Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Quanto doveva essere stato amato quel Figlio Gesù, da Dio Padre. Di quale amore era capace Gesù nei confronti di Dio Padre? Quale grande amore legava i due? Solo lo Spirito di amore può essere la risposta. Ma questa domanda, al di là della risposta, è una domanda che da subito mi è risuonata dentro quando ho letto il vangelo questa mattina.

Come fa Gesù a dire quello che ha detto se la sua vita non è appassionata totalmente dal Padre e al Padre! Non si può arrivare a benedire e a lodare uno, semplicemente constatando una sua preferenza, se non vi è un amore profondo dell’altro.

Che senso ha lodare il Padre perché ha rivelato i segreti della sua sapienza ai piccoli? Nessuno! Non vi è ragione. Non vi è ragionamento. Non vi è motivo oggettivo. Vi è solo una passione infinita nei confronti dell’amato, del Padre appunto.

Solo chi ama può comprendere questo dato. Ami quello che l’altro preferisce, ami quello che l’altro ama e gusta, semplicemente perché lo ama lui, semplicemente perché lo ama lei.

Non sto parlando di chissà quali scelte grandi, che poi non esistono perché sono cose da grandi. I grandi non scelgono le cose semplicemente ne approfittano e seguono la loro convenienza sia essa politica, o religiosa, o economica.

No, parlo delle cose di tutti i giorni. Quelle cose che sono il succo della vita. Mi piace quella canzone perché la ama lei. Mi piace quel posto in montagna perché ci sono stato con lui. Amo i piccoli e trovo grandezza e saggezza in loro, perché semplicemente sono amati dal Padre. Che altro serve per appassionarsi alla vita e per donare la propria vita? Direi nulla! Direi che tutto il resto serve solo a confondere le idee alla vita e a noi nei confronti della vita.

Ci confondono le idee perché perdiamo per strada l’unica cosa necessaria: la passione per la vita, l’amore per la vita perché amata dall’Amato, amata dal Padre.

Nella piccolezza ritroviamo la genuinità della vita. Nella piccolezza incontriamo tutta la passione per la vita. Nella piccolezza la saggezza delle cose belle e amabili, balzano agli occhi in modo naturale.

Proviamo a pensare a quanto sia semplice rapportarsi con un bambino, non che non sia oneroso, ma semplice. È spontaneo cogliere il suo bisogno ed è quasi automatico compiere dei gesti di amore che vadano incontro ad un suo bisogno. E semplice è amare un vecchio: capisci al volo quello di cui ha bisogno e facilmente puoi fare. Se a lui ti dedichi, fai quello di cui ha bisogno. In fondo bambino e anziano hanno bisogno di un’attenzione fisica che è immediata. Ma la stessa attenzione la possiamo avere nei confronti di un giovane e di un adulto, se abbiamo il coraggio dell’immediatezza. Se ci dimentichiamo i nostri bizantinismi, cogliamo il bisogno di rugiada che il cuore dell’altro ha. Anche qui la saggezza dei piccoli è immediata.

Se siamo innamorati di Dio, se siamo innamorati della vita, se siamo innamorati dell’uomo, non possiamo non cogliere la bellezza dell’incontro e, nella bellezza dell’incontro, la libertà della gratuità. È bello essere appassionati alla vita che tanto appassiona il mio prossimo, che tanto appassiona il mio Dio.

Questa passione è contagiosa. Se siamo portatori sani di passione per la vita, non potremo che amarla nell’altro, nelle piccole cose che l’altro ama. Non potremo non benedire il Signore perché ha donato questo ai piccoli, a coloro che la sanno cogliere al di là delle complicanze della vita. Non potremo non benedire il Signore perché nella semplicità e nella povertà, avremo la ricchezza di potere incontrare l’altro nello splendore, magari affaticato, dei suoi occhi, del suo sguardo.

E questo sarà onere leggero, e questo sarà giogo che risulta essere rugiada che scende sulle aridità delle nostre quotidianità. E questo sarà il canto di s. Francesco che in Madonna Povertà ha amato l’immediatezza della beatitudine, senza sovrastrutture e senza poteri. Preghiamo perché i suoi figli non si dimentichino mai questo dono che a loro ha fatto.

Oggi celebriamo la mistica Caterina che manifesta l’esperienza di amore intenso coinvolgendosi totalmente in Dio. Prega così Caterina:

«Spirito Santo, vieni nel mio cuore, per la tua potenza tiralo a te, Dio vero. / Concedimi carità e timore. / Custodiscimi o Dio da ogni mal pensiero. / Infiammami e riscaldami del tuo dolcissimo amore,/ acciò ogni travaglio mi sembri leggero./ Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero. / Cristo amore, Cristo amore».

Bisogna cambiare “giogo”. Abbandonare quello dei “sapienti e dei dotti” e prendere quello del Maestro che, nelle Beatitudini, apre una via nuova. Gesù non è meno esigente, anzi, lo è di più. Ma esige in maniera diversa. Esige l’essenziale: l’amore che libera e fa vivere.

Locatelli

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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

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