Matteo 13, 44-46
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Il campo della nostra esistenza, della nostra vita, custodisce un tesoro e una perla preziosa di cui non ne siamo coscienti. La grande perla è il volto di Dio: dai suoi lineamenti prende forma il nostro volto, il volto della nostra esistenza. Il grande tesoro è il cuore di Dio: dal suo sentire, dal suo battito, prende forma il nostro sentire e il nostro battito.
Poco siamo coscienti di questa presenza e normalmente trattiamo Dio per sentito dire. Ci siamo costruiti un Dio domestico, modellato sui nostri gusti e sui nostri bisogni: Dio è opera delle nostre mani, anziché essere noi opera delle sue.
A volte questo Dio, ma sarebbe meglio definirlo idolo, è uno che condanna – magari quando si tratta degli altri-, altre volte è uno che giustifica – magari quando si tratta di noi -, a volte ci fornisce delle soluzioni mentre altre volte ci ingarbuglia l’esistenza.
Di questo idolo domestico Dio desidera spossessarci, di questo idolo a cui siamo attaccati corpo e anima. Questo spossessamento emerge alle volte come desiderio di ricercare un tesoro, una perla preziosa. Quando in noi rinasce il desiderio di un incontro vero, di un incontro che non sia un incontro con qualcuno che noi ci siamo costruiti, ma un incontro con Dio: allora si mette in moto in noi una serie di azioni e di movimenti più o meno spontanei, più o meno ricercati e decisi.
Alle volte cominciamo a sentire in noi un senso di “amaro in bocca”. Siamo delusi, meglio ancora insoddisfatti. Altre volte emerge dal nostro cuore un senso di disperazione. Altre ancora si manifesta una non voglia, un senso di piattume: tutto perde di gusto. Altre volte veniamo travolti da scoppi di rabbia, magari solo interna, dove vorremmo spazzare via tutto, Dio compreso. Altre volte questa stessa rabbia la rivoltiamo contro di noi e ci diamo addosso, ci disprezziamo.
Questi possono essere degli inizi: Dio che sta alla porta e bussa, entra in noi tramite questi nostri moti dell’animo, e infrange qualcosa a cui siamo molto attaccati: il suo idolo, una immagine falsa di Lui. A volte solo la disperazione può rompere questo idolo da noi costruiti e distruggere quello a cui siamo così attaccati. È un pertugio attraverso il quale Dio entra e ci conduce per mano a ritrovare la perla preziosa del suo volto in noi: ritroviamo il suo DNA nella nostra esistenza. Entra in noi e scavando giorno dopo giorno, ritrova la perla preziosa che luminosa non è mai fredda ma nelle sue e nostre mani pulsa perché è il cuore di Dio.
A volte questa disperazione per la perdita delle nostre sicurezze, del nostro idolo ci porta a maledire Dio, a bestemmiarlo: questo non è grave perché questo urlo di disperazione, questa bestemmia è un grido della nostra fede. Un grido che annuncia la morte dell’idolo e la risurrezione del Signore della Vita. È un grido di disperazione perché stiamo perdendo tutti i nostri averi, quegli averi che ci assicuravano l’idolo, e stiamo usando tutto noi stessi nella ricerca disperata del nuovo. Dietro ogni bestemmia, in questo caso, si nasconde il vero volto di Dio: Dio ci spossessa di ciò che meglio conosciamo, a cui siamo attaccati corpo e anima, e rompe il nostro piccolo dio, idolo domestico.
Quando cominciamo ad entrare in contatto con la perla preziosa del suo volto in noi, col tesoro nascosto del suo cuore pulsante in noi, allora ci accorgiamo che Dio che fino ad oggi lo avevamo conosciuto solo per sentito dire, ora cominciamo a vederlo con i nostri occhi così come Egli è. È tempo di abbandonare l’usanza necrofila di parlare di Dio e cominciare a parlare con Lui, ad amare Lui che è il Dio dei vivi e non degli idoli morti e mefitici.
Siamo cercatori di perle e di tesori, perché abbiamo il presentimento del Vero, di ciò che è in grado di compierci il cuore. Siamo esseri inquieti, palombari dello spirito, assetati di una bellezza in cui poter finalmente far riposare il cuore. La cosa migliore che ci possa capitare è riuscire a distinguere nella vita ciò che conta da ciò che è superfluo, ciò che ha consistenza da ciò che è effimero, ciò che è essenziale da ciò che è solo necessario. Scoperto il vero tesoro e la perla di grande valore, allora tutto il resto può essere lasciato.
Paolo Scquizzato
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10 Marzo 2026 Matteo 18, 21-35
Il perdono è innanzitutto un dono di Dio: è lui che vuole amarci nel perdono.
Il perdono che lui esprime per noi, lo ha espresso sulla Croce.
Nel Cristo Crocifisso i nostri peccati sono già tutti perdonati.
Il primo gesto che noi siamo chiamati a compiere è quello di accoglienza di questo perdono.
PG
“Il Giusto, del quale a Pasqua si celebra la resurrezione, è colui che, asimmetricamente, restaura la reciprocità, risponde all’odio con l’amore, offre il perdono a chi non lo domanda”.
Francis Jacques
9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
Giovanni Nicoli | 29 Luglio 2026