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16 luglio 2019 Matteo 11, 20-24

da | Lug 16, 2019

Matteo 11, 20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 

E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sodoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te!».

Non vi è alcun dubbio: Gesù non era un buon attore e dunque nemmeno un buon politico. Se dici le cose come stanno, nella vita, non avrai mai riscontri positivi. Se la reciti bene riceverai molti consensi. Il modo migliore per recitare bene e ricevere consensi è quello di osservare. Devi guardare la gente e capire cosa pensa e come si muove e cosa desidera. Diventa l’altoparlante di tutto ciò e avrai consensi a gogò.

Un buon attore lo potremmo definire uno che recita, uno che dice non quello che pensa, uno che interpreta una parte e quant’altro. Recitare una parte è il centro e lo spirito delle nostre democrazie occidentali. Se tu dici la verità vai poco lontano sia in politica come nella chiesa. Se la racconti e dici quello che gli altri pensano, avrai successo. Pensiamo a quante volte noi leggendo il vangelo diciamo di capirlo perché la pensa come noi e diciamo di non capirlo perché non la pensa come noi.

Siamo malati di democrazia, siamo dei begli attori. Gesù travalica questa parte e parla con chiarezza denunciando ciò che non va’. Non va’ che la gente perda la vita e sia trattata da gente di serie B solo per il colore della pelle o per la sua nazionalità. Non va’ che la politica sia solo falsità e più la racconti falsa perché è quello che la gente si aspetta, e più sei disumano e più sei riconosciuto anche se sei sempre più contro il bene comune anche di quelli che ti votano. Se nella chiesa e negli ordini religiosi dici ciò che pensi e evidenzi le storture strutturali e sociali che sono contro il vangelo e che sono disumane, sarai messo in disparte, grazie a Dio. Questo essere messo in disparte è un buon segno, è segno che stai evidenziando il bene anche se non ha la targhetta Chiesa o Religiosa.

Ma torniamo al vangelo e a questo Gesù che sembra faccia di tutto per non farsi capire. Non gli interessa il successo, non gli interessa usare un linguaggio che sia comprensibile, non gli interessa nemmeno avere sostegno e accoglienza a quello che dice. Gli interessa evidenziare la verità.

Il primo che non lo capisce è il Battista, nientemeno che il suo precursore. L’annuncio dell’uno non corrisponde all’annuncio dell’altro. Gesù evidenzia che noi, come la sua generazione, non riusciamo a capire il gioco di Dio. Il gioco della vita di Dio è dato dalla denuncia del male perché ci fa male in vista della conversione, vale a dire di ritornare a scegliere ciò che ci fa bene. Il secondo passo di danza di Dio è il dono della gioia che scaturisce nell’uscire dal male entrando nella verità di chi e cosa siamo.

Il giudizio non è che la conseguenza della nostra scelta. Scegliamo il bene, l’umanizzazione della nostra vita? Vuol dire che ci siamo incamminati sulla via della conversione e dunque sulla via della gioia, della felicità, della fede.

Noi a volte ci convertiamo a volte no. Ci sembra che la conversione non sia cosa conveniente e a volte cogliamo la sapienza di Dio che ci mostra la vera bellezza della nostra vita. A volte ci convertiamo e a volte no! C’è chi si converte e chi no!

La benedizione di Gesù è chiara: Ti Benedico o Padre, perché hai rivelato queste cose ai piccoli! La danza di gioia allora scoppia tra noi che, presi per mano da Gesù, entriamo nella danza di gioia del Padre nello Spirito Santo. Non entrare in questa danza significa fallire e fare fallire il mondo. Non mi interessa la lamentazione sul tempo e sul cambio di clima, mi interessa che possiamo cogliere ciò che non va bene di questo, ciò che provoca questo disastro e che cominciamo a mettere la vita, il clima, l’aria che respiriamo al di sopra della maledizione che pende su di noi: l’idolo dell’economia!

Concludiamo la nostra riflessione evidenziando un aspetto che è nel vangelo di oggi ma che ritroviamo in tutta la Bibbia: il tema della minaccia. La minaccia può avere più obiettivi. Può essere finalizzata a creare paura nell’altro; può essere finalizzata a tenere qualcuno sottomesso; può essere finalizzata al preparare il castigo; può avere come scopo il preparare il terreno all’invasione dello stato vicino. Ma la minaccia, cosa che noi poco valutiamo perché la recita dell’attore al giorno d’oggi non può avere questo ruolo, non è un ruolo accettato, può avere anche un’altra finalità: quella di allertare i nostri sensi che sono addormentati. Per noi che siamo indifferenti a tutto, per noi che non sappiamo più distinguere il bene dal male, la minaccia può essere un campanello di allarme. La minaccia nel vangelo non è fine a se stessa e neppure ha come finalità quella del castigo, come può essere stata nell’Antico Testamento. La minaccia nel vangelo ha solo uno scopo: svegliarci dal sonno, evidenziare la differenza fra bene e male, svegliare la nostra coscienza e la nostra attenzione e portarci verso la via del bene. Oggi? Sì, oggi! Oggi l’invito è a risvegliarci dalla parodia che sembra diventare sempre più la nostra vita; risvegliarci dalla commedia che sembra stiamo recitando per ritornare sulla via della vita, quella vera, quella bella, quella che dice la verità ed è verità.

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