In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
La cosa più importante per la nostra vita è quella di riconoscere che Dio è Padre e riconoscere il suo amore. Conoscere e riconoscere l’amore che Dio ha per noi è centrale nel cristianesimo: un Papà che è vicino e tenero e altissimo Signore del cielo e della terra allo stesso tempo.
Ciò per cui Gesù ringrazia il Padre è la conoscenza che ha donato ai piccoli, agli infanti, dell’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre. Non solo, ma anche la gioia che traspare dal questo rapporto tra Padre e Figlio. Un rapporto che rimane misterioso per i sapienti e gli intelligenti, un rapporto che rimane incomprensibile per coloro che sanno e che sono intellettuali.
Il centro e il nucleo di questo rapporto non può essere rivelato e compreso ai sapienti perché loro sanno come vanno le cose; non può essere rivelato agli intelligenti perché loro sono abituati a dirigere le cose come vogliono. No! L’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, un amore che passa attraverso la Croce, è scandalo per gli uni e stoltezza per gli altri. È una modalità di vita che non ha senso e che diventa preda dei profittatori. Questo modo di vivere è insipiente e stolto, non porta da nessuna parte, è pazzesco ed illusorio.
La sapienza del Figlio è quella delle Beatitudini: i sapienti non la capiscono e gli intelligenti se ne difendono. Questo tipo di sapienza è dono fatto a chi lo desidera, desiderato da chi ne ha bisogno, bisogno che nasce in chi è senza. Per questo i sapienti e gli intelligenti se lo negano, proprio perché è dono e loro non possono accogliere ciò che non è prodotto da loro. Così facendo si negano, ci neghiamo, l’accesso alla vita che non è un prodotto, che non è un loro prodotto, ma una relazione di amore con l’altro.
Gli infanti, i piccoli, sono ignoranti, sono poveri e non parlano. A loro senza parole è rivelato il Padre. È la dotta ignoranza del puro di cuore, al quale Dio si fa vedere. Noi pieni di libri e di disquisizioni teologiche non riusciamo a comprendere e ad accogliere la cosa più semplice e più vera e più bella e più buona della nostra esistenza e del nostro essere cristiani: il rapporto di amore col Padre, dono dell’Altissimo. Il dare e ricevere reciproco è la vita del Padre e del Figlio e dei figli: ciò che Adamo voleva prendere rubando, Gesù l’accetta come dono, i piccoli l’accettano come dono.
L’eredità dei piccoli è la parola Abbà. Il piccolo la conosce: vive di dono, di amore e di grazia. I dotti e i sapienti, normalmente, parlano di Dio. Pochi lo amano e sperimentano il suo amore. Ai piccoli è dato di comprendere, di conoscere il Padre amante nel Figlio avvolto dallo Spirito.
Fra questi piccoli ritroviamo senz’altro, santa Caterina da Siena, ventiquattresima figlia, donna del Medio Evo, donna senza istruzione. La sua mistica ha avvolto la politica del tempo, politica papale e non; la sua mistica è divenuta stimolo di carità; la sua mistica ha salvato l’umanità.
Noi pensiamo ai mistici come a persone fuori dal tempo e dal mondo: niente di più errato. I mistici sono i piccoli a cui Dio rivela i segreti dell’esistenza e del suo amore. I mistici sono coloro che ci hanno salvato da una deriva teologica, filosofica e moralistica, che sarebbe potuta essere devastante per la chiesa.
I mistici come Caterina hanno visto dove nessun teologo ha visto, dove nessun presbitero è arrivato. Saltando di pari passo ogni organizzazione teologica e ogni pensiero strutturato su Dio, sono giunti, è giunta, ad altezze di sapienza che nessun impianto teologico ha mai raggiunto. Il mistico è colui che parla con Dio faccia a faccia, è colui che col Verbo sta di fronte a Dio. Il mistico è un graziato da Dio che da Dio stesso è portato dentro i più piccoli segreti della vita di Dio. Il mistico è colui che conosce il Padre grazie al Figlio e nel loro amore vive e rimane. Il mistico è colui che accompagna il popolo affaticato ed oppresso, alle altezze dell’amore di Gesù, al ristoro Gesù. Il mistico prende su di sé il carico di Gesù divenendo con tutta la propria persona suo discepolo. Il mistico è colui che riscopre il giogo del Signore in tutta la sua dolcezza. Il mistico è colui che sperimenta tutta la leggerezza del peso dell’amore di Dio: in questa esperienza si lascia abbracciare in toto da Dio.
Questa è la mistica Caterina che manifesta questa esperienza di amore intenso coinvolgendosi totalmente in Dio.
Prega Caterina:
«Spirito Santo, vieni nel mio cuore, per la tua potenza tiralo a te, Dio vero.
Concedimi carità e timore.
Custodiscimi o Dio da ogni mal pensiero.
Infiammami e riscaldami del tuo dolcissimo amore,
acciò ogni travaglio mi sembri leggero.
Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero.
Cristo amore, Cristo amore».
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