Matteo 12, 46-50

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Di cosa è fatto il nostro parlare? Che cosa dicono i nostri gesti? Cosa manifestiamo col nostro dire e non dire? Quanto nel nostro relazionarci è finalizzato a comunicare e quanto invece a mischiare le carte? Cosa possiamo dire col portare il caffè a letto ad una persona amata? È cosa che facciamo da sempre e ci pesa o è cosa sempre nuova che magari rischia l’abitudine e ha una sua fatica, ma è gesto sempre nuovo che ogni giorno si rinnova? Cosa diciamo all’anziana madre che è in ospedale e non sta proprio bene, andando da lei più volte al giorno e fermandoci con lei la notte, quando ne ha bisogno? Che cosa diciamo?

Cosa dicono le nostre parole che spesso non colpiscono nel segno perché vagano per altre vie e non comunicano quello che vorremmo?

C’è una situazione difficile di malattia e noi facciamo domande banali sugli orari dei negozi. Che cosa ci dice una banalità del genere? Disinteresse, non comprensione di quanto sta avvenendo, paura di quanto sta avvenendo, incapacità ad affrontare il dolore?

Gesù parlava alla folla, Gesù parla a noi che siamo affaticati ed oppressi. Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di una parola vera, non ridondante, non piena di interesse. Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di parole disinteressate, di parole che tocchino il cuore, di parole che non ci parlino della solita Borsa o delle solite banche?

Gesù parlava al cuore della folla, Gesù parla a noi che siamo quella folla e ci invita ad andare a Lui perché possiamo scegliere quel giogo vero che è dono e gratuità, che ha una sua pesantezza ma che, allo stesso tempo, ci dice che ha una fatica e una pesantezza che ha senso e dona senso.

Gesù parlava alle folle, che siamo noi, e ci dice che non esiste legge che possa passare sopra l’uomo: non è il sabato per l’uomo ma l’uomo per il sabato. Le frontiere e le burocrazie non sono fine a se stesse, le persone che arrivano rifugiate non sono per giustificare le nostre burocrazie sempre più disumane e sempre più inutili, ma le frontiere sono per le persone. Le frontiere non servono per chiudere le porte: servono per dare il benvenuto. Magari c’è fatica e vi sono difficoltà, ci sembra di non farcela. Ma ciò che ci renderà capaci di farcela è il desiderio di bene per l’altro. È quando siamo senza vita e senza amore che noi non troviamo stimoli e pensiamo di non farcela perché non abbiamo mezzi e soldi. Bastano cinque pani e due pesci per sfamare una folla, se abbiamo cuore di condividere. Non bastano le ricchezze di un mondo intero se vogliamo solo accumulare.

Che cosa ci dice Gesù se non che è interessato alla misericordia e non al sacrificio. L’accoglienza, le porte aperte sono misericordia; le porte chiuse evidenziano sempre più il sacrificio. Pensiamo alle tante case sfitte e mezze vuote. Pensiamo a quante persone accoglierebbero una persona di queste in casa loro. Ma la burocrazia non lo permette. Pensiamo a quanti soldi risparmieremmo se togliessimo di mezzo la demoniaca burocrazia che succhia sangue, soldi, tempo e pazienza alla gente.

E Gesù, minacciato di morte, continua la sua missione parlando ai malati e curandoli.

Ci accorgiamo sempre più che non è tanto il parlare con Lui o di Lui che ci fa dei suoi e suoi, quanto l’ascoltarlo. Il parlare con Lui può essere il primo passo, ma non basta.

I suoi cercano di parlargli e a Lui parla uno sconosciuto, un anonimo tra la folla, magari preoccupato del fatto che il Signore non desse udienza adeguata ai suoi. È uno della folla, è uno di noi, sono io: ma il mio parlargli diventa desiderio di ascoltarlo?

Gesù quando parla e a chi parla, schiude il desiderio e quando Gesù schiude il nostro desiderio schiude il suo mistero.

I confini sono cosa essenziale perché senza confini non c’è distinzione. Ma ciò che è necessario è che i confini diventino motivo di incontro, di condivisione, di dialogo.

Sono importanti i confini, senza non vi sarebbero le persone. Ciò che è altrettanto importante è che i confini stessi siano porte aperte di accoglienza, di dialogo e di incontro. Per esserci questo, ci dice Gesù, è necessario l’ascolto. Perché chi ascolta la mia parola diventa capace di metterla in pratica e chi la mette in pratica diventa figlio, fratello, sorella e madre e padre e … come Maria!

La solitudine demoniaca dei confini chiusi viene vinta e viene distrutta, il giogo diventa leggero e il peso dolce, un dolce peso appunto. È come portare in braccio o in groppa una persona amata camminando nelle acque di un lago: tutto è alleggerito e tutto diventa gioia, condivisione del nostro essere figli e fratelli.

E mentre così camminiamo, con le porte spalancate, possiamo cantare, perché chi canta prega due volte, e possiamo cantare con gioia: Padre Nostro…!

Tentare di fare la sua volontà ci mette in relazione profonda con Lui. (…) Solo una vita vissuta come continuo tentativo di mettere in pratica ciò che ci ha annunciato, ci dispone anche a incontrarlo veramente, ma questa volta non come folla, ma come “madre, fratello, sorella, amico”.

L.M. Epicoco

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

19 Aprile 2026 Luca 24, 13-35

Anche noi percorriamo strade di Emmaus. Ci allontaniamo, delusi, stanchi, disorientati. Ma il Risorto continua a farsi vicino proprio lì.

La Pasqua accade quando, dentro la nostra fuga, qualcuno

ricomincia a camminare con noi.

E il cuore, che credevamo spento, torna lentamente ad ardere.

C. Tabarro

Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.

E. Ronchi

18 Aprile 2026 Giovanni 6, 16-21

Gesù che cammina sulle acque è colui che è riuscito a trasformare l’acqua in strada. Cammina sulle acque chi non subisce gli eventi ma li riconosce, li assume e li attraversa. Cammina sulle acque chi sa che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

Antonio Savone

Per avere Gesù con noi sulla fragile barchetta con cui attraversiamo il mare a volte in tempesta della nostra vita dobbiamo tenere a mente quei pani moltiplicati in sovrabbondanza, segno di un Amore donato senza calcolo e che dà vita quando viene condiviso, nella fiducia verso il Padre e nell’amore per il fratelli. Il più potente amuleto che possa esistere contro la paura.

Dehoniani

17 Aprile 2026 Giovanni 6, 1-15

Il pane non è solo pane.

Esso è anche il testimone visibile dell’arte della fraternità.

J. Tolentino Mendonça

L’uomo può solo ricevere, la vita, il creato, le persone che sono il suo pane.

Può solo ringraziare, benedire, donare. E basteranno le briciole a riempire

dodici ceste. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato alla fame d’altri.

Ermes Ronchi

Share This