In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Nella mia esperienza vedo, in modo sempre più frequente, il fatto che laddove vi è del bene sorga subito del male. Vale a dire che dove il Signore semina del buon grano che da noi viene accolto e fatto germogliare, subito passa il maligno per seminare zizzania. Verrebbe da dire se non vale la pena di non seminare più del grano buono per non dare adito alla zizzania di crescere.
Un bel deserto, con dune di sabbia all’infinito, fin dove lo sguardo può arrivare, potrebbe essere una buona soluzione per non avere più zizzania fra i piedi.
Non vi è del bene fra le persone, non ci può essere neppure divisione. Se in una parrocchia non si organizzasse più nulla, non vi sarebbe motivo di litigio. Se non facessimo più mandria non basterebbe più il cavallo imbizzarrito che fa imbizzarrire tutta la mandria. Basta una persona indisponente all’interno di una festa per rovinare la festa.
Ma il bene è costitutivo del mondo e della creazione, non lo possiamo distruggere, non lo può distruggere neppure il male. Anzi il male ha bisogno del bene per crescere, perché parassitario rispetto al bene. Non possiamo vivere senza il bene e il male: non saremmo liberi e quindi persone. Il bene è la vita del mondo, il male è non vita. Non possiamo, in nome della non vita che cresce alle spalle della vita, rinunciare alla vita: vi sarebbe solo morte e deserto, o forse vi sarebbe solo il nulla.
Oggi siamo chiamati a cercare il tesoro Gesù che si manifesta nel bene della vita. Anche oggi siamo chiamati a focalizzare il nostro cuore per ricercare l’incontro col Signore della vita che si manifesta nel seme che germoglia. Anche oggi siamo chiamati ad aguzzare la vista e ad affinare l’udito per scorgere i germogli che sbocciano e per udire il grano che cresce.
Il nostro rapporto con la vita è anche questione di vista e di udito: vediamo e sentiamo troppo spesso quello che vogliamo. Se il nostro sguardo è affinato a vedere la zizzania vedremo solo o principalmente la zizzania, quella zizzania che tante volte sono le persone che gettano divisione e sospetto anche nelle cose più belle della vita.
Lo sguardo dell’agricoltore, lo sguardo di Dio, si fissa sul grano buono perché lo desidera e lo ama. Lo sguardo dell’agricoltore si prende cura del grano buono perché per lui una spiga di grano buono vale più di un campo di zizzania. Lui sa che il grano maturerà e non si preoccupa se la zizzania rovina la visuale del campo.
Il seminatore vede continui semi che germinano nel campo della vita. Vite che nascono, giovani che sbocciano alla vita, innamorati che si amano, famiglie che si amano, anziani felici del loro stato di vita. Dare fiducia ai piccoli e poveri semi è la scommessa di Dio ed è la scommessa del cristiano che sa che il regno ha sempre inizi piccoli con sviluppi insperati e impensati.
Sentiamo il cuore della nostra società che batte in attesa della vita nuova; sentiamo il battito della terra del nostro essere di Cristo che pulsa di semi che vogliono sbocciare alla vita. Alle volte sono fiori fra le rocce, ma fiori belli e splendenti sono.
Il bene è per Dio bello come il sole che splende sul volto dei suoi figli. Lasciamo il lavoro della zizzania agli angeli che alla fine dei tempi la raccoglieranno per bruciarla. Occupiamoci col Padre del buon grano seminato nella creazione che attende di sbocciare e chiede a noi cura e attenzione per non soffocare fra le spine e fra i sassi.
Anche per un seme le zolle della terra possono sembrare impenetrabili, eppure la vita che spinge porta il seme a rompere anche la zolla: così il bene per noi, non può che germogliare e sbocciare.
Affrontare il male senza mormorare, con pazienza e gioia saper sopportare. Aver vinto su te stesso sappi, questa è letizia.
Angelo Branduardi,
Gesù invita a guardare il grano e a lasciar alle mani del Padre la zizzania: solo così possiamo essere luce. E la luce non ha bisogno di lottare contro le tenebre: quando c’è lei, non possono esservi tenebre di sorta.
Luciano Locatelli
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
1 Maggio 2026 Matteo 13, 54-58
Fino all’ultimo resteranno in noi zone di incredulità
la cui scoperta a volte ci sorprende.
Frère Roger
Per poter però guardare la realtà bisogna essere umili.
Solo gli umili sono concreti, gli altri invece essendo presuntuosi,
presumono di sapere già come andrà a finire
e non danno più credito a chi hanno di fronte.
L.M. Epicoco
30 Aprile 2026 Giovanni 13, 16-20
Seguire Gesù significa fidarsi della sua prospettiva,
anche quando sembra fragile, inefficace, perdente.
Verranno dubbi, critiche, ripensamenti.
Verrà la tentazione di pensare che sia tutto inutile.
È lì che ricordiamo: non siamo noi il Maestro.
Siamo chiamati a diventare specchi.
Non a produrre luce, ma a riflettere il suo amore.
L. Vitali
Finché non acconsentiremo a che il Signore ci tocchi nella nostra vulnerabilità non vivremo mai un’esperienza di comunione.
A.Savone
29 Aprile 2026 Matteo 11, 25-30
Più la mia vocazione si rischiara, più amo il Cuor di Gesù. Lo conosco meglio, lo medito più facilmente: voglio vivere e morire in questo Cuore che è vissuto per mio amore; voglio unirmi a lui sempre più fedelmente al principio d’ogni mia azione.
Padre Dehon
Io sono piccolo, fragile, indifeso. Posso sbagliare, commettere errori, anche per ingenuità, leggerezza. Allora, prendo tutto me stesso e mi abbandono all’universale fluire delle cose, perché in fondo sono solo un minuscolo granello dell’universo. Affido a Dio queste mie paure. E se davanti alla sua onnipotenza, riesco a riconoscere la mia infinita piccolezza, cosa mai può essere la mia ansia, o la mia paura del futuro, cosa potrà mai farmi la sofferenza?
Giovanni Allevi
Giovanni Nicoli | 1 Agosto 2023