Matteo 1, 16.18-21.24a
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
Ho un sogno. È bello avere un sogno. È bello potere sognare ancora una volta, in questa società in cui nulla è lasciato ai sogni. Viviamo una realtà che è più propensa a riempirci di illusioni e di delusioni, piuttosto che lasciare spazio a un sogno.
Se sapessimo ancora sognare, forse qualcosa ricominceremmo a capire. Il sogno si riempie delle profondità del nostro essere. Il sogno esprime le profondità, belle o meno belle poco importa, del nostro essere. Il sogno è un atto di verità del nostro profondo. In questo atto di verità noi siamo chiamati a giocarci senza falsi moralismi e senza scandalizzarci. Nella verità profonda del sogno noi siamo chiamati a giocarci medicando il nostro cuore e educandolo, cercando di fare crescere in noi ciò che spontaneamente non cresce perché necessita di alimento e di acqua fresca di vita.
Ho un sogno. È il sogno di Giuseppe. Giuseppe era l’erede della casata del re Davide. Lui, falegname, discendente di un re pastore, deve fuggire per potere salvare il re dei re, il re messia, colui che da sempre era atteso. Deve fuggire dall’usurpatore.
Il sogno è questo: quello di potere essere giusto secondo Dio, come giusto è stato Giuseppe. Giusto secondo Dio, quel Dio della misericordia che è solo interessato all’amore per l’uomo. Giusto secondo l’amore del Padre.
Ho un sogno, quello di Giuseppe. In una società che è traboccante di parole e di rumori, finalizzati a confondere ogni possibilità di comunicazione, sogno di potere riscoprire sempre più il silenzio di Giuseppe. Un silenzio pieno di ascolto e di profondità.
Ho un sogno: quello di potere, nel silenzio, comprendere sempre più e sempre meglio l’altro, quello che incontro per strada come quello con cui vivo gomito a gomito. Nel silenzio vorrei comprendere la paura che alberga nei nostri cuori e che ha sempre più bisogno di frenesia, per potere fuggire da ogni rapporto di amore bello e libero, ma allo stesso tempo faticoso e sofferente.
Ho un sogno che è quello di potere essere ascoltatore come ascoltatore è Giuseppe. Ascoltatore dei propri sogni, ascoltatore della Parola di Dio, ascoltatore degli avvenimenti, libero da ogni pregiudizio e da ogni legge perché fedele solo alla legge dell’amore. Ascoltatore dei potenti a causa dei quali lascia Nazaret per andare a Betlemme; ascoltatore dei potenti persecutori a causa dei quali lascia la Palestina e si rifugia in Egitto; ascoltatore del ventre di Maria e della sua passione per Dio; ascoltatore del vagito del messia; ascoltatore del rumore dei suoi strumenti di lavoro; ascoltatore della Parola che si incarna dentro di lui fino a traboccare nei suoi sogni.
Ho un sogno, potere essere un padre come Giuseppe. Padre di tanti figli non miei, ma per questo ancora di più miei, perché libero da ogni pretesa di possesso. Ho un sogno: che tutti noi possiamo essere padri e madri dei tanti che muoiono di fame e di disperazione. Ho un sogno: che tutti noi possiamo diventare riparatori del grande peccato del mondo che crea gente che muore di inedia, gente che muore di fame, gente che muore di bulimia, gente che muore di obesità, gente che muore, gente uccisa dalla guerra.
Riparatori di brecce, quelle brecce che squarciano i cuori di tanti fratelli e che chiedono a noi cure con vino e olio, con pane di lacrime e di solidarietà, con quell’amore di cui tanto siamo mancanti e che, quasi, non sappiamo più neppure cosa sia.
Ho un sogno: potere sognare come ha sognato Giuseppe, disponibile a vivere le domande e i problemi che volta per volta si sono presentati alla sua vita. Ho un sogno, che è il sogno di Giuseppe che ha saputo intraprendere strade incomprensibili, eppure strade piene di senso e di vita.
Ho un sogno: quello di potere essere padre silenzioso e affettuoso, così come lo è stato Giuseppe, Lui che al Salvatore ha dato un nome, gli ha dato legalità, gli ha dato una casa, Lui che l’ha salvato dall’essere un figlio di N.N. … ho un sogno …
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