In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Gesù in quel tempo, passa nei campi di grano ormai pronti. È Gesù che cammina con i suoi discepoli.
I discepoli: i mandati ad annunciare la Buona Novella. I discepoli: coloro che camminano senza denaro né bisaccia, ma solo con i sandali e il bastone. I discepoli: coloro che si fidano di Lui. I discepoli: i piccoli a cui è rivelato Gesù, Sapienza di Dio e stoltezza per i sapienti. I discepoli: coloro che sono affaticati e oppressi e cercano ristoro in Gesù. I discepoli: coloro che prendono il giogo dell’amore di Gesù e trovano ristoro perché la loro esistenza acquista significato.
I discepoli: i discepoli camminano con il loro maestro e camminando e andando a portare la Buona Novella, sentono fame. I discepoli: gente affamata e assetata per la quale Gesù ha uno sguardo di compassione.
I discepoli hanno fame: quando iniziamo un’impresa possiamo essere pieni di entusiasmo. Mentre camminiamo si fa sentire la fame e la stanchezza. Abbiamo bisogno di ristoro, di sollievo, di qualcuno che ci tiri su. Venite a me voi tutti affaticati e oppressi e io vi ristorerò; vi ristorerò portandovi in luoghi dove c’è erba fresca e dove potrete ristorarvi. Il Signore ci porta nei campi di grano dove possiamo raccogliere ciò che ci serve per fare farina, per fare il pane. Il Signore ci porta nei campi di grano dell’amore dove, portando la nostra croce, possiamo macinare con il nostro sudore il grano che ci permette di fare il pane. Un pane eucaristico, un pane che solo i sacerdoti possono mangiare, un pane che è frutto della Croce di Cristo.
Noi siamo i piccoli discepoli che non sappiamo vedere i grandi miracoli che ogni giorno il Signore compie in noi e in mezzo a noi. Noi siamo questi ciechi che si lasciano guidare da Gesù e si affidano alla sua misericordia.
Noi siamo coloro che sono accolti nel sabato del Signore, nel suo riposo, dove troviamo ristoro. Noi siamo i sacerdoti che possono raccogliere le spighe, macinare, impastare e mangiare il pane Eucaristico che ci è donato nella gratuità del Signore Gesù. Noi siamo i compagni del Messia, il figlio di Davide. Se hanno potuto i compagni di Davide, tanto più i compagni del Messia.
Noi siamo nel suo riposo e per questo mangiamo e per questo godiamo della sua signoria sul sabato.
È Gesù il Signore del sabato che è per l’uomo e non l’uomo per il sabato: per questo godiamo del suo carico leggero e con lui camminiamo sfamando la fame di giustizia che cresce in noi mentre camminiamo sulle strade della vita, sperando la giustizia di Dio, amando la carità dello Spirito, credendo al Figlio incarnato.
Così noi entriamo nella legge di libertà che è la legge di misericordia nella quale siamo chiamati a divenire perfetti. Chiamati ad essere misericordiosi come è misericordioso il Padre nostro celeste che ha fatto piovere la sua grazia su noi ingiusti e ha fatto splendere il sole che viene dall’alto, Gesù Cristo, su noi cattivi. E ha fatto questo non per merito nostro ma mentre eravamo ancora nel peccato e nell’ingiustizia. Ha fatto questo gratuitamente perché ci ama.
Gesù è il nostro pane, la nostra vita; lui è il Signore del sabato. Noi sua chiesa, siamo coloro che lo mangiano, vivendo la libertà dei figli che amano i fratelli. Anche noi, come lui, non siamo più schiavi della legge perché viviamo della misericordia del Padre.
Il senso del Vangelo non va cercato in un concetto o in una dottrina, perché invece è un invito: l’invito alla felicità indistruttibile, l’invito alla vita vera che non ha fine.
La misericordia è la soglia d’accesso per chi sceglie di seguire questo invito. È come una voce che con tenerezza chiama ciascuno per nome.
Roberto Mancini
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