Marco 9, 41-50
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
Lo scandalo è non avere più tempo per donare un bicchiere d’acqua a chi ha sete.
Lo scandalo è non pagare il lavoro che qualcuno ha fatto. E lo scandalo è l’alta finanza che stravolge la vita di tanti lavoratori con guadagni indegni e illeciti. E lo scandalo è questo: i falsi fallimenti che tanti mettono in atto perché gli conviene.
Questo è lo scandalo: impoverire continuamente chi si guadagna il pane col proprio lavoro a favore di chi ne ha troppi. Questo è lo scandalo: il latrocinio legalizzato che continuamente viene perpetrato contro singoli e popoli.
Questo è lo scandalo: il depredamento delle risorse della creazione. Questo è lo scandalo: il fatto che gli investitori si muovono sempre verso chi è più forte e ricco. Questa è saggezza per il mondo, ma è stoltezza per Dio. La saggezza di Dio vuole che ve ne sia per tutti, la stoltezza per Dio, che è saggezza per gli uomini e per le loro inique leggi economiche, vuole che ve ne sia molto per pochi e poco per molti. Il risultato di questa insensatezza di questo modo di gestire il bene comune della creazione donata da Dio agli uomini, è sotto i nostri occhi ogni giorno.
Questo è lo scandalo: che i diritti dei lavoratori siano continuamente violati in nome di una crisi finanziaria ed economica provocata e gestita dai poteri forti. Questo è lo scandalo: che le banche, nate per far crescere il lavoro e la vita, per sostenere chi voleva intraprendere qualcosa di nuovo, vivano ora solo di alta finanza.
Sarebbe meglio per loro che gli fosse tagliata la mano che ruba, anche se ruba con la camicia bianca: è meglio essere nella vita ed entrare nella vita senza una mano, senza la ruggine di tanta ricchezza rubata, piuttosto che non entrarvi con due mani, con tanta ricchezza rubata che fa solo ruggine. Ne consegue lo stesso discorso per i nostri piedi e per i nostri occhi, per il verso dove camminiamo e il dove volgiamo il nostro sguardo.
Avere sale in zucca, avere sale in noi stessi, vivere della sapienza di Dio che è condivisione con tutti e non accumulo indiscriminato e patrocinante, è fonte di pace con il fratello. La vita nasce dalla condivisione, non dall’accumulo. Nella condivisione ce ne è per tutti, nell’accumulo non basta mai a nessuno.
Non essere motivo di scandalo è uno dei comandamenti della nuova legge, la legge del cuore, la legge dell’amore. Essere motivo di scandalo significa essere impedimento all’accoglienza del vangelo. Aderire al vangelo e lasciarsi abitare da esso, non è cosa automatica. Chiede il coinvolgimento di tutta la nostra capacità di libertà e di pace.
Questo è umanamente e evangelicamente una scelta di vita che non può essere rimandata. Scandalo è fare una guerra e invadere il territorio di una nazione, per salvare il proprio potere vissuto come luogo da presidente capo della KGB e divenuto colui che ha fatto naufragare tutto il movimento di democrazia che la nazione aveva iniziato. Essenziale è comandare facendo del male, non altro!
Sentiamo cosa ci dice Giacomo nella sua lettera (5, 1-6):
“E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza”.
Questo è umanamente e evangelicamente scandalo, scandalo da evitare scegliendo il bene di condivisione e di attenzione alla sete dell’altro, sete che può essere placata con un bicchiere di acqua fresca donata con gioia.
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20 Aprile 2025 Giovanni 20, 1-9
La Pasqua non è tranquillità ma è sconvolgimento delle nostre abitudini, dei nostri pregiudizi che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni, è ribaltamento della pietra, è dono di speranza.
PG
Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati. Lui ci invita, quasi ci ordina, di uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato. È un bel invito alla vera libertà.
Papa Francesco
19 Aprile 2025 Sabato Santo
“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.
da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger
18 Aprile 2025 Giovanni 18, 1-19, 42
L’atto di fede nasce dalla croce:
No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
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Quando non un’eco risponde
al tuo alto grido.
D. M. Turoldo
Giovanni Nicoli | 24 Febbraio 2022