In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Gesù chiama a sé i discepoli, li chiama per nome, li manda ai fratelli.
Gesù chiama a sé: è lui il centro della vocazione dei discepoli, è lui il soggetto che chiama e sceglie, è lui il responsabile primo della nostra vocazione, è lui che ci chiama.
Se questo è vero, è necessario che noi cambiamo il nostro atteggiamento che utilizziamo per comprendere la nostra chiamata e per comprendere dove siamo chiamati. È necessario orientare la nostra attenzione verso Cristo che ci chiama e in questo l’ascolto non è mai troppo.
L’ascolto di quello che siamo è importante ma è altrettanto importante l’ascolto di quello che siamo chiamati a diventare e ad essere, di quello che il Signore ci chiama a vivere.
L’ascolto di questa chiamata non è un atteggiamento astratto: è un atteggiamento molto concreto della vita e della Parola nella preghiera.
Ascolto della vita in tutte le sue manifestazioni: doti e capacità, limiti e propensioni, avvenimenti personali e comunitari, avvenimenti internazionali e quotidiani, sentimenti e pensieri, opere e omissioni.
Ascolto della Parola che è quello che tentiamo di fare ogni giorno noi. È metterci a confronto con Qualcuno che è diverso da noi e che ci chiama ad andare oltre i confini troppo piccoli della nostra esistenza.
Tutto questo nella preghiera e nel discernimento.
Lasciarci chiamare da Gesù andando a lui per accogliere il suo invito ad andare verso i fratelli. La missione è sempre un andare, la missione è sempre un lasciare. È la nascita della Chiesa che è apostolica perché mandata ai fratelli ad annunciare la Buona Novella e a guarire ogni sorta di infermità.
Questo è il vino nuovo in otri nuove, questo è il vestito nuovo che siamo chiamati ad indossare.
La chiamata è qualcosa di personale ma è anche qualcosa di comunitario. Infatti la missione che ne scaturisce è una missione che parte dalla comunità e alla comunità è diretta: è la chiamata ad essere figli per potere essere fratelli, ed è la chiamata ad essere fratelli per potere essere figli.
L’invito a questa fratellanza nel servizio è un invito che, nel vangelo di quest’oggi, è diretto solo al popolo di Israele. Come Paolo prima si rivolgeva ai fratelli ebrei nelle sinagoghe così gli apostoli. Ma come Paolo, dopo questo primo annuncio, si apriva a tutti gli altri, così i discepoli saranno chiamati in seguito, come Gesù, ad andare a tutti gli uomini.
Gli atteggiamenti di questa missione sono chiari:
- Itineranza: andate e non fermatevi, non fatevi il nido.
- Mobilità: muoversi verso i fratelli e non aspettare che siano loro a venire a noi: è servire.
- L’annuncio della parola: portare Gesù Parola di verità e non parole nostre.
- Il servizio dei poveri, in particolare i malati e gli infermi.
- Gratuità: non andare per ricevere, ma andare per donare quello che a nostra volta abbiamo ricevuto.
- Povertà: non cercare sicurezze terrene ma mettere tutta la nostra fiducia nel Signore.
O Signore, ti preghiamo: rendici capaci di ascoltare la tua chiamata e di accogliere il tuo invito ad andare. Donaci la grazia di sapere testimoniare Te, parola viva, guarendo i malati e curando gli infermi.
Strada facendo, vedrai
che non sei più da solo
Strada facendo troverai
un gancio in mezzo al cielo
e sentirai la strada far battere il tuo cuore
vedrai più amore, vedrai.
Baglioni
L’unico obiettivo della missione è dare forma alla cura del Padre, così come ha fatto Gesù,
facendo toccare con mano agli uomini il fatto che Dio è mosso a compassione dal destino delle genti.
Cristiano Mauri
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
18 Dicembre 2024 Matteo 1, 18-24
Giuseppe obbedì alla sua coscienza: non fuggì dall’oscurità, bensì l’abbracciò. Per questo potè avere un figlio, che fu la sua luce. Non è la conoscenza a renderci fecondi, ma la fecondità a darci la conoscenza. La verità è frutto dell’amore, non può esserci verità se non c’è amore.
Pablo D’Ors
17 Dicembre 2024 Matteo 1, 1-17
Gesù non prova vergogna delle proprie radici, del parentado tutt’altro che ineccepibile: lo accoglie, lo accetta e ne rimane libero,
insegnandoci a rinascere come uomini e donne cercatori di libertà, anche dalle proprie origini.
A. Piccolo
L’uomo è il cognome di Dio:
il Signore infatti prende il nome da ognuno di noi,sia che siamo santi, sia che siamo peccatori, per farlo diventare il proprio cognome.
Perché incarnandosi il Signore ha fatto storia con l’umanità: la sua gioia è stata condividere la sua vita con noi.
Papa Francesco
16 Dicembre 2024 Matteo 21, 23-27
La nostra dignità dipende anche dalla fiducia che riusciamo a riporre in Dio e negli altri. Non come ciechi creduloni, ma come fratelli e sorelle coraggiosi. Tocca a noi riuscire a fidarci, per costruire una vita forse non sempre serena, ma ricca di amore.
Dehoniani
“Non lo sappiamo” risposta tipica di chi fugge, risposta ambigua tipica
di chi ha paura a svelare se stesso e dunque sempre si esercita
a denigrare il giusto, a rifiutare l’innocente, a preferire il proprio interesse alla verità.
Enzo Bianchi
Giovanni Nicoli | 12 Luglio 2023