In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sodoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te!».
Noi, purtroppo, abbiamo perso la dimensione vera del bene e del male.
L’unico bene e male che riconosciamo nella nostra esistenza, è il bene e il male economico: se vado bene economicamente è bene, se vado male è male.
L’altro male che riconosciamo è quello del dolore, a condizione che tocchi noi; se tocca gli altri ci sfiora solamente ma non ci coinvolge.
Sembra che tutto sia possibile, l’importante è che non tocchi noi o che non siamo noi a subirlo.
Nella nostra società dove il male dovrebbe essere un perfetto estraneo, vi sono persone che vivono oppresse da sensi di colpa inauditi; vi sono persone che vivono eternamente arrabbiate e capiamo bene che il male è solo un’invenzione e non una realtà; oppure persone che non riescono più a gestire nemmeno i più piccoli gesti della propria esistenza.
La riscoperta esperienziale, non la solita invenzione dei mezzi di comunicazione, che il male esiste ed agisce è essenziale alla nostra sanità mentale e alla nostra sanità di fede. La riscoperta che fare il bene non è la stessa cosa che fare il male, porta ad una capacità di discernimento, di cogliere la realtà che è superiore alla capacità di comprendere ciò che capita nell’oggi, con un indifferentismo che lascia stupiti.
L’essere radicali, liberali (come filosofia di vita, non come partito), porta a guardare sempre più agli interessi dell’individuo e solo a quelli: morale diventa tutto ciò che mi conviene. Il vecchio moto che posso fare tutto quello che voglio, l’importante è non danneggiare l’altro, è un moto che non serve a nulla perché permette tutto e toglie ogni senso morale. Non cerchiamo più il bene comune pensando che il bene personale sia non la cosa più importante, l’unica cosa che conta.
Il Guai a te del vangelo di quest’oggi, è un richiamo a ciò che nella vita conta. Ciò che conta è entrare nel gioco di Dio. Questo guai esprime con chiarezza il giudizio su chi conosce Gesù e non lo accetta. Chi conosce è responsabile, chi è responsabile sente e riconosce la propria colpa, chi riconosce la propria colpa sa che ci sono delle conseguenze da pagare.
Conoscere apre sempre di più la nostra mente e il nostro cuore e ci permette di diventare persone sempre più libere di scegliere tra il bene e il male. La conoscenza aumenta la nostra responsabilità e il nostro giocarci nella responsabilità. Questo provoca un movimento di apertura alla Parola che ci porta ad accoglierla, ma non sempre riusciamo a custodirla con perseveranza portando frutto.
L’invito ad aprire gli occhi per riconoscere le nostre responsabilità e allo stesso tempo anche le nostre potenzialità: non è invito a non fare del male all’altro ma a fare il bene. Aprire gli occhi per riconoscere l’indurimento nel male che ci persegue sia che noi lo vogliamo, sia che noi non lo vogliamo: è solo una questione di spontaneità. Aprire gli occhi è il primo passo per convertirci, per uscire dall’accecamento, per abbandonare quella posizione che ci dà tanta sicurezza ma che è estremamente franosa: è la posizione farisaica del “io sono a posto”.
Gesù condanna il male, non chi lo fa. La nostra conversione sta nel riconoscere il male e cercare di fare il bene, non nella convinzione farisaica che noi il male non lo facciamo e non lo facciamo più.
Guai a te: dichiara con evidenza il male e le sue conseguenze negative.
Gesù vede il male che condanna il malvagio inchiodandolo a sé e lo libera restando lui stesso inchiodato sulla croce. Gesù dà la vita per i peccatori, rivela nella sua misericordia il volto del Padre che nessuno ha mai visto se non Lui, il solo il Figlio che ce lo ha rivelato. Una misericordia che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere la sua acqua sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Vivo sempre di più
con la consapevolezza
e il sentimento
della presenza dell’ignoto
nel conosciuto,
dell’enigma nel banale,
del mistero in tutte le cose
e in particolare
dei progressi del mistero
in tutti i progressi
della conoscenza.
Edgar Morin
Guai a noi quando siamo certi della nostra salvezza!
Guai, se pensiamo di essere esenti da conversione, se guardiamo gli altri dall’alto in basso, convinti di essere, se non migliori,
almeno non peggiori di coloro che non credono!
Paolo Curtaz
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