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31 luglio 2019 Matteo 13, 44-46

da | Lug 31, 2019

Matteo 13, 44-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Siamo convinti che quando le cose vanno bene allora abbiamo ragione e la vita significa che sta correndo bene. Siamo convinti che quando le nostre iniziative funzionano e hanno successo di pubblico e hanno una buona partecipazione, sono una cosa buona e ce ne rallegriamo. Festeggiamo i buoni voti come festeggiamo i voti che riceviamo più degli altri. Ci sentiamo liberi in queste situazioni e realtà. Siamo convinti che un buon prete o un buon educatore sia colui che riempie la chiesa o l’oratorio o il teatro. Mi ricordo a Londra quando celebravo in parrocchia, c’era chi dava il via agli occupanti dei vari banchi di potere accostarsi alla comunione: tenevano in mano una macchinetta che contava quante erano le comunioni.

Non lo so ma mi pare che continuiamo a confondere il secondario con l’essenziale perdendo di vista il desiderio del tesoro nascosto e della perla preziosa.

Non siamo liberi, siamo sempre più dipendenti dai risultati tanto che la nostra testimonianza dell’amore del Padre la sentiamo vera quando vendiamo bene e gli altri consumano meglio: rischiamo ogni giorno di più di divenire organizzatori di spettacoli di più o meno di successo. Ciò che vale non è la verità di quanto vivo e comunico, ma l’incontrare il gusto dei consumatori, siano essi fedeli come elettori. Tutto diventa pubblicità, tutto diventa capacità di vendere bene, tutto diventa disumanizzazione. Ne consegue che bisogna ammorbidire il messaggio, sia esso religioso o politico: più lo ammorbidisci, più lo abbassi e più consenso hai. Così riusciamo ad avere ragione perché otteniamo consenso, non perché siamo veri. E questa noi la chiamiamo libertà? Non si tratta di fare la guerra a tutto e a tutti, si tratta semplicemente di ritornare a considerare il vero tesoro nascosto nel campo della nostra vita, che non è dato dalla malattia del consenso delle nostre democrazie, quanto invece dall’essere veri.

Il Regno, perla preziosa nascosta nel campo della vita, non è un’assicurazione sulla vita o una pensione integrativa per la vecchiaia. Il Regno è la perla preziosa, vale a dire il bene presente in questa nostra storia di male. Il Regno non è “allora vedrai che se sarai fedele le cose poi andranno bene”, questa è roba da venditori di illusioni, non è roba da gente di fede. Il Regno non toglie le contraddizioni e le difficoltà, il Regno è misericordia in mezzo alle contraddizioni e difficoltà come perla che fa crescere la vita.

Le difficoltà e il male non sono destinati a scomparire, sono destinati ad essere vissuti in modo nuovo e umano. La perla preziosa della misericordia fa crescere la vita, fa maturare il bene sporcandosi le mani col male. Presentarsi con la bella faccia di chi è a posto, di chi ha fatto tutto bene, di chi non sbaglia, di chi è il meglio, è la confessione più chiara di negazione di umanità e di falsità di quanto siamo.

Così il male non vince ma diventa oggetto della misericordia libera del Padre in noi, in questa vita. Il Regno è presenza di misericordia nel male. Scoprire nel campo il tesoro, vendere tutto quello che abbiamo per potere comprare la perla preziosa, sporcarci le mani col letame del campo, è cosa vitale e premessa per ogni gioia vera. Quella gioia che non dipende dai risultati ma dalla libertà di essere misericordia del Padre.

La nostra vita e la nostra fede non può essere risposta al gusto dei clienti: questo è fuorviante ed è attento a vendere di più e meglio, non ad essere verità. Se è questo che desideriamo non ci rimane che riferirci a indovini e maghi, ad aruspici e a oroscopi di ogni genere. Seminare misericordia non significa vedere la pianta della vita crescere, significa fare un atto di speranza e di fiducia, un atto di verità legata più al seme seminato che non ai risultati e al successo.

Trovare qualcosa di prezioso che dia senso alla vita è il senso di queste due parabole. Questa perla preziosa la possiamo cercare; questo tesoro lo possiamo semplicemente trovare senza averlo cercato, ma ciò che importa è che tale incontro cercato o avvenuto mi porti ad una decisione vera e umana e libera: lasciare e vendere tutto per non perdere questa fonte di gioia che è la perla, che è il tesoro, che è la misericordia del Padre che mi dice ancora una volta: non cambiare il mondo, vivi meglio te stesso.

Detto in altre parole: hai capito ciò che vale la pena, hai trovato il tesoro, hai trovato la perla che vale tutte le altre perle: per la gioia decidi. Se hai capito il senso della misericordia, se intuisci che quella è sapienza, è il vero tesoro: allora è giunto il tempo di deciderti e di investire tutto in quello.

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