«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Una ragazza che, quando si sveglia dal suo torpore adolescenziale, inizia ad uscire per incontrare gli amici, per andare a ballare, per… si dimentica di tutta quella realtà che per lei prima era prioritaria. Si dimentica dei genitori, si dimentica dei fratelli, si dimentica di altri amici, si dimentica dello studio, si dimentica degli hobbies, si dimentica di Dio, si dimentica…
Quando una persona si innamora di un’altra tutto quello che prima era prioritario ed essenziale passa in second’ordine: non viene più a casa, sul lavoro è svampito, ha la testa fra le nuvole, è continuamente in attesa dell’incontro.
Quando uno scopre un lavoro interessante sia a livello di lavoro come a livello di guadagno, si dimentica della famiglia, e magari la scusa è che lui sta lavorando per la famiglia, si dimentica degli amici, sembra che il tempo non sia mai sufficiente.
La nostra esistenza è piena di queste esperienze in cui noi amiamo qualcosa d’altro o qualcun altro, al posto dei nostri cari.
Il Signore Gesù, quest’oggi, ci invita ad innamorarci di una realtà, il Regno di Dio e la sua giustizia, facendo passare in second’ordine tutte le altre realtà.
Meglio ancora: Gesù ci fa notare che uno quando si innamora di questa realtà del Padre, di conseguenza fa passare in secondo ordine tutto il resto. Ci dice che i segni dell’innamoramento sono chiari. Se tu ami il padre o la madre più di lui, non sei degno di lui, non sei innamorato di lui, non ti sei ancora perso per lui, non hai fatto un’opzione vera per lui, non sei ancora disponibile per darti tutto a lui. Per questo non sei degno di lui, perché è inutile fare dei gesti che non hanno un supporto di cuore e di convinzione: non la si dà da bere a un innamorato, ancor meno ad una innamorata che sono iper sensibili alla presenza di cuore dell’altro.
Non sei degno: lascia perdere i gesti esterni buoni solo a fare del fumo con niente arrosto: rivolgi la tua attenzione al cuore, educalo ad innamorarsi delle cose di cui vale la pena innamorarsi.
Il Signore ci invita a scoprire Colui che può dare senso e forza alle relazioni familiari e amicali, rendendole significative in una cornice di vita assoluta. Cornice di vita assoluta che è data dalla relazione prioritaria con lui.
Noi abbiamo bisogno di qualcosa o di qualcun per cui spendere la vita. Gli affetti familiari, prima o poi finiscono di morte naturale o di morte procurata perché perdono di significato; gli impegni sul lavoro che pure sono essenziali, prima o poi ci succhiano talmente che non ne possiamo più; così i nostri hobbies, così i nostri amici.
È importante spendere la vita per tutte queste realtà, ma è altrettanto importante non assolutizzare realtà che assolute non possono essere. È importante incastonarle dentro un contesto più ampio che è l’amore per il Regno, che è il prendere la propria croce e seguire Lui.
Ricercare continuamente la propria vita ci porta a perderla perché l’esistenza acquista di significato quando la spendiamo per qualcosa di grande. Perdere la vita per causa di Gesù è l’assoluto della nostra esistenza. Perdere la vita per Lui ce la fa ritrovare. La perdiamo a un livello basso e la ritroviamo ad un livello più completo.
Da piccoli noi perdiamo la nostra vita per i giochi e per la scuola: è un livello di donazione adatto alla propria esistenza di quel periodo. Ma andando avanti quello che ci viene richiesto è qualcosa di più: un impegno in famiglia, un impegno in parrocchia, un impegno sul lavoro, un impegno di volontariato. Il livello a cui tendere, e a cui non tutti tendono e che non tutti vedono a causa delle proprie immaturità, è il dono totale della propria vita per Cristo. Un dono totale che dà un senso e un significato nuovo e diverso a tutto quello che già facciamo ogni giorno.
Un conto è mettere al centro della nostra esistenza quello che facciamo, un conto è mettere al centro il senso del nostro esistere che è Cristo.
Questo ribalta i nostri criteri di giudizio e di scelta nel nostro quotidiano: ma questo è quanto Cristo ci propone. Preghiamo perché lo sappiamo scorgere, accogliere, amare, scegliere!
Gesù non invita ad amare di meno i propri familiari, ma di più, liberando l’amore da quel senso di oppressione e di ricatto affettivo che gli impedisce di essere vero, genuino e spontaneo.
Alberto Maggi
Credere non è pacifico, anzi credere è sempre drammatico.
M. Turoldo
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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
Quando l’amore diventa secondario.
Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,
la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.
F. Tesser
31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.
Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 17 Luglio 2023