Matteo 11, 11-15

In quel tempo, Gesù disse alle folle:

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.

Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Il Battista è venuto per un compito ben preciso che ha bene interpretato, ma per il quale poi “ha perso la testa”. Il compito di precursore ha funzionato fino a quando ha perso la testa per mano di Erode. Ma questo è solo l’ultimo atto della sua vita. Il Battista ha perso la testa quando non ha capito che l’Agnello di Dio che lui aveva indicato e riconosciuto, avrebbe stravolto questo mondo di violenza.

La violenza del Battista fatta e subita era finita. La violenza del Battista, la violenza che il Battista ha dovuto fare per abbassare le valli e per spianare le colline, per preparare le vie a Colui che doveva venire, ad un certo punto è andata in tilt. Non solo perché non c’era più nessuno a seguirlo, tutt’altro. È avvenuto questo a lui che “è il più grande fra i nati di donna”, perché non si è accorto che il Regno da lui annunciato era sorto.

Un Regno che subirà violenza ma che non accetterà più di rispondere alla violenza con la violenza. Un Regno incarnato in un bambino fragile e povero. Un Regno che non sferza ma che guarisce. Un Regno dove la tenerezza di Dio si espande su tutte le creature. Un Regno violentato ma non violento. Un Regno che nel suo Re Gesù, si lascia schiaffeggiare domandando il perché di tale schiaffo, ma non rispondendo con un altro schiaffo. Un Regno dove gli agnelli vanno in mezzo ai lupi senza diventare lupi. Un Regno dove il più piccolo, Gesù Umile e Mite di cuore, è il più grande. Un Regno dove gli zoppi camminano, non sono emarginati; un Regno dove i sordi ritornano ad udire, non vengono messi da parte; un Regno dove i lebbrosi emarginati vengono sanati perché rimessi al centro dell’attenzione della vita; un regno dove coloro che sono messi ai margini a causa dei loro errori e dei loro fallimenti, vengono raggiunti dal Buon Pastore, caricati sulle spalle e portati a casa per fare festa.

Questo regno subisce violenza perché è trattato da ingenuo. Questo Regno fa la figura del Regno dei minchioni ma è il Regno di Dio. Questo Regno non ha forza e non ha peso politico, non ha più bisogno di cercare i potenti e i ricchi, perché vive di ben altro pane che non il denaro e il potere, vive di ogni parola che esce dalla bocca di Gesù.

Ognuno che vive questo è parte di quel Regno dove il più piccolo è più importante ed essenziale del più grande. Dove colui che non può fare più niente, non può più costruire, non ha più forza per affermare la sua identità e la sua capacità, è il simbolo di colui che può essere il più grande. Liberi da ogni sovrastruttura religiosa, noi semplicemente camminiamo e viviamo l’incontro, avendo cura dell’incontro, non subendo l’incontro, non sopportando la relazione ma amandola.

I violenti si impadroniscono di tutto, anche del Regno. Basti vedere cosa è il potere religioso in ogni religione, compresa la nostra. I capi parlano come se fossero dei capi politici, parlano da primi ministri, sono gente accorta e prudente che fa della diplomazia il loro dio. Ma non ci parlano più di Dio e non ci accompagnano con Dio.

Non c’è altra via che la via stretta della povertà e della non violenza. Il Battista ha portato a compimento la profezia dell’Antico Testamento ed ha aperto la strada, quasi inconsciamente, al Nuovo. Quel Nuovo Testamento che non corrisponde più alle caratteristiche del Vecchio, perché passato e perché maturato in ben altro. Il Battista è l’Elia che doveva tornare e che è tornato, e tornando ha aperto la via al Signore Gesù, il Mite e Umile di cuore.

Ascoltiamo questo con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze, con tutto noi stessi, e cambieremo. Smetteremo oggi di vedere il miraggio della violenza e della forza e della potenza, come un messaggio reale: è un miraggio, è un’illusione che ha lasciato dietro di sé, nella storia, una scia di sangue che ha riempito fiumi e mari. Lasciamo i nostri progetti e le nostre manie di potenza. Lasciamo che la tenerezza di Dio avvolga le nostre vite e i nostri cuori, perché le nostre mani possano diventare strumento di consolazione e di cura; perché le nostre mani possano riportare al centro della nostra esistenza ciechi e sordi, zoppi e malati, morti viventi e depressi, persone che non sembrano più tali e persone ammazzate dalla nostra medicina. Perché ritrovato il vero centro del nostro quotidiano, le nostre scelte possano rivoluzionare questo mondo violento e becero, questo mondo decadente e sempre più inumano.

Sì perché “buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature”: grazie ai suoi figli miti e umili di cuore.

Noi non riusciamo a intravvedere in anticipo dalle promesse come saranno gli adempimenti. Solo dal compimento si può scoprire il senso proprio della promessa.

Adrienne von Speyr

 

Ogni giorno dobbiamo dissodare la terra del nostro cuore e per questo abbiamo bisogno della giusta dose di violenza perché la terra del nostro cuore «ascolti».

D. Semeraro

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19 Maggio 2025 Giovanni 14, 21-26

Il fatto che la vita divina sia ormai a «dimora» dentro il cuore di ciascuno permette di sentirci tutti a casa senza sognare nessun altro luogo di felicità e di salvezza se non quello delle nostre relazioni, segnate da una fraternità finalmente ritrovata.

M. D. Semeraro

Gesù se ne va ma non ci lascia orfani ci manda il suo Spirito che ci permette di continuare ad avere il suo fiuto, vale a dire di amare come Lui. Se prima era con noi e presso di noi, ora è in noi, ora è noi, ora è Spirito della nostra vita, sangue che scorre nelle nostre vene, ossigeno che ossigena tutto il corpo, corpo che ci alimenta, vino che ci disseta.

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18 Maggio 2025 Giovanni 13, 31-33a.34-35

L’amore a cui Gesù ci invita non consiste tanto nel risalire faticosamente la corrente del fiume della nostra natura umana, dei nostri istinti, delle nostre inclinazioni, quanto piuttosto nel lasciarci trasportare dalla corrente prorompente del fiume del suo amore, abbandonarci a questo fluire.

Tonio Dell’Olio

Essere discepoli di Gesù non è questione di appartenenza: non a una Chiesa, né ad una religione. Non significa neppure essere battezzati o credenti. Essere discepoli non è questione dell’abito che s’indossa. Non da questo saremo riconosciuti, e tanto meno perché si frequentano culti e riti religiosi. È solo l’amore a farci riconoscere come discepoli dell’Amore.

P. Scquizzato

17 Maggio 2025 Giovanni 14, 7-14

Nella semplice quotidianità della nostra vita, possiamo proseguire la missione di Gesù, diventando noi stessi strumento attraverso cui Dio continua a vivere accanto alle sue creature, a farsi conoscere e amare da loro. Possiamo essere anelli di una catena prodigiosa, che attraversa i millenni per raggiungere ogni uomo.

Dehoniani

“Dio è in te e nel fratello che incontri”! É tua la responsabilità di stabilire rapporti di giustizia, di amore, di condivisione… È tua la responsabilità di far scendere i poveri dalla croce! Tu sei in Dio, immerso nella sua presenza! Dio non “fa”… Dio “è”!

P. Zambaldi

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