Matteo 11, 28-30

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

La nostra vita, è inutile nascondercelo, in tanti momenti è un insieme di fatiche e di delusioni. Non c’è bisogno di attendere i momenti faticosi della malattia e della morte, per scorgere in noi fatiche e delusioni.

Ogni giorno a noi pare che sia una battaglia se non una guerra. Ritmi sempre più serrati. Richieste sociali sempre più grandi. Situazioni di arrivismo che portano la competizione a livelli che superano continuamente il livello di guardia della nostra capacità di sopportazione e di portare.

A noi pare di non poterci più fidare di nessuno e che una amicizia vera, anche fra marito e moglie, sia un ricordo ormai lontano nel tempo e non più possibile e attuale. Anche il contratto matrimoniale mostra tutti i suoi limiti e qualsiasi impegno preso nei confronti della società o della comunità cristiana non può più essere così lineare e gratuito.

Mi pare che ciò che è sempre stato quello che ha mosso l’uomo ad andare alla conquista di qualcosa e di qualcuno, abbia raggiunto dei livelli di invasività e di onnipotenza, da non potere lasciare spazio a nulla più.

L’invito che il Signore ci fa, in questa battaglia quotidiana, è l’invito di chi ci offre la sua casa, la casa del suo cuore. Vieni a trovare ristoro da me. Vieni e lascia per potere riscoprire un modo di vivere diverso. Ci vuole coraggio ad accogliere questo invito “vieni” e bisogna fidarsi non poco.

Ma in fondo l’invito di Gesù è semplice e quanto mai rivoluzionario: se non vuoi soccombere sotto un modello sociale che è uno schiaccia sassi o persone, accogli il mio giogo leggero che alleggerisce il peso.

Accogliere il giogo del Signore significa cominciare, o ricominciare, a mettere in campo un modo di discernimento nuovo e rinnovato. Rileggere le scelte della nostra quotidianità alla luce della sua Legge di amore e di gratuità. Dimentichi del nostro tornaconto siamo invitati a cercare ciò che tornaconto non è all’apparenza, ma che è un guadagno umano e sociale grande.

Accogliere l’invito del Signore Gesù ad essere persone che non si lasciano travolgere dalla corrente del fiume in piena che ci trasporta verso cascate sempre più grandi e sempre più disumane, è accogliere un invito all’umanità. Vivere accogliendo il suo giogo leggero per scegliere questo carico pesante, è credere all’umanità della gratuità e del dono.

Accettare questo dono significa liberare il nostro sguardo, e quindi il nostro cuore, dalla cecità del possesso e della proprietà privata fine a se stessa e non come servizio sociale per il bene comune.

Essere umile e mite come Gesù è mite e umile, è una scommessa di vita fenomenale. È non cedere ai venti di guerra che ogni giorno si presentano a noi con il volto dell’ultimo politico di turno che ha rubato, dell’ultimo prete che ne ha fatte di cotte e di crude, dell’ultimo medico che fa prescrizioni e operazioni per far sì che l’azienda sanitaria produca proventi.

Non cedere alla violenza di questo movimento sociale, alla tentazione dell’essere lupi, accogliendo la scommessa dell’essere agnelli come via dell’umanità da seguire, è atto rivoluzionario.

È rivoluzionario per noi personalmente perché ci libera dalla schiavitù del risentimento, dell’arrivismo e della sopraffazione. È rivoluzionario perché diventa provocante per una società che vive da schiava la sua condizione relazionale. Siamo tanti o siamo pochi, poco importa, ciò che importa è che la capacità di discernimento del Signore, di vedere le cose con i suoi occhi e di scegliere secondo il suo cuore noi lo viviamo. Stiamo pur certi che per gente che sta soffocando sotto il peso di una società sempre più disumana, per gente a cui manca il respiro perché da troppo tempo vive in apnea, tutto questo prima o poi sarà colta come una boccata di ossigeno, come una boccata di aria buona da alta montagna. E prima o poi, con noi, altri coglieranno la bellezza del giogo leggero del Signore e troveranno il coraggio di tornare a respirare, di liberarsi dalla schiavitù moderna, dal ritrovare uno spunto di umanità che ci porterà ad accogliere l’invito del Signore non come una ennesima promessa pesante che schiaccia la vita, ma come un invito bello alla liberazione e ad una nuova e più vera umanità.

Dono di Dio a noi, dono nostro ai fratelli, dono dei fratelli a noi.

Ognuno ha la sua schiena

per sopportare il peso di ogni scelta,

il peso di ogni passo,

il peso del coraggio.

Fiorella Mannoia

 

Prendete su di voi l’amore, che è un re leggero, un tiranno amabile, che non colpisce mai ciò che è al cuore dell’uomo, non vieta mai ciò che all’uomo dà gioia e vita, ma è instancabile nel generare, curare, rimettere in cammino. Cos’è l’amore? È ossigeno. Che se la vita si è fermata, la attende, la impregna di sé e le ridona respiro.

Ronchi

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16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54

Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

Dehoniani

Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

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15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41

Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.

P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

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Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

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F. Tesser

14 Marzo 2026 Luca 18, 9-14

Si prega non per ricevere ma per essere trasformati. Il fariseo non vuole cambiare, non ne ha bisogno, lui è tutto a posto, sono gli altri sbagliati, e forse un po’ anche Dio. Il pubblicano invece non è contento della sua vita, e spera e vorrebbe riuscire a cambiarla, magari domani, magari solo un pochino alla volta. E diventa supplica con tutto se stesso, mettendo in campo corpo cuore mani e voce: batte le mani sul cuore e ne fa uscire parole di supplica verso il Dio del cielo.

Ermes Ronchi

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