Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gesù è il seminatore che esce di casa e si siede in riva al mare. E in questo sedersi in riva al mare c’è tutta la sua passione di seminagione. Gesù si siede in riva al mare e molta folla si raccoglie attorno a lui. Gesù si ritira con i suoi sulla barca della chiesa, non per fuggire, non per isolarsi ma per parlare alle folle che rimangono sulla spiaggia.
Parla di molte cose in parabole e semina.
È lui che, vedendo le folle oppresse dalle difficoltà della vita, si commuove e va loro incontro annunciando la buona novella. Parla loro del regno di Dio che è vicino, anzi che è in mezzo a noi.
È lui che semina predicando la buona novella, guarendo i malati, scacciando i demoni, liberando i prigionieri, risuscitando alla vita, mondando i lebbrosi e i malati di AIDS: è lui che incontra tutti!
Gesù esce nel mondo a seminare gettando la semente sia laddove produce frutto, sia laddove non vi è alcuna speranza umana. È la generosità dell’azione di Dio che emerge in questa parabola.
Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, sui ricchi e sui poveri; lui che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, sui sani e sui malati. Anzi, lui che orienta la sua azione e la sua attenzione proprio a coloro che sono le pecore sperdute del popolo di Israele. Coloro che sono i peccatori, coloro che sono i malati, coloro che hanno bisogno del medico, coloro che riconoscono la propria cecità e la propria indegnità.
L’atteggiamento centrale di questo brano evangelico, dicevo che è la generosità di Dio. Incontriamo un Dio che è felice di amare e di fare il bene. Un atteggiamento questo importantissimo per l’esistenza di ognuno di noi.
Riscoprire il gusto del fare il bene, la soddisfazione di potere amare qualcuno al di là di ogni interesse. Riscoprire questo gusto di fare il bene, è un tratto essenziale della nostra esistenza e del nostro essere cristiani. Il gusto di farlo, di farlo con generosità e di farlo bene.
Questo gusto nasce da una passione che supera la necessità di essere amati e va dritto al cuore del coraggio di amare. Questo tratto del credere sta proprio qui: nel gusto di darsi anziché quello di imporre la propria figura.
È la differenza che passa tra il pretendere dagli altri senza donare e il donare stesso. È, in altri termini, quando uno che entra in ufficio con la pretesa di essere salutato senza minimamente sforzarsi di salutare.
Amare e gustare l’amore è il vero credere perché nasce dall’esperienza dell’amore di Dio.
Questo amore non ha paura di perdonare e non ha paura di mostrare il proprio Dio penzoloni da una croce sanguinante.
Il gusto dell’amare sta proprio nel trovare il gusto per le cose a cui riusciamo ad appassionarci. È il gusto per l’aiuto dato ad una persona, che non è lo scopo per cui amiamo ma è la carica che riceviamo dall’atto di amare.
Il gusto di amare ci richiama alla generosità, perché più lo gustiamo e più lo desideriamo. Più lo gustiamo e più impariamo a donarlo con libertà e gratuità.
Libertà e gratuità significa, in altri termini, accettare e desiderare di gettare il seme dell’annuncio, che è l’amore, anche su terreni non proprio fertili. È il gusto di amare che ci spinge ad amare contro ogni speranza, con gli occhi ben aperti sulla realtà, senza aspettarci indietro nulla, ma non per questo senza generosità.
Un amore generoso che stimola la fantasia nel rapporto educativo, nel rapporto a due, nel rapporto genitoriale, nel rapporto di lavoro.
Gesù, seminatore generoso, rendici generosi e facci gustare di nuovo la bellezza del donare seminando a piene mani, con speranza e fiducia, con generosità e gratuità!
Le nostre certezze non ci dispensano dalla fatica di interrogarci, dal timore di illuderci, dal bisogno di esaminarci con umiltà su quanto diciamo e su quanto operiamo ogni giorno.
La parabola fa parlare la vita. Per questo il Signore parla in parabole perché è la via dello svelamento vitale dove coloro che pensano di sapere pur vedendo non vedono e pur udendo non odono e non comprendono.
C.M. Martini
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10 Marzo 2026 Matteo 18, 21-35
Il perdono è innanzitutto un dono di Dio: è lui che vuole amarci nel perdono.
Il perdono che lui esprime per noi, lo ha espresso sulla Croce.
Nel Cristo Crocifisso i nostri peccati sono già tutti perdonati.
Il primo gesto che noi siamo chiamati a compiere è quello di accoglienza di questo perdono.
PG
“Il Giusto, del quale a Pasqua si celebra la resurrezione, è colui che, asimmetricamente, restaura la reciprocità, risponde all’odio con l’amore, offre il perdono a chi non lo domanda”.
Francis Jacques
9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
Giovanni Nicoli | 26 Luglio 2023