terra: noi la riempiamo dei nostri rifiuti; lei ci ridona l’humus che fertilizza il campo della nostra vita. E se la dinamica di amore della Madre terra è limitata non così per la dinamica di amore di Dio Madre.

            Così oggi il Signore Gesù mi prende in disparte, prende in disparte me sordo muto, incapace di dire gesti umani di amore. Mi prende in disparte e si vendica del Male, del male che c’è in me, portandomi alla vita.

Sono sordo e muto, isolato dal mondo e dalla vita, incapace di relazione. Mi dona la capacità di ritornare alla vita non con dei social network, ma con metodi naturali, mi mette in grado di relazionarmi in modo naturale con la mia bocca e con i miei orecchi.

            Per questo mi porta in disparte per poi riportarmi in mezzo. Noi, sempre soli in mezzo a posti affollati. Non vi è compagnia e relazione, vi è solo fastidio perché l’altro non mi cede il passo, non mi lascia il posto, intralcia il mio cammino. Per questo noi ci difendiamo, perché se non stai attento gli altri ti tolgono la vita.

            Gesù oggi mi prende e mi porta in disparte e mi tocca mettendomi le dita negli orecchi. Quasi volesse forarmi il blocco di cerume che ho accumulato lungo gli anni delle mie chiusure. Un blocco difensivo che mi ha portato ad ascoltare più il buon senso della vendetta umana, che uccide e violenta, più che la voce della vendetta di Dio Misericordioso che sana e riporta alla vita. Gesù fora questa barriera e ci rende capaci di sentire ancora parole di vita, parole di amore, il canto degli uccelli. Ci rende sordi ai rumori dei motori che ci assordano e ci riporta alla natura per cogliere il movimento del piede della persona amata, che si avvicina a noi. Ritorniamo a sentire il respiro di colui che amiamo, come un dono di vicinanza e di amore. Ritorniamo a sentire il ridolino del figlioletto che parlotta nel sonno. Ritorniamo ad ascoltare il rumore fresco della pioggia che viene su di noi come benedizione. Ritorniamo ad ascoltare con cuore aperto, quel cuore che riceve il comando sanante dell’“effatà”, la Parola che ci sana, che ci ama, che ci porta sulla via della sapienza. Ritorniamo ad ascoltare col cuore il profumo del mare e il fruscio degli animali che si muovono nel bosco.

            Così diventeremo capaci di lasciarci toccare la lingua con la saliva, per ritornare a parlare di amore e a dire parole di amore. Quella saliva che a noi tanto fa schifo, quella saliva che utilizziamo di più per sputare per terra e per sputare sull’altro, quella saliva che diventa mezzo per sputare sentenze sul prossimo, quella saliva che è lievito dei farisei, ebbene quella saliva Gesù la utilizza per riportare la nostra lingua ad essere strumento di canto, canto di gioia, canto di vita. Se abbiamo la gola secca ci si secca il canto. Se i nostri apparati preposti, non producono saliva, ci si secca la lingua e non riusciamo più a parlare. Gesù si vendica del nostro essere muti e sordi, irrorando la nostra lingua, cambiando quel suolo riarso in sorgenti di acqua che irrorano la terra.

            La lingua ritorna a parlare. Chiusa a parole insane che servono solo a puntare il dito contro il prossimo, la lingua, guarita dalla vendetta di Gesù, diventa motivo di condanna per il male e di consolazione per colui che il male lo fa. Abbiamo sete e Gesù, chiedendo da bere a noi che siamo come la donna samaritana al pozzo, ci dona l’acqua viva, quella che ci disseta per sempre, quell’acqua che fa sgorgare in noi fiumi d’acqua viva. Il tocco di saliva sulla nostra lingua è piccolo e semplice, ma tocca il punto giusto, il punto sensibile. Quando noi tocchiamo il punto sensibile del nostro corpo, tutto il corpo si mette in moto; quando noi tocchiamo il punto sensibile con la parola giusta nel nostro cuore, tutta la vita rinasce e noi ci rimettiamo a camminare.

            Mettimi il dito nell’orecchio, toccami la lingua con la saliva e dimmi effatà, perché la sorgente di vita che sembrava seccata in me, ritorni a far sgorgare acqua viva.

            Gesti piccoli, gesti insignificanti, gesti intimi, ma allo stesso tempo gesti veri e sani e belli e amanti, per questo rivoluzionari.

La vendetta è compiuta, per questo “subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”. A questo siamo chiamati quest’oggi a ritornare a parlare correttamente grazie a gesti belli di vendetta misericordiosa.

 

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