Matteo 11, 28-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Non minimizziamo il desiderio di Dio di venire incontro all’uomo. Gesù, mandato dal Padre per opera dello Spirito Santo, si è incarnato non solo per venirci a trovare in chiesa o nelle cose sacre o nei sacramenti: anche. Ma si è incarnato soprattutto per incontrarci nel nostro quotidiano, nelle nostre case, nelle nostre botteghe, sui posti di lavoro, sulle nostre strade e nei nostri campi. Gesù si è incarnato, ha fatto Natale, per stare con noi in cima ad una montagna come in mezzo al mare. Sta con noi quando scendiamo un fiume in canoa e quando voliamo col parapendio.
Il nostro Dio non è il Dio delle feste, anche, ma è soprattutto il Dio della ferialità, delle cose quotidiane, delle passioni di tutti i giorni.
Gesù è il Buon Pastore, o il Bel Pastore come piace all’esegetica moderna, che va alla ricerca della pecora smarrita non nel momento della confessione: arriverà anche lì, ma quando uno è lì è già stato ritrovato e portato sulle spalle nella casa della misericordia del Padre.
No Gesù viene a cercarci quando siamo faticati e oppressi non perché abbiamo impiegato bene il nostro tempo, quando siamo stati bravi, quando abbiamo fatto tutto giusto. Gesù viene a cercarci quando siamo stanchi e oppressi perché lontani, perché ci siamo persi dietro a vie che ci sembravano tanto belle, tanto piene di buon senso, tanto furbe che invece tali non si sono rivelate.
Gesù ci viene a cercare. E ci viene a cercare quando ci perdiamo dietro ai centri commerciali e come vorrei che sui piazzali dei centri commerciali la comunità cristiana celebrasse l’eucaristia e la sua domenica. Non tanto perché è bello, a me sembra piuttosto triste, ma perché lì si trova molta parte della nostra umanità stanca e oppressa. Talmente stanca e oppressa da non avere più nemmeno l’energia per una passeggiata in mezzo ad un bosco.
Come sarebbe bello che avessimo una presenza negli stadi. In quegli stadi che personalmente odio sempre più fino a non riuscire più a guardare una partita perché centri di commercio e di potere, soldi rubati alla povera gente e investiti in luoghi che oramai poco hanno da differenziarsi dal Colosseo dove combattevano i gladiatori fino alla morte. Luoghi di droghe e luoghi di soldi presi con poca spesa e con poco merito; luoghi dove si comprano le persone e luoghi dove la violenza delle curve è comandata da persone poco raccomandabili. Se fossimo cristiani dovremmo avere il coraggio di chiudere tutti gli stadi, di lasciare aperti solo quelli dove giocano i dilettanti che ancora, forse, si divertono e fanno sport. Dovremmo chiudere questi templi che non sono più templi di sport ma templi di corruttela e di violenza. E usare tutta quella cascata di denaro per coloro che fanno la fame e non hanno un lavoro. Se fossimo cristiani! Eppure credo che l’Incarnato un posticino allo stadio se lo prenderebbe per andare a cercare questa gente affaticata e oppressa sotto l’effetto di droghe e di alcool, questa gente che non sa il valore del denaro e che dal denaro è sommersa e dal denaro si fa usare. Eppure se fossimo cristiani faremmo presenza in questi luoghi, una presenza alla Gandhi, una presenza pacifica. Riconquisteremmo allo sport anche questi ambienti corrotti.
Sono questi i luoghi in cui il Signore Gesù ci viene a cercare, nei luoghi dove l’uomo si smarrisce, l’uomo si perde, dove non sa più nemmeno che volto abbia.
Ed è in questi luoghi del quotidiano, come al parco giochi, che verrebbe a testimoniare il suo essere mite e umile di cuore come modo di vivere umanamente. Ci mostrerebbe, col chiaroscuro della sua presenza, le ombre di tante nostre scelte malsane che ci affaticano e ci avvelenano la vita.
Il Signore viene, andiamogli incontro. Apriamo le nostre braccia e lasciamoci abbracciare dalla tenerezza della sua misericordia perché quello che all’apparenza sembra giogo e pesantezza in realtà è cosa dolce e leggera.
Il giogo dell’amore, infatti, diventa motivo di vita vera, diventa motivo di vera relazione, diventa abbraccio che sana e purifica, che solleva e risolleva, che allevia e rimotiva il nostro desiderio di camminare e di vivere.
Lì, in quell’incontro la nostra vita riceve ristoro. Non importa il dove e il come, importa l’incontro con l’Incarnato, importa la vita rimotivata. Non importa quanti giorni o quanti anni viviamo questa dimensione, importa che al tempo e ai giorni e agli anni noi aggiungiamo vita, quella Vita vera ed eterna, cioè divina, che discende dal Padre a noi.
Ordunque: stanchi e oppressi perché persi dietro alle nostre scelte più o meno umane, ma pronti a ricevere ristoro dal Signore della Vita che viene a noi: andiamogli incontro.
Il Signore Gesù rallenta il passo quando voi siete stanchi. Egli è l’unico che rallenta il passo, anche quando sperimentate che tutti vi scavalcano, che tutti vi superano.
Tonino Bello
Impariamo ad andare da Gesù e, mentre nei mesi estivi cercheremo un po’ di riposo da ciò che affatica il corpo,
non dimentichiamo di trovare il ristoro vero nel Signore.
Papa Francesco
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