19 luglio 2019 Matteo 12, 1-8

da | Lug 19, 2019

Matteo 12, 1-8

In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. 

Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 

Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Credo che l’idolatria, a cui diamo poca importanza ai nostri giorni, sia qualcosa di pervasivo che disumanizza le nostre vite.

Misericordia io voglio e non sacrifici, ci dice il Signore nel vangelo odierno. Noi tranquillamente abbiamo fatto della nostra religione, perché di questo si tratta non di fede, una serie di sacrifici dove ciò che vale è la mia rinuncia e non la misericordia del Padre su di noi e fra di noi.

Abbiamo fatto diventare la legge cosa centrale della nostra esistenza. Una legge naturalmente asservita non al bene ma che si serve del bene per fare i nostri interessi. Mi chiedevo in questi giorni a cosa servissero 945 parlamentari per fare funzionare la nostra democrazia. Per fare leggi? Mi pare che il parlamento conti ben poco e, soprattutto, che non servano tanti parlamentari per fare delle leggi. Mi chiedevo ancora: è mai possibile che la nostra democrazia sia ridotta a fare una montagna di leggi che si contraddicono l’una con l’altra senza mai arrivare a ricercare quel bene comune che dovrebbe essere centrale per la democrazia? Il parlamento ha di buono che ci salva dall’idolatria dell’uomo forte di turno che vorrebbe diventare il Mussolini di turno. Ma per il resto a cosa lo abbiamo ridotto? Ad un idolo a nostro servizio, a servizio degli interessi non degli italiani ma del partito di turno.

Se uno ha fame, ne sono convinto, ha diritto a rubare quanto gli necessita per il bene suo e dei suoi figli. Noi e il nostro idolo della legge del ricco contro il povero, degli italiani contro chiunque italiano non è, uccidiamo quella ricerca della giustizia che è unica e che ci salva dalle nostre idolatrie e dalle nostre chiusure alla vita. Non mi interessa un’Italia o un mondo occidentale chiuso in se stesso dopo che per secoli ha martirizzato il resto del mondo depredandolo. Oppure noi che continuiamo ad andare ad investire soldi in Africa per potere meglio sfruttare a nostro vantaggio le risorse naturali di quel continente, affamando intere popolazioni e inquinando interi stati. Noi, che facciamo questo, il nostro partito che ha fatto e continua a fare questo, noi non possiamo lamentarci di avere le coste invase da affamati di ogni genere resi tali da noi occidentali, italiani compresi.

Noi, costruttori di idoli; noi religiosi che ci diciamo cristiani e che continuiamo a costruire idoli chiamandoli col nome di Dio nel nome del quale facciamo guerre di ogni genere, noi idolatri della religione siamo chiamati oggi alla conversione, siamo chiamati al cuore del Padre che misericordia vuole e non sacrifici. A Lui non interessano i miracoli, non interessano le leggi che sono sempre ingiuste, a Lui interessa la persona, gli interessano i popoli, gli interessa la vita che è misericordia.

L’idolatria, che è la principale malattia di ogni religione, sia essa di stato oppure no, ci porta ad essere gente dei sacrifici anziché gente dei poveri. L’abbondanza di culti e la distanza dai poveri sono la nostra vera idolatria. Le fughe di ogni genere e verso ogni meta in cerca di emozioni religiose e la sordità al grido del povero, ricerche di consolazioni a buon mercato sperando di essere soddisfatti nei nostri bisogni, sono il nostro idolo. Pensavo a quanti soldi buttiamo nei nostri pellegrinaggi dalla Terra Santa ad ogni altra meta e pensavo che forse con questi soldi potremmo sfamare tutti i poveri del mondo, se solo ne ascoltassimo il grido.

Basta con la legge del sabato, basta con l’idolatria delle leggi, anche quelle del Diritto Canonico, misericordia il Padre vuole. Ritorniamo a mettere al centro della nostra vita e della nostra attenzione il cuore e lo stomaco dei poveri, dimenticandoci di quell’idolo del diritto che rende più triste la nostra vita da obesi e invivibile la vita di tanti sottonutriti. È vero che le idolatrie, sia quelle religiose come quelle sociali e statali, sono esperienze di consumo finalizzate alla speranza che i nostri bisogni possano essere soddisfatti, ma è proprio così impossibile adorare il Padre in spirito e verità, dimentichi dei nostri sacrifici e leggi, e attenti invece al grido del povero che è seduto accanto a me?

Misericordia io voglio … forse è giunto il tempo di abbandonare le nostre sicurezze e la ricerca delle stesse per occuparci d’altro, di qualcun altro. La sollecitudine per la povertà, che è misericordia concreta e fattiva, è la condizione necessaria per la fede. È forse l’ultimo e il primo segnale che non riduciamo Dio a un bene di consumo. Il Dio di Gesù Cristo non lo si può seguire senza i poveri!!! Il peccato contro i poveri è il nostro vero e primario peccato. Il nostro peccato mortale è un bambino abbandonato e un bambino che muore di fame! Non più offerte al tempio idolatrico di ogni religione, ma misericordia e giustizia verso ogni povero del mondo, noi compresi!

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