Matteo 11, 20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sodoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te!».

Non sono un grande estimatore dell’inferno e normalmente non ne parlo. Eppure credo che l’inferno sia il luogo della nostra salvezza e della nostra conversione. Non mi interessa vederlo come minaccia, mi interessa vederlo come luogo di libertà. Il dono più grande di Dio all’uomo è la libertà e, sono convinto, senza il male, senza l’inferno, come potrebbe esserci libertà? Sarebbe tutta una illusione o una falsa libertà.

L’inferno è il male per eccellenza e il male è l’unica vera punizione che noi possiamo incontrare nella nostra esistenza. Dio non ha mandato il proprio Figlio per condannare il mondo ma per salvarlo: questa è la giustizia di Dio.

Ciò non toglie che noi col male dobbiamo farci i conti. Il male è su di una riva, il bene sull’altra: i due sono riva-li. Ma allo stesso tempo le due rive fanno parte di uno stesso fiume, di uno stesso mare. Sì, il grano cresce con la zizzania anche se i due sono riva-li.

Non mi interessa obbedire per avere un premio: questa non è libertà e non è avere raggiunto l’uso della ragione.  So che anche quando sbaglio, sbaglio ricercando comunque la felicità, un bene maggiore più grande. Il giudizio di Dio mi è utile per capire il male e distinguerlo dal bene. Senza tale distinzione non c’è rivalità e senza rivalità non c’è libertà.

Sono convinto che il male sia l’unico problema serio dell’uomo e l’inferno altro non è che la vittoria del male sul bene, della morte sulla vita.

L’incapacità di riconoscere la scia di bene nella mia vita grazie a me e a Dio, è un inferno a cui troppo spesso ci condanniamo con le nostre mani. Non riusciamo non solo a non gioire per le cose belle, per i miracoli, che sono avvenute nella nostra vita, ma addirittura non sappiamo riconoscerle e questa è una bella morte del cuore.

L’inferno è: apriamo il giornale e possiamo incontrare l’abisso di cattiveria e di stupidità nel quale siamo immersi, anche quando parla il vice di turno sempre più abituato alle sue “porcellate”.

Il paradiso è il desiderio che quei lampi di luce, che di tanto in tanto illuminano le tenebre, si fissino eternamente e scompaia il buio di questa notte che ben conosciamo.

La relazione con Dio, sommo bene, è vita, amore e felicità: salvezza dalla morte, dall’infelicità e dall’egoismo, dalla chiusura su di sé. L’inferno è il non raggiungimento della salvezza, la vittoria sul male.

Ciò che fa la differenza è che la giustizia che viene messa in campo non è la nostra, quanto invece la giustizia di Dio.  La nostra giustizia, giustamente, giudica e punisce il male. Però non è capace di rimediare al male stesso. Anzi normalmente la raddoppia come nel caso del taglione o come nel caso delle pene che tolgono il bene più grande dell’uomo: la sua libertà. La giustizia moltiplica il male, magari con l’intenzione di proteggere i buoni mentre invece sappiamo che protegge i ricchi e non condanna coloro che hanno sfilze di avvocati ben pagati e prezzolati: di una giustizia del genere non so che farmene anche se è cosa dello stato. Una giustizia che non sa condannare chi ha sbagliato ma che non può essere condannato perché altrimenti cade il governo, non è giustizia, non mi interessa e a lei non dò il minimo di credito.

La giustizia di Dio è di tutt’altra pasta. Dio è giusto, ma non come noi. La sua è una giustizia “immane” e inimmaginabile: quella del Padre che ama i suoi figli. Dire Dio significa lasciare la giustizia e il fare giustizia nelle sue mani. Ciò che capisco, della giustizia di Dio, è una cosa: la sua giustizia non accresce il male. Per questo non possiamo applicare a Lui la nostra giustizia ingiusta perché solo capace di far crescere il male ed incapace di un piccolo moto di bene.

Ciò che dunque dovrebbe interessarci veramente è il bene rivale del male; è la luce per discernere il bene dal male; è quella spada a doppio taglio che penetrando nelle profondità delle mie viscere mi fa comprendere ciò che è bene e ciò che è male. Ciò che mi interessa è la libertà che ogni giorno sono chiamato a giocarmi nel cogliere ciò che è bene e ciò che è male e passare, in tutta libertà, all’altra riva anche a rischio di tempeste che possono portarmi a naufragare.

 

Cosa vuol dire convertirsi? Vuol dire semplicemente pensare come pensa Dio, vuol dire mettere a confronto, conformare la mia realtà su quella di Dio. Ritornare a Dio vuol dire continuamente scoprirlo, perchè è sempre oltre e sempre altro.

M. Turoldo

 

“Il male non è mai spettacolare agli inizi. Il male comincia sempre gentilmente, modestamente, potremmo dire: umilmente. Il male si insinua nell’aria come l’acqua sotto una porta. All’inizio non è quasi niente. Un po’ di umidità. Quando arriva l’alluvione, è troppo tardi. Il male ha come ausiliari la tiepidezza e il buon senso della brava gente. Il peggio in questa vita sarà sempre introdotto dalla cosiddetta brava gente”. 

 Christian Bobin

 

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5 Maggio 2026 Giovanni 14, 27-31a

La pace è l’uomo e questo uomo è mio fratello,

il più povero di tutti i fratelli.

La libertà è l’uomo e questo uomo è mio fratello,

il più schiavo di tutti i fratelli.

La giustizia è l’uomo e quest’uomo è mio fratello.

M. Turoldo

“ Una pace futura potrà essere veramente tale

solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso,

se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo,

di qualunque razza o popolo, se avrà superato quell’odio

e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso,

forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo.

E’ l’unica soluzione possibile”.

E. Hillesum

4 Maggio 2026 Giovanni 14, 21-26

L’amore e la fiducia in Gesù ci permettono di capire la sua Parola e di viverla. Lo Spirito che Gesù manderà ci aiuterà a ricordarla – a rimetterla nel cuore – e a viverla nel nostro tempo. Non aggiungerà niente di nuovo, ma ci aiuterà a calarla nelle esperienze che viviamo.

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La nostra vita diventa feconda solo nella misura in cui impariamo a voler bene a Gesù, restando uniti alla sua parola. Lasciando che la linfa del suo bene spenga ogni agitazione e dissipazione del cuore.

R. Pasolini

3 Maggio 2026 Giovanni 14, 1-12

Essere nel Padre è l’identità forte di Gesù, il Figlio, ed essere non significa solo fare come il Padre o parlare come lui, ma abitare dentro in una relazione totalizzante e al contempo liberissima. Questa relazione è lo Spirito, la comunione dei due che si incontrano in un abbraccio che li fa essere veri.

L. Vitali

«La via non è una strada, ma una persona da seguire; la verità non è un concetto, ma un uomo da frequentare; la vita non è un dato biologico, ma un amore da amare».

Silvano Fausti

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