In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Viene il Signore, la Luce vera che illumina ogni uomo: ci invita a venire a Lei. Viene la Luce che illumina la legge: ci invita a venire a Lei. Viene la Luce che illumina il cammino dell’essere figli del Padre, perché piccoli: ci invita a venire a Lei. Viene la Luce, quella vera, che ci fa conoscere il Padre: ci invita a venire nella Trinità.
Venire: chiede un movimento, un movimento del cuore, innanzitutto; un movimento di interesse senza il quale il piede non si muove: ‘ndu l’amur al ghè la gamba la tira ‘l pè (dove l’amore c’è la gamba tira il piede).
La luce che viene ci mostra come la legge, pur vera, non può dare la vita: la legge ci fa vedere il cammino, le cose giuste, non ci rende capaci di amarle. È per questo che Gesù chiama la legge il giogo che affatica e opprime. Infatti: sia che noi siamo osservanti della legge, sia che noi la trasgrediamo, siamo comunque schiavi della stessa.
Certo l’apparenza è salva se noi non la trasgrediamo, ma il cuore rimane comunque traditore dell’Amore. Certo nessuno potrà venirci a dire nulla, se noi siamo osservanti delle norme della chiesa e del codice penale: ma ciò non significa che noi saremo amanti del Signore Gesù e che noi conosceremo il Padre.
La Luce che viene nel mondo, questo è Natale, è una Luce che senza alcun pudore e ritegno mette in evidenza il nostro adulterio nei confronti di Dio e di come questo adulterio, che noi dipingiamo come amore nei suoi confronti, diventi ogni giorno sempre più pesante e insopportabile. L’essere cristiani come osservanti di norme è solo un peso e non serve alla salvezza.
Sì, innanzitutto perché la salvezza ci è stata donata dalla Luce che viene nel mondo e non è una conquista nostra. E qui si rivela già il primo tradimento: credere di potere fare a meno di Dio salvandoci con le nostre buone azioni e con la rettitudine del nostro agire. Sembriamo delle vecchie incartapecorite che pensano di fare arrapare ancora qualcuno.
Ne consegue che noi non siamo capaci di sentirci amati e di lasciarci amare. È vero: corriamo molti meno rischi. Ma la domanda è un’altra: la vita che viviamo vale la pena di essere vissuta in questo modo? O non è un peso inutile!
La Legge data a Mosè è per la vita, ma non dà la Vita: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 4). La legge è solo un pesante fardello che ordina, denuncia, giudica e condanna ciò che è contro di essa. L’Amore, invece, è pieno compimento della legge: dà quella giustizia superiore che introduce nel regno.
L’unico dovere che noi abbiamo è quello di vivere il piacere di essere figli e fratelli.
La grazia, il giogo leggero dell’amore di Cristo, non abolisce il nostro agire, ma lo rende possibile. La grazia ci mette in piedi perché noi possiamo camminare, ci mette nelle condizioni di farlo, ci insegna a farlo, ci dà la spinta affettiva per farlo. Il Padre aspetta che noi gli corriamo incontro per accoglierci nelle sue braccia. A noi spetta l’ultima mossa, senza la quale tutto il resto risulta vano: è una mossa che può nascere solo dal desiderio di questo abbraccio.
All’etica di norme e divieti succede quella della libertà, alla legge subentra il Vangelo.
Un botanico può fare una descrizione minuziosa delle leggi che governano lo sbocciare di un fiore. Tale minuziosa spiegazione non farà mai sbocciare nulla. La legge è questo botanico.
Non esiste nessuna legge in grado di prescrivere e far eseguire ciò che una madre per amore fa per il figlio.
L’amore è libertà perché da esso germina tutto, non perché trasgredisce la legge. Chi ama è suddito non più della legge ma dell’amore, unico sovrano, legge a se stesso: questo è un giogo dolce e leggero. Il giogo dell’amore è l’unico che non opprime, anzi, che solleva, che ristora chi è stanco, che dona riposo a chi è affaticato, che può dare liberazione a chi è oppresso.
L’invito del vangelo di oggi, è un invito a passare senza paura dalla lettera che uccide allo Spirito che dà vita, dalla legge alla libertà (2Cor 3, 1-18), dalla fatica al riposo.
L’invito è quello di correre il rischio della libertà, di abbandonare le nostre false sicurezze, di incamminarci senza né bastone né bisaccia né sandali, ma con la fiducia in colui che ci chiama a venire a lui che viene.
Che la grazia del Signore ci accompagni nei passi delicati della nostra giornata.
Il Signore Gesù rallenta il passo quando voi siete stanchi. Egli è l’unico che rallenta il passo, anche quando sperimentate che tutti vi scavalcano, che tutti vi superano.
Tonino Bello
Impariamo ad andare da Gesù e, mentre nei mesi estivi cercheremo un po’ di riposo da ciò che affatica il corpo, non dimentichiamo di trovare il ristoro vero nel Signore.
Papa Francesco
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31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
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Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
29 Marzo 2026 Matteo 21, 1-11
La Parola non è prima di tutto un comando, una direzione, un cosa fare, ma una promessa che vince anche le nostre morti. L. Vitali
Per noi l’eternità è una questione di quantità (un tempo che non finisce), ma nel Vangelo l’eternità è questione di qualità. Gesù non promette ai suoi discepoli un ombrello assicurativo per ripararli dagli inconvenienti che possono capitare (uno tra tutti la morte) ma insegna che a decidere la felicità o l’infelicità, la realizzazione o il fallimento personale non è ciò che capita, ma il modo con cui reagiamo a ciò che capita: sostenuti, nutriti e guidati dalla sua parola sarà sempre possibile scegliere di amare, perciò di scegliere la vera vita (anche sulla croce). P. Lanza
Giovanni Nicoli | 20 Luglio 2023