Matteo 10, 17-22
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
Gesù è nato! Subito la realtà, grazie a santo Stefano, ci mostra come il Messia è pazzo: “è matto da legare, perché lo state ad ascoltare?” (Gv 10, 20).
Non è un caso che il giorno dopo la celebrazione del Natale siamo invitati a fare memoria del martire Stefano. Questa scelta sottolinea lo stretto legame tra incarnazione e martirio: come il Signore, il giusto in un mondo di ingiustizia, è stato perseguitato e messo a morte, così è la sorte del suo discepolo.
Stefano apparteneva alla prima comunità cristiana di Gerusalemme: accusato di avere un atteggiamento sovversivo nei confronti della Legge e del tempio lasciò che i suoi accusatori lo uccidessero senza opporre violenza a violenza. Egli ci mostra che essere cristiani significa sapere di percorrere questa via, perché l’avversione è il caro prezzo della fedeltà nella sequela di Cristo.
Nella sua vita Gesù è stato intimamente solitario. Nessuno gli è stato accanto realmente. Nessuno ha condiviso i suoi pensieri e nessuno lo ha aiutato nella sua opera.
Ma Gesù incontrando un lebbroso non lo fugge: lo tocca! Perché lo tocca? Non bastava una preghiera? Gesù trasgredisce il divieto a toccarlo. In fondo Lui trasgredisce la Parola di Dio. Perché fa questo? Non lo credono i suoi conterranei perché non osserva la Legge!
Questo Gesù che giunge agli orecchi di sua Madre rivendicando il potere di perdonare i peccati: è assurdo per la Legge! Gesù è un bestemmiatore, è posseduto da uno spirito immondo: tutto quello che fa non viene dal Santo ma dal più schifoso dei demoni che infettano Israele: Beelzebùl.
Gesù ha radunato e attratto attorno a sé quanti volevano appartenergli più da vicino. E ancora dopo la sua morte uomini e donne continuano a mettersi in cammino dietro al Signore per vivere l’Evangelo e nient’altro: “Chi avrà perduto la sua vita a causa mia la troverà”. Il destino e la grandezza di ogni discepolo è racchiuso in queste parole. Quando leggiamo il Vangelo abbiamo l’impressione che coloro che seguono Gesù non riescano a comprendere fino in fondo. Ricorrono continuamente situazioni che ci mostrano come il Maestro si trovasse solitario tra loro.
Il discepolo non si distingue per le sue capacità, ma per il fatto che Gesù lo ha semplicemente scelto, chiamato e inviato per portare frutto. Inviato in quanto non parla da se stesso, non parla in ragione di conoscenza ed esperienza propria, ma della Parola e del mandato di un altro, il Signore. Il Signore è il contenuto della sua vita e questo legame con Cristo provoca avversione e violenza: dall’essere consegnati ai potenti del momento fino all’odio da parte dei membri della propria famiglia, da parte delle persone più care. Questa parola è inquietante per ciascuno di noi, ci spaventa e ci fa vacillare.
Non sappiamo fino a che punto la nostra sequela troverà ostacoli in vita, non siamo noi a deciderlo, non possiamo calcolarlo né prevederlo, dobbiamo solo essere pronti. Anche per questo dobbiamo guardare a Gesù stesso per capire come comportarci, Lui stesso ci forma ad una modalità di risposta. Egli non ha voluto salvare se stesso ma ha continuato fino alla fine a perseverare nell’amore, a compiere il bene opponendosi ad ogni forma di violenza.
Così Lui ha violato il comandamento del Sabato: Lui si permette di trasgredire il comandamento dei comandamenti. Per la Legge sarebbe proibito andare a trovare i malati, a visitarli. Perché Gesù ha guarito quell’uomo proprio di sabato. La Legge proibisce, Gesù lo fa e quel che è obbligatorio non lo fa. Gesù non rispetta la Legge di Dio affermando che certe prescrizioni sono sbagliate. Diranno di Lui, soprattutto nel vangelo di Giovanni, che Lui è eretico e pazzo perché osa dire che la Bibbia è sbagliata. È pazzo! Ormai non ci sono dubbi: dicono che è un imbroglione, un bestemmiatore, un indemoniato, un impostore, un grande bugiardo, un fanfarone, per questo i suoi familiari lo vogliono prendere e chiedere: la pazzia è l’unica spiegazione possibile.
