Matteo 11, 25-27

In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.  Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

C’è chi innalza un lamento di lutto e non viene accolto, e il nostro grande lutto è la non accoglienza di Gesù Parola. Per chi accoglie il lutto c’è la danza. Ma c’è anche chi non sa accogliere un canto di gioia quale è la presenza del Signore Dio in mezzo a noi. I miracoli di presenza che Gesù ha vissuto in Israele non sono stati né accolti né riconosciuti, anzi è stato accusato di essere un beone e un mangione, uno che mangia e fa festa coi pubblicani e i peccatori, uno che agisce in nome di Baal.

Oggi il Figlio gioisce della stessa gioia del Padre perché vi sono dei fratelli che sanno riconoscere la sua presenza, che danzano una danza di gioia, che mangiano e fanno festa perché Lui è con noi, non escludendo nessuno.

È chiaro che entrare in questa dimensione significa lasciarsi avvolgere da un abbraccio che non sempre e non tutti sappiamo riconoscere.

Il mondo è pieno di gente che cerca Dio, ma il perché lo cerchi è di fondamentale importanza.

Qualcuno lo cerca perché fa parte della tradizione in cui è cresciuto, fa parte della sua cultura e noi sappiamo che questi tali più che cercare Dio cercano la conferma di una loro identità. Quando è così assistiamo a gente che vuole difendere il crocifisso nei locali pubblici e subito dopo ha bisogno di negare l’identità di persona ad un emigrante che lui chiama extra comunitario.

Qualcun altro lo può cercare per ritrovare qualcosa di perduto. Ha bisogno di ritrovare uno spirito di tribù. Spesso nei nostri gruppi ritroviamo questo. Molte volte ciò che colpisce e a cui si dà importanza è che in certi santuari vi è molta gente che ci va mentre le nostre chiese sono vuote. A volte faccio fatica a cogliere la differenza tra questo turismo religioso, anche se vi è messa, rosario e confessione di mezzo, e un qualsiasi altro turismo di massa.

Sembra a volte che anche Dio entri nella lista dei prodotti da consumare e con i quali condire la nostra vita: un po’ di lavoro, un po’ di svago, un po’ di Dio, un po’ di vacanza, un po’ di … un po’ di tutto ma poca vita e vita vuota.

Sembra a volte che i sapienti e i furbi, che mai mancano nel nostro mondo, siano alla ricerca di un Dio sapiente e potente. E quelli che criticano la Chiesa perché troppo potente e ricca, almeno da noi, una critica vera, mi pare che facciano questa affermazione solo perché vorrebbero mettersi al posto di tale potentato più che per ricercare una vita propria e della Chiesa più vera ed evangelica.

La madre dello stupido è sempre incinta, recita un vecchio adagio. Sono convinto che tale stupidità sia propria di coloro che cercano un dio sapiente e potente, che non ha niente a che fare con Dio. Un dio costruito a propria immagine e somiglianza che mi possa essere utile per accrescere la mia sapienza e la mia potenza, rovinando la mia e l’altrui vita.

I piccoli sono coloro che sanno riconoscere la presenza di Dio, niente più. La sanno riconoscere nel miracolo quotidiano della vita. Non hanno bisogno di manifestazioni grandiose per riconoscerlo e vederlo. Vivono in pace la loro esistenza contenti della vista che hanno ricevuto in dono, vista che gli permette di riconoscere i segni del passaggio di Dio. I piccoli incontrano la sapienza e la potenza di Dio lì dove è, lì dove loro vivono: nell’insipienza e nella debolezza di Gesù. Insipienza e debolezza che ci rende capaci di diventare figli di Dio, fratelli di Gesù.

Come si fa a non fare festa di fronte a tale bellezza? Come si fa a non banchettare? Come si fa a non danzare la danza di gioia della risurrezione dopo avere danzato la danza funebre della morte del Signore?

Come si fa? Come si fa a non diventare ciò che siamo? Come si fa a non diventare figli, che è quello che siamo? Come si fa a non vivere da fratelli tradendo in tal modo la nostra stessa identità e chiamata ad essere fratelli del Signore Gesù, figli dello stesso Padre, fratelli fra di noi? Come si fa a non scoprire ogni momento la sapienza di Dio che a noi si manifesta con gesti di bontà propri di un Padre misericordioso?

Ti benedico, Padre, perché anche oggi ti manifesti a noi invitandoci a danzare la danza della tua vita.

 
 

Fatti piccolo. Non infantile, ma ultimo tra gli ultimi. Quella è la direzione che Dio stesso ha scelto per sé.

 Collura

 

I «piccoli» trovano sempre la loro forza nella relazione, che li rende capaci di far dare il meglio degli altri prendendosi cura dei loro bisogni. I grandi invece rischiano di pensare a se stessi come se non avessero bisogno di nessuno e, prima o poi, questo si rivela non solo falso, ma persino triste e pericoloso.

M. Semeraro

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

19 Aprile 2025 Sabato Santo

“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.

da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger

18 Aprile 2025 Giovanni 18, 1-19, 42

L’atto di fede nasce dalla croce:

No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c’eri lassù!
Quando non un’eco risponde
al tuo alto grido.

D. M. Turoldo

17 Aprile 2025 Giovanni 13, 1-15

Nella bacinella dell’ultima cena c’è l’acqua della creazione in cui l’opera di messa in ordine dello Spirito continua ad aleggiare fino a noi, si ritira l’acqua del diluvio per fare spazio a un’umanità nuova, si apre l’acqua del Mar Rosso per mostrare la strada che porta alla terra della libertà, scorre l’acqua del Giordano in cui Cristo si fa solidale con ogni donna e ogni uomo di ogni tempo, sgorga l’acqua dal costato del crocifisso fonte inesauribile di consolazione per tutti quelli che hanno sete di Vita.

P. Lanza

Share This