Lui ha speso la sua vita perdendola totalmente e per questo amore vissuto fino alla fine ha riavuto la vita dal Padre per sempre. Solo “chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”. Può bastare questa promessa per noi così incapaci di perseveranza, continuamente preda di false promesse più allettanti? Certamente non contando solo sulle nostre forze. Noi da soli non sappiamo essere fedeli, soltanto il Signore è veramente fedele. In Lui, che non ci ha lasciati orfani ma ci ha donato il suo Spirito che è Spirito di forza, coraggio, perseveranza, in Lui e con il suo Spirito possiamo ogni giorno lottare per ricominciare e ritornare a seguire il Signore perché sia Lui a vivere in e con noi.
E Stefano altro non ha fatto che incarnare il piccolo appena nato che ricerca ciò che è bene con i personaggi di questi tempi, non ultimi i pecorai.
Come il Natale, così la festa di santo Stefano che viene lapidato, non c’è stata festa che non sia stata turbata da questo pazzo. Lui che è Luce del mondo è preso per pazzo! Lui che, grazie al Padre, non ha mai dato peso al giudizio della gente.
Il Regno di Dio è dono agli uomini e noi siamo tramite di questo dono. Non possiamo preoccuparci delle persecuzioni e delle umiliazioni, dobbiamo preoccuparci solo di fare risplendere la Luce vera quella che viene nel mondo.
Quale modo più bello per fare risplendere questa Luce se non lasciare parlare in noi lo Spirito di pace che parla di perdono e di accoglienza, che parla dell’essenzialità del dono, che parla del fratello che è tale sempre e comunque.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
5 Novembre 2026 Luca 15, 1-10
Il punto in cui si smette di cercare
e ci si dispone a essere trovati,
qualcosa ama il numero dei miei capelli
non sa nome né storia
ma ha memoria di ogni singolo respiro
ama i battiti nella notte
i denti e i pugni stretti
ama lo spalancarsi delle braccia
nell’affidamento, il precario equilibrio
sull’orlo dei precipizi, e i passi oscillanti
sul lago appena ghiacciato.
Ti salvo. Salvo di te il soccorso
e la spinta, l’immisurabile
e il limite. Mi lascio accogliere
con la vigile mutezza
dei piccoli e dei selvatici.
Caduta, ripresa.
Ci sei.
Chandra Livia Candiani
4 Novembre 2026 Luca 14, 25-33
Sedersi «a calcolare la spesa» ed «esaminare» con attenzione quello che stiamo scegliendo di mettere al centro del nostro cuore è, in fondo, la misura della maturità e della concretezza della nostra fede.
Pasolini
Trasformarsi da servi a discepoli, da marionette mosse da fili invisibili a esseri umani liberi, richiede un atto radicale: imparare a “odiare” ogni potere che tenta di soffocare il nostro vero Sé. Non si tratta di odio distruttivo, ma di un distacco, di una disidentificazione da ciò che pretende di definire la nostra identità.
Scquizzato
3 Novembre 2026 Luca 14, 15-24
Dio viene come uno Sposo, intimo come un amante, esperto di feste e fa festa in cielo per ogni mendicante d’amore che trova e restituisce un sorso d’amore.
P. De Martino
Per rispondere all’invito: “Venite, è pronto” occorre “essere pronti”, aperti alla novità del banchetto come se fosse la prima volta che vi partecipiamo. Occorre uscire dalle proprie case/vite, dai propri affari, e lasciarsi trascinare dalla gioia e dalla comunicazione di vita di Colui che invita.
L. Locatelli
Giovanni Nicoli | 26 Dicembre 2